Abbattere la dispersione scolastica tassando Amazon, Google e Facebook. La proposta del senatore Gasparri

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La dispersione scolastica rappresenta un problema cruciale che riguarda numerosi paesi. Quando gli studenti abbandonano la scuola prima del tempo, non solo perdono preziose opportunità educative, ma anche la società nel suo complesso paga il prezzo, in termini di potenziale inutilizzato e costi sociali.

Recentemente, il senatore di Forza Italia e vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ha sottolineato quanto sia essenziale per un governo considerare la questione come una priorità. Il suo appello riguarda il garantire il diritto allo studio e la frequentazione scolastica a tutti, soprattutto in un’epoca in cui l’istruzione è diventata più cruciale che mai per garantire opportunità e un futuro prospero.

Ma come finanziare queste iniziative? Gasparri ha una proposta audace: tassare i giganti della rete. Compagnie come Amazon, Google e Facebook, a suo dire, beneficiano di un’impunità fiscale che sembra ingiusta, soprattutto quando il comune cittadino che possiede una casa è soggetto a tassazioni. L’Europa ha già imposto una tassa sui giganti digitali, ma secondo il senatore, non viene adeguatamente incassata.

E, in effetti, non è un’opinione isolata. Vi è una crescente frustrazione su scala globale riguardo alle multinazionali che sembrano evitare il loro “giusto” contributo fiscale. Gasparri ritiene che le figure di spicco di queste aziende, come Jeff Bezos e Elon Musk, siano viste come “prepotenti”, e che è tempo di assicurarsi che paghino una quota equa, soprattutto quando ci sono progetti vitali come il contrasto alla dispersione scolastica in gioco.

Mentre il dibattito sulla giustezza e la modalità di tassazione di queste aziende continua, una cosa è chiara: l’istruzione è un diritto, e trovare risorse per garantire che tutti possano accedervi è una responsabilità che non può essere ignorata.

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