A volte la bocciatura è crescita non sconfitta. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – Purtroppo non si insegna più l’accettazione della sconfitta, ovviamente in famiglia, bisogna essere tutti vincitori a impegno zero. La scuola ci prova a sovvertire questa situazione, insegnando che “perdere” non è un fallimento, ma un’occasione di analisi e crescita personale, ma il problema è che questa lezione la devono imparare prima i genitori!

Hanno perfettamente ragione lo psichiatra Paolo Crepet e il filosofo Umberto Galimberti quando puntano il dito feroce contro i genitori, i quali già dalle valutazioni espresse addirittura nel primo mese dell’anno scolastico hanno da recriminare mettendo in discussione l’operato del docente che vorrebbe lavorare serenamente.

I genitori devono capire che la valutazione è un aspetto legato strettamente al processo formativo dell’alunno e, quindi, non può in alcun modo essere “dopata” per rispondere ai desiderata e alle aspettative di genitori e alunni, quasi certamente più dei primi che dei secondi. Ribadisco che i due ruoli di genitore e di docente devono essere nettamente separati e gli uni non devono interferire sull’operato degli altri. I docenti non dicono affatto ai genitori come devono educare perché questo aspetto rientra nelle loro competenze, né tantomeno i genitori devono intromettersi nel lavoro degli insegnanti altrimenti si vengono a creare dinamiche pedagogiche poco piacevoli.

La valutazione è un momento fondamentale dell’attività didattica che spetta soltanto ai docenti e non deve in alcun modo “essere disturbata” da ingerenze altrui che non afferiscono al sistema scolastico. Crepet e Galimberti quotidianamente si occupano di questo tema che, dobbiamo dirla tutta, sta rovinando la scuola e mettendo a dura prova il lavoro dei docenti sempre più sottoposto a continue pressioni. A volte la bocciatura non è sinonimo di sconfitta (sia chiaro) perché gli insegnanti non sono giudici, ma educatori.

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