“AAA. Offresi lezioni gratuite per alunni in difficoltà economiche”. Il post di un insegnante suscita ammirazione e dibattito

di Vincenzo Brancatisano
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“Offro lezioni private gratuite di italiano latino e biennio di inglese per famiglie che hanno difficoltà economiche a Bologna fino ai primi 15 giorni di luglio. Se conoscete qualcuno che abbia necessità e che accolga l’aiuto contattatemi in privato”.

E’ il testo di un annuncio apparso due giorni orsono su Facebook. Potrebbe essere un visto come un gesto di solidarietà come tanti altri. Un insegnante decide durante le vacanze scolastiche di dedicare una parte del proprio tempo libero a studenti in difficoltà. Peraltro, le ferie degli insegnanti iniziano mediamente a metà luglio e chi non ha gli esami di Stato dovrebbe essere a disposizione della scuola.

Molti docenti sono impegnati in lezioni di recupero, a pagamento, organizzati dalle scuole, e vi saranno impegnati fin verso il 20 luglio. E mentre tanti alunni festeggiano la fresca promozione dandosi al giusto svago, tanti altri sono alle prese con il fallimento del percorso scolastico siglato con una bocciatura senza appello.

Altri ancora si ritrovano nel limbo estivo, con la necessità di recuperare una o più discipline entro la fine di agosto, per salvare l’anno scolastico concluso non benissimo. Alle difficoltà di apprendimento e a quelle legate alla demotivazione e alla poca voglia di studiare, si aggiunge il sempre più diffuso malessere legato all’ansia, agli attacchi di panico, agli stati depressivi, alle spinte autolesionistiche, fenomeni spesso indotti dalla scuola e ai quali ha fatto riferimento un preside in questi giorni di resa dei conti. “Attenzione”, ha spiegato al Messaggero Veneto Aldo Durì, dirigente dell’Isis Bassa friulana di Cervignano in provincia di Udine.

Questi ragazzi, che conosco personalmente, non sono fannulloni che hanno marinato la scuola. Nella gran parte dei casi sono vittime di stati ansiosi, di sindromi depressive, di attacchi di panico legati alla frequenza scolastica. Ci sono ragazzi che recalcitrano come muli di fronte alle porte della scuola, ragazzi che si chiudono in casa, studenti che ricorrono perfino all’autolesionismo per manifestare il loro malessere. Non basta dire che sono ragazzi fragili e privi di carattere: una diagnosi banale che assolve tutti. Talvolta è la scuola a essere poco accogliente.

Più di sovente sono le pressioni e le aspettative eccessive dei genitori a provocare le ansie da prestazione di questi adolescenti”. A tutto questo si agiungono tante volte le difficoltà economiche che non sempre consentono di sostenere le spese per uno o più cicli di ripetizioni e di lezioni private. E’ in questo contesto ideale che si è senza’altro voluto incuneare con trasporto ammirevole, e ammirato da tanti like e da parecchi commenti positivi, l’offerta del professor Alessandro Adamo, 39 anni, insegnante di sostegno presso l’Istituto Alberghiero di Castel San Pietro Terme, nel Bolognese. Il quale parla di giustizia sociale.

E’ così, professor Alessandro Adamo?

“Credo che tutti devono avere la possibilità di recuperare e quindi non per buon cuore ma per senso civico di giustizia sociale, finché non vado in ferie, dal 15 luglio, do lezioni gratuite di italiano e latino e biennio inglese. Tutto qui. A dire anche il vero rimango stupito molto che molti siano stupiti del gesto piuttosto che comprendere che in un momento come questo di famiglie in situazioni economiche difficili e così tanta disgregazione sociale la gente, ma anche i prof non mettano a disposizione il loro sapere per i ragazzi che devono recuperare e semplicemente non hanno le stesse condizioni economiche di chi può pagarsi lezioni private. A me sembra doveroso e ovvio farlo”.

Chi ha risposto finora all’appello?

“Al momento ha risposto una professoressa che mi ha segnalato la famiglia di una studentessa di Bologna, che mi ha contattato e la vedo lunedì. In questo primo contatto mi ha contattato per debito in italiano”.

Dove terrà le lezioni?

“Le terrò a casa mia”

Quale dev’essere secondo lei la funzione di un buon docente in questa fase storica e sociale?

“Un buon docente oggi deve fare una didattica rivolta ai bisogni del singolo in un contesto didattica collettiva di classe. Impresa titanica ma possibile se si lavora con tutti i docenti di classe sul sostegno. Altra buona caratteristica di un buon insegnante è fare sistema con la scuola al di là del proprio ruolo di docenza, e il successo scolastico di ogni studente dipende secondo me da una imprescindibile condizione: scuola, famiglia e territorio devono collaborare insieme per la crescita e per un’inclusione autentica, reale di uno studente. Se mancano la famiglia e/o il territorio cresce la dispersione scolastica, questo è inevitabile. Lo dico sulla base di un’esperienza di dieci anni nella scuola. La scuola può far molto ma molto meno e non eviterà la dispersione se mancano la famiglia e il territorio nel progetto di inclusione”.

Si richiede una grande collaborazione tra i docenti

“Gli insegnanti, sopratutto se insegnano sul sostegno, devono collaborare con tutti i docenti della classe per l’inclusione di tutti: alunni certificati, stranieri, Dsa, Bes e tutta la classe dentro la classe dove ognuno si senta parte. Peraltro, l’inclusione non dev’essere basata solamente sullo stare bene in classe ma sul far circolare l’apprendimento. La vera inclusione si basa sulla circolarità dell’apprendimento, tutti devono essere partecipi di questa circolarità di apprendimento condiviso. Dall’inclusione autentica comincia la possibilità che uno studente non si perda”.

Molti alunni in questo periodo fanno i conti con il fallimento scolastico.

“Un bravo insegnante sa che nessuno studente vuole in fondo essere bocciato anche se te lo dice, quindi un insegnante bravo deve sapere comprendere di cosa uno studente ha bisogno. Si chiama accoglienza autentica”.

Qualche docente si lamenta del fatto che ci sono ormai troppi alunni con dichiarati disturbi di apprendimento, che rallenterebbero i programmi e che non consentono di concentrarsi sulle eccellenze.

“Ho destrutturato verifiche equipollenti per quattro alunni Dsa su ogni materia tutto l’anno. L’insegnante di sostegno di pomeriggio deve lavorare tanto quanto quello curriculare, altrimenti non diciamo che l’insegnante di sostegno è sulla classe. I programmi possono rallentare. Devono, se si vuole includere ogni studente. Un bravo insegnante conosce i saperi essenziali che deve conoscere uno studente e, lo ripeto, i saperi devono circolare in classe. Non é necessario concentrarsi sulle eccellenze, eccellente non è chi più sa ma chi più utilizza il proprio sapere in ogni contesto. Quale migliore eccellenza di uno studente che utilizza il proprio sapere a partire dal gruppo classe? Questo sistema si chiama ancora una volta inclusione. Più il sapere circola in classe, più si sedimenta in ogni studente, nel luogo dove deve sedimentarsi in primis”.

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