“Abbiamo aperto la scuola anche di pomeriggio e l’abbiamo riempita di studenti. Ecco come ho fatto e quali attività si svolgono”. INTERVISTA al Dirigente Paolo Fasce

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“La scuola di pomeriggio si può fare: basta che ci diate le risorse”. E ancora: “La nostra scuola è bella, siamo in darsena, sul mare, alcuni di questi ragazzi provengono da famiglie fragili. Ospitare questi ragazzi in contesti e panorami belli e con insegnanti inclusivi aumenta la qualità della loro vita”.

E ancora: “La scuola chiusa al pomeriggio è un enorme spreco di risorse. Tu hai delle strutture che sono costate il sangue delle persone e poi le usi a mezzo servizio? E’ un atteggiamento veterostatalista. Ma chi è quello stupido che farebbe una cosa del genere nel privato?” Si dice soddisfatto Paolo Fasce. Il dirigente scolastico dell’Istituto nautico San Giorgio di Genova e Camogli guarda ai numeri dei suoi studenti che si sono iscritti ai corsi pomeridiani predisposti e offerti dalla scuola grazie ai fondi Pon e a quelli del PNRR e sottolinea tutta la bellezza di una scuola che invece di chiudere i battenti finita l’ultima ora del mattino, li riapre, anzi non li chiude, e accoglie al pomeriggio studenti più grandi che aiutano altri studenti e avrebbero, tutti e come alternativa, l’alternativa del cellulare o la solitudine delle mura domestiche. “Lo scorso anno siamo partiti in sordina – racconta Fasce – ma l’attività di peer tutoring ha raggiunto stabilmente 70 studenti a Genova. Quest’anno siamo ripartiti da questo numero e ci estendiamo anche a Camogli”. L’Istituto Nautico San Giorgio prepara a diventare capitani, macchinisti, piloti di aeroplani, esperti della logistica, costruttori navali. Secondo Unioncamere l’istituto genovese, con sede staccata a Camogli, ha il più alto tasso occupazionale tra tutti gli istituti tecnici d’Italia.

Preside Paolo Fasce, si fa presto a dire: apriamo la scuola anche di pomeriggio e riempiamola di studenti. Lei come ha fatto?

“Lo scorso anno siamo stati tra i beneficiari del Pon relativo al Piano estate e ci siamo attivati su vari fronti. Il nostro è un istituto nautico e per questo motivo abbiamo avuto facile presa sulla didattica laboratoriale per cui ogni laboratorio ha elaborato un proprio piano. Ad esempio avevamo il Laboratorio di costruzioni navali, che si è concentrato sulla progettazione di un prototipo di canoa. Quello di Elettrotecnica era dedicato ai sistemi di automazione della nave. Quello di Navigazione insegnava infine a navigare e ad andare in barche a vela fino a 14 metri, con gli approfondimenti disciplinari nei vari risvolti laboratoriali. Tra le altre attività più simpatiche segnalo il Dipartimento di scienze motorie che ha organizzato le gare di canottaggio e vela su barchette più piccole. Abbiamo svolto anche un’attività di parapendio perché abbiano anche un indirizzo Aeronautco, conduzione di mezzo aereo”.

Fin qui la componente ludica, che attira

“Questo è stato un pacchetto di presa molto immediata. Le attività sono andate come il pane, hanno una componente ludica che certo ha attratto, ma poi noi abbiamo fatto in modo che alla componente ludica si legasse quella didattica. Dopo di che, siccome avevamo un certo quantitativo di soldi, ci siamo preoccupati di sviluppare attività che affrontassero il tema della dispersione scolastica. Già dal mio atto di indrizzo eravamo attivi su questo fronte, avevamo già sviluppato i moduli. Erano coinvolti 14 studenti, ma poi sono diventati 70. Uno dei due moduli era chiamato “Sos Italiano”, ci sono andati alunni sia stranieri sia italiani. L’altro progetto denominato “reciprocamente” (vedi foto) era di natura didattica di peer tutoring. Qui operavano il docente esperto e il tutor ma anche gli studenti più grandi del nostro istituto che di pomeriggio facevano da tutor ai compagni più piccoli. Quelli piu grandi hanno poi avuto dei votoni in Educazione civica”.

Questo è avvenuto lo scorso anno. Quest’anno come procede?

“Siamo ripartiti. La questione è che quest’anno invece di partire con 30 alunni per poi magari crescere nel tempo, abbiamo avuto 70 alunni iscritti fin da subito. Tanti di loro c’erano già anche lo scorso anno ma tanti altri sono arrivati dalle classi prime. Questo dimostra che il progetto funziona, attrae. Lo scorso anno sono stati coinvolti solo il tutor e l’esperto per via dei fondi che avevamo a disposizione, quest’anno abbiamo potuto coinvolgere più insegnanti attraendo quelli delle materie per le quali c’è più bisogno, come Matematica, Fisica, Elettrotecnica, Navigazione, Macchine, insomma le materie tecniche. E’ un’iniziativa importante per i ragazzi. Quelli che aiutano acquisiscono competenze sul piano delle soft skills. Quelli più piccoli imparano dai più grandi che spiegano. Ma non è tutto: mi piace sottolineare che questa cosa ci consente di combattere anche il bullismo”.

In che modo?

“Perché questi ragazzini si ritrovano al pomeriggio non come dei bimbetti. Conoscono degli amici più grandi che li aiutano nel pomeriggio e che poi diventano dei loro alleati, anche al mattino. E nel momento che hai un amico che ti dà una mano in corridoio ti senti più sereno. Voglio fare infatti un questionario per fare riflettere su questo aspetto”.

Tenere la scuola aperta al pomeriggio è comunque un’opportunità sociale, per tanti, una ricchezza in più per il territorio. E’ così?

“La nostra scuola è bella, siamo in darsena sul mare, alcuni di questi ragazzi provengono da famiglie fragili. Ospitare questi ragazzi in contesti e panorami belli e con insegnanti inclusivi aumenta la qualità della vita delle persone che hanno opportunità relazionali, non sono monadi dietro a un cellulare che mendicano un compito da uno smartphone, ma sono ragazzi che si confrontano in presenza in uno spazio molto bello. L’alternativa è stare a casa e spesso a casa si è da soli, attaccati a un telefonino, e se non hai una educazione digitale cosa fai con il telefono: giochi ammazzatempo? La cittadinanza digitale non è questa. Allora – dico io – iniziamo con la cittadinanza relazionale”.

Molto spesso, e sovente per motivi ideologici, gli insegnanti in generale non vedono di buon occhio le scuole aperte di pomeriggio. Ha avuto contestazioni?

“Questa cosa funziona perché ci sono i soldi. Non ho avuto nessuna obiezione nel momento in cui ho offerto dei soldi agli insegnanti, così come dev’essere. Fatto questo, vengono meno le obiezioni ideologiche. Il problema è semmai che questi soldi devono essere strutturali, altrimenti la gente non viene a lavorare al pomeriggio, e giustamente. E invece c’è bisogno che la gente venga a scuola a lavorare , ma non si può pensare che la cosa sia gratis. Ho 150 docenti, ne pago 10 e loro vengono, le risorse ci sono. Il problema è che talvolta, e in generale, la gente vuole i soldi a pioggia per fare le stesse cose che faceva prima, invece bisogna che questi soldi siano finalizzati: serve un FIS per le attività pomeridiane. Per fare queste cose, come detto, ci siamo riusciti lo scorso anno con il Pon e quest’anno con il PNRR”.

Che effetto fa a un dirigente scolastico, che è già stato un docente, vedere chiusa la propria scuola al pomeriggio?

“La scuola chiusa al pomeriggio è un enorme spreco di risorse. Tu hai delle strutture che sono costate il sangue delle persone e poi le usi a mezzo servizio? E’ un atteggiamento veterostatalista. Ma chi è quello stupido che farebbe una cosa del genere nel privato? L’edificio io lo metto a frutto. La scuola non è un’azienda, si dice spesso: invece è un’azienda educativa che gestisce delle risorse materiali. Che facciamo, le teniamo lì? Faccio un esempio: io ho firmato convenzioni con l’Università e con la Lega Navale perché concedo loro in prestito le barche dell’istituto e loro mi pagano. Se io fossi uno pigro non le darei a nessuno. Ma le barche hanno una propria usura naturale e danno ben poco frutto e invece io le affitto alla Lega Navale che fa dei corsi e così quelle barche sono a disposizione del territorio. Così è per gli spazi: al pomeriggio abbiamo delle associazioni di anziani che fanno i loro corsi oltre alle attività degli alunni, descritte prima”.

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