A scuola i maschi soffrono più delle femmine. La ricerca di un pedagogo

di Elisabetta Tonni
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Nella scuola esiste una “questione maschile”. A rilevarlo è stato Daniele Novara, pedagogista e autore del libro ‘Cambiare la scuola si può’.

Nel corso di alcune osservazioni e analizzando alcuni documenti, Novara ha rilevato che le certificazioni neuropsichiatriche dei bambini e dei ragazzi presentate a scuola erano maggiori di quelle presentate dalle alunne.

Nella scuola primaria il dato delle certificazioni, nel periodo osservato da Daniele Novara, dei bambini è stato del 68,1% e la percentuale è di poco nel caso delle secondarie di primo livello, risultando pari a 64,3%. L’autore, con un articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire, si è domandato a cosa fosse attribuibile questo fenomeno, senza tuttavia riuscire a trovare una spiegazione attendibile.

Neanche l’ipotesi di un motivo di natura neurologica è risultato attendibile a spiegare come mai anche l’andamento degli studenti fosse meno brillante di quello delle studentesse e nel contempo l’abbandono scolastico nelle secondarie di secondo livello risulti più incisivo proprio da parte dei maschi (5,1%), rispetto a quello delle femmine (3,4%).

Anche il rendimento, nell’analisi di Novara, risulta a favore delle ragazze: nei licei, professionali o istituti tecnici i voti più alti al diploma sono conseguiti in maniera più frequente dalle ragazze rispetti ai loro compagni.

La conclusione che ha convinto maggiormente il pedagogo è che questo dato di fatto sia frutto della ‘femminilizzazione’ del comparto professionale delle scuola registrato negli ultimi 30 anni, pur riconoscendo che non esistono ricerche specifiche che possano avvalorare la sua tesi.

Un’ipotesi – sostiene Novara – tutta da verificare potrebbe essere che l’insegnante donna finisca per riversare nell’attività scolastica il riflesso dei rapporti non ottimali con le figure maschili nella propria infanzia e adolescenza, scaturenti a volte da figure paterne che assumevano ruoli oppressivi o erano assenti“.

A prescindere dalle motivazioni ipotizzate dall’autore, è lui stesso ad affermare che la scuola sta diventando sempre più inospitale per i maschi: una riflessione che però rischia di essere soffocata da quella “legittima recriminazione femminile – sono le parole di Novara – sulla marginale presenza delle donne nei ruoli chiave della società“.

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