Abolire il 3 + 2, la triennale non è utile per trovare lavoro. Lettera

di redazione
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Mario Bocola – In questi anni si è discusso molto della “Buona Scuola”, dei suoi risvolti positivi e negativi, ma non è si parlato affatto di Università, perché anche l’universo accademico ha bisogno di un vero e proprio restyling a cominciare dalla abolizione del famigerato 3+2 di fattura berlingueriana.

L’allora Ministro della Pubblica Istruzione pensò che con la creazione della formula del 3+2 (triennale con specialistica) si poteva trovare una soluzione al problema del mondo del lavoro.

Invece così non è stato, in quanto le aziende ricercavano personale specializzato e, quindi, la laurea triennale non serviva affatto. Tutti gli studenti per cercare lavoro dovevano conseguire la laurea specialistica, con l’aggravio di sostenere ben due sedute di laurea.

Ma perché bisogna sostenere due esami di laurea? Quella a ciclo unico di quattro, cinque o sei anni (per Medicina e Chirurgia) non era più valido?

Questo, in tempi di grave crisi economica, significa una maggiore spesa a carico delle famiglie che sono costrette a pagare le tasse universitarie, un dispendio di energie da parte degli studenti che sono costretti a scrivere due tesi di laurea che, ovviamente, hanno un loro costo. Cui prodest? Dalla nascita della formula 3+2 la situazione occupazionale per alcuni corsi di laurea si è aggravata e non ha portato alcun vantaggio.

Occorre, quindi, mettere seriamente mano all’intero sistema universitario, ad una ristrutturazione dei corsi di studio e soprattutto di tornare al vecchio ciclo unico di studi universitari che ha dato sempre nel passato buoni frutti.

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