A scuola si parli di Greta ma anche dei 500 scienziati contrari alle sue tesi. Lettera

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Inviato da Giuseppe Bruno (ex Dirigente Scolastico) – Da che mondo è mondo è sempre esistita in ambito educativo una netta distinzione concettuale tra indottrinamento e formazione.

Formare vuol dire, aristotelicamente parlando, e in questo senso si usa in scienze dell’educazione, mettere in atto tutte quelle procedure educative che aiutano a dare all’uomo la sua “forma”, cioè quella di “animale razionale”, cioè “capace di ragionare e decidere liberamente”(cfr.Aristotele).

Indottrinare invece vuol dire “..fare assimilare, con opera di insegnamento e di persuasione insistente e metodica (mettendo da parte ogni spirito critico) i principi di una dottrina, soprattutto politica..”(cfr.Treccani).

Cosa vogliamo fare con le nuove generazioni formarle o indottrinarle?

Sempre ci sono state negli ultimi oltre Settant’anni di Italia democratica manifestazioni più o meno evidenti ed esplicite di indottrinamento nella nostra scuola, ma erano iniziative di singoli docenti o gruppi o associazioni particolarmente combattive che prendevano di volta in volta il sopravvento, dove scarse erano la consapevolezza e la vigilanza attiva degli educatori preposti (insegnanti e genitori), sul democratico e normale svolgimento della vita scolastica.

Oggi, da qualche lustro a questa parte si assiste in modo sempre più frequente, invece, al tentativo altrettanto sempre più palese da parte delle forze politiche che vanno al potere di indottrinare secondo la propria ideologia le nuove generazioni, ma non in cattiva fede, si badi bene, piuttosto perché credono che questa sia la vera educazione. Del resto è tipico del politico di professione scambiare più o meno in buona fede la propria ideologia per la verità, almeno storica, di quel momento, e l’assimilazione, più fideistica possibile di tale ideologia o dottrina da parte delle nuove generazioni come la vera, anzi l’unica educazione. Ma per fortuna ci sono altri professionisti preposti a tale compito educativo, affiancati da chi, i genitori, vuole che i propri figli siano “animali razionali capaci di ragionare e di decidere liberamente” e non “manovalanza” di una ben precisa compagine politica. Allora a Cesare quel che è di Cesare e alla Scuola quel che è della Scuola.

La smettano i politici di professione di indottrinare secondo il loro credo i giovani e contribuiscano seriamente a formarli, in fondo è loro interesse; se sono realmente convinti che la loro visione del mondo e dell’Uomo è la più giusta, la più adeguata ai nostri tempi e alle circostanze presenti, li convincano con ragionamenti seri e argomentati e avranno non delle persone che ripetono a mo’ di cantilena i loro slogan perché in quel momento “così fan tutti”, ma gente realmente convinta e pronta ad impegnarsi con piena convinzione per le idee da loro ritenute giuste. Diano quindi spazio ai Professionisti della Scuola e dell’Educazione, affinché le nuove generazioni siano capaci di ragionare su tutto, si proprio su tutto, perché ricordiamoci che studiosi illustri come Piaget dicevano che ad un bambino si può far capire anche la teoria della relatività, basta saperlo fare.  Così faranno due cose, radicheranno veramente nelle nuove generazioni le loro idee se sono giuste o contribuiranno a renderle migliori se non lo sono del tutto, come spesso è nella realtà, ma soprattutto contribuiranno a far nascere menti critiche e creative, cioè veri cittadini del presente e del futuro, “animali razionali capaci di ragionare e decidere liberamente” che contribuiranno al progresso democratico della Società. Viceversa avranno chiassosi alleati oggi che saranno i nemici di domani, perché catturati dalla nuova moda indotta dai nuovi padroni del potere.

Ci pensino bene i professionisti della politica e cedano il passo ai politici veri quelli che credono nella vera democrazia e si rifiutano di avere servi tonti, magari in grande abbondanza, ma preferiscono seguaci razionalmente e liberamente convinti pronti a dare anche la propria vita per le loro idee.

Penso convenga a tutti noi lasciare la scuola fuori dai giochi di potere politico e farne una “palestra” dove si affrontino democraticamente tutte le idee esercitando lo spirito critico, argomentando, senza preconcetti e tabù del momento, su tutto, affinché lì si formino i germi delle nuove idee con cui rinnovare e rendere sempre più libera, matura e democratica la società del futuro, una società dove prevalgano uomini liberi, critici e creativi, una società capace di affrontare le sfide sempre più grandi che attendono l’Umanita’.

Il paternalismo, che macchia sempre più la scuola italiana di oggi non fa maturare le coscienze, ma è utile solo a generare servi contenti e ignari. Se crediamo ancora nella democrazia parliamo di tutto con i nostri giovani, soprattutto dei problemi di attualità, ma affrontando tesi e antitesi senza enfatizzare né l’una né l’altra perché siano essi a scegliere con piena cognizione di causa o a restare nel dubbio se è , come spesso lo è il caso, perché è dal dubbio che viene il progresso della ricerca.

Quindi a scuola va bene Greta , ma anche i 500 scienziati che hanno firmato un documento che mette in discussione parecchie sue tesi. Le certezze apodittiche lasciamole fuori dalla scuola in modo che possano uscire da

Essa persone realmente informate e realmente convinte che sappiano validamente argomentare su ciò che affermano; magari anche, se è il caso,con urla e striscioni.

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