A scuola dopo mesi di Dad. Gli studenti: c’è meno bullismo. Per i docenti è solo una percezione

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Dopo mesi di didattica a distanza, gli studenti, rientrati a tempo pieno a scuola in presenza dopo il lockdown, si scoprono meno soggetti ad attacchi di bullismo.

Il dato, segnalato da La Stampa, emerge da una ricerca dell’università di Torino e dell’ateneo del Piemonte Orientale che è stata promossa dal Consiglio regionale del Piemonte, Corecom Piemonte, Regione e Ufficio scolastico regionale).

L’indagine riguarda 48 scuole piemontesi (tra istituti scolastici secondari di primo e di secondo grado e agenzie formative), per un totale di 56 classi in 8 province. Il campione è costituito da circa mille tra studenti e studentesse, 300 insegnanti e 100 rappresentanti del personale Ata.

Gli episodi di bullismo e cyberbullismo osservati dai ragazzi e dalle ragazze sarebbero, per quanto riguarda le aggressioni fisiche, diminuiti tra il periodo precedente il lockdown (20,4%) e l’attuale anno scolastico (15,6%).

Un calo che però non sarebbe stato percepito dai loro insegnanti, che al contrario segnalano una sostanziale stabilità del fenomeno. Secondo il corpo docente, infatti, il fenomeno sarebbe rimasto invariato tra il periodo prima del lockdown (23,6%) e l’attuale anno scolastico (23%).

Gli episodi subiti più ricorrenti, raccontati da chi, ragazzo o ragazza, ne è stato vittima, sono essere preso in giro o insultato per l’aspetto fisico, il modo di parlare e le opinioni: prima del lockdown (14,8% più volte al mese), durante il lockdown (8,7% più volte al mese), quest’anno scolastico (8,8% più volte al mese).

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