A scuola non si studia sulle sintesi. Lettera

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inviata da Lorenzo Picunio – Un insegnante capace insegna presto – in terza o in quarta della scuola primaria – a non fidarsi delle sintesi (siano esse slides o sottolineati, non ha importanza) ma utilizzarle soltanto come ripasso, privilegiando il testo integrale.

Propone testi da capire, con domande apposite riferite – in ordine di difficoltà a quanto il testo offre in modo esplicito, a quanto può essere ricavato riflettendo sul testo mediante conoscenze o inferenze.

La realtà non è necessariamente semplice e non è vero che “parla come mangi”: ci sono delle complessità che vanno gestite. Conoscere il mondo  e dominarlo da bravi cittadini passa – anche – attraverso questo.
E’ evidente che questo è il messaggio opposto alle semplificazioni della politica muro contro muro, al cattivo uso dei social che porta solamente a confrontarsi con chi già condivide il medesimo pensiero, alla non capacità di accettare e portare avanti quel  metodo dialettico che è alla base della civiltà.
La semplicità è un valore? Certo, quando il suo uso è effettivamente possibile. La scuola è cercare le diverse sfaccettature del reale, in matematica come in storia, capire i diversi alfabeti, confrontare culture ed idee sul mondo.

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