“A scuola punita dalla maestra perché scrivevo con la sinistra”. La storia di una mancina: “Ancora discriminati, ci sono pregiudizi”

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“A 5 anni la maestra mi tirava le orecchie per farmi scrivere con la destra. Mio padre, da bambino, aveva la mano sinistra legata. Mia nonna mi raccontava di compagne bacchettate per lo stesso motivo.” A rivelarlo, su Luce, magazine del Quotidiano Nazionale, è Maria, mancina “rieducata” alla fine degli anni ’70.

“Come fate a scrivere così?” Questa è la domanda che Agata, curatrice del blog Mancini Ribelli si sente ripetere da una vita. La risposta è semplice: adattandosi. I quaderni ad anelli, ad esempio, sono un incubo per i mancini, che strappano i fogli con la mano sinistra. “La maestra mi abbassava il voto per questo, ‘per insegnarmi a essere ordinata'”, ricorda Agata.

Oggi i bambini mancini non sono più forzati a usare la destra, ma spesso mancano supporti adeguati. “Il materiale scolastico per mancini costa di più e non tutti se lo possono permettere”, spiega Marcello Maggioni, psicoterapeuta. All’università, le aule non hanno sedie con ribaltina a sinistra, costringendo i mancini a posizioni scomode.

Oltre alle difficoltà pratiche, i mancini subiscono anche pregiudizi linguistici. L’aggettivo “sinistro” ha spesso accezioni negative, legato alla “mano del diavolo”. “Sarebbe ora di restituire la sinistra al lato sinistro, quello del cuore”, afferma Agata.

Con il suo blog, Agata ha avviato una campagna contro l’hand shaming e per chiedere più attenzione al mondo della scuola. “Non basta lasciare liberi i bambini di usare la sinistra, serve fornire loro strumenti adeguati e accompagnarli nel percorso di scrittura”.

L’obiettivo è creare un mondo più inclusivo, dove i mancini non siano più costretti ad adattarsi a una società pensata per destrimani. Un cambiamento necessario per non discriminare il 10% della popolazione.

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