A scuola si muore di proclami e annunci. Lettera

di redazione
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Inviato da Mario Bocola – A scuola si muore di proclami. Sono questi continui e martellanti che hanno ammazzato la scuola. Sembra di stare in una “eterna” campagna elettorale, fatta di continui annunci.

E ora l’abolizione del valore legale del titolo di studio, e ora la soppressione dei compiti a casa ritenuti dannosi e inutili e ora la regionalizzazione della scuola e ora tutta la tipologia dei concorsi che sembra andare a gogò, ed ora il misero rinnovo del contratto di lavoro.

E ogni giorno c’è sempre qualcuno che annuncia, ma sarebbe bello agli occhi di tutti realizzare le cose prima di annunciarle in televisione e propagandarle sui social network. La politica degli annunci ha stancato, la politica dei proclami pure.

L’unica cosa che occorre sono i fatti. In questi mesi si sono fatte tante promesse per rilanciare l’istruzione. Si è parlato tanto di cambiamento, di politica di rinnovamento a partire proprio dalla scuola, dalla scarsa considerazione dei docente, dalla scarsa retribuzione degli stessi, dalle aggressioni subite, al sostegno mancato da parte delle istituzioni.

Il Ministro Bussetti ha dettato le linee programmatiche del suo dicastero: un elenco corposo di tanti provvedimenti da adottare, di tanti proclami, che devono, nei prossimi mesi, essere tradotti nella realtà. Per ora tanti e solo proclami e di proclami la scuola sta morendo. Qui ci vogliono i fatti reali, concreti, fattibili, perché si sta giocando troppo sulla pelle degli insegnanti, si sta ulteriormente sminuendo la loro considerazione sociale.

Dall’inizio dell’anno scolastico in corso sono infiniti i gravosi problemi che attanagliano il mondo della scuola: il precariato, le scuole senza Dirigenti Scolastici, affidati a reggenze, l’edilizia, la sicurezza scolastica, le classi pollaio, il rispetto dei docenti, il bullismo e cyberbullismo, la questione dei diplomati magistrali, i concorsi da espletare e così via. 

Tutte cose a tappeto da affrontare che per ora sono solo proclami abbarbicati alle classiche espressioni del “vedremo”, “faremo”, “adotteremo”. Una cosa è certa: a scuola di proclami si muore…

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