Liliana Segre: l’odio non rende liberi. Nelle classi lo studio dell’Europa

di Elisabetta Tonni
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L’odio non rende liberi. E’ il messaggio su cui la senatrice a vita, Liliana Segre, ha incentrato una lectio magistralis al liceo Caetani di Roma in occasione della due giorni di incontri sull’Europa e sulla cittadinanza attiva.

A scuola d’Europa

E’ stato presentato in questo modo il progetto ‘Scuola d’Europa’ dell’associazione Nuova Europa, che ha l’obiettivo di portare nelle classi la storia dell’Istituzione comunitaria a pochi mesi dalle elezioni di maggio 2019.

Ne dà notizia l’agenzia Dire che ha rilanciato alcuni passaggi chiave della Senatrice sopravvissuta alle leggi razziali del periodo fascista e allo sterminio che ne conseguì.

Mi rivolgo a voi da nonna. Una nonna che ha una storia da raccontare“. Liliana Segre ripete spesso questa frase ai giovani e così ha fatto anche questa volta, creando un clima di intimità familiari con chi la ascolta.

Il fantasma della discriminazione razziale

La sua storia è quella della discriminazione degli ebrei in quanto razza e racconta di un passato, di ricordi indelebili, i cui fantasmi si riaffacciano oggi nella mente di chi ha vissuto le esperienze drammatiche del nazifascismo e teme per il futuro dell’Europa.

“Oggi il continente è esposto allo stesso rischio – commenta amaramente la Senatrice – ma se sono qui è per ricordarvi che l’odio non rende liberi, e le uniche risposte valide sono la pace e l’inclusione”. L’istituto Caetani fu frequentato anche da Piera Fiorentini, deportata e morta ad Auschwitz nel 1945.

La deportazione nell’indifferenza di molti

I ricordi di Liliana Segre sono legati soprattutto alla scuola: lo ripete ad ogni occasione: aveva nove anni quando le dissero che era stata espulsa dalla scuola, senza neanche aggiungere la motivazione. Espulsa è un termine che ha segnato per tutta la vita la Senatrice. Il perché di quell’espulsione lei lo apprese solo la sera, a casa. “Quando mio padre mi disse che non potevo andare in terza elementare mi sentii colpevole e non capivo il perché – racconta ora agli studenti – ma la cosa più difficile da accettare fu l’indifferenza, quella nebbia che ci avvolse e ci rese invisibili. Erano anni difficili, la polizia ci trattava come criminali“. Il ricordo della Senatrice passa immediatamente ai campi di concentramento. “Non riuscivamo a credere che quel posto così orribile fosse stato costruito e ideato da persone come noi, europei, persone umane che da anni preparavano l’organizzazione dello sterminio. Quando entri perdi il tuo nome, i tuoi affetti, non sei più tu. Diventi un numero, quello che ti tatuano sul braccio e che oggi orgogliosamente porto ancora, perché ora rappresenta il monumento alla vergogna di chi l’ha fatto. Mentre affrontavo la marcia della morte verso la Germania, nei campi innevati, i civili affacciati alla finestra vedevano i nostri scheletri umani passare, e non facevano nulla. Non ci offrivano alcun aiuto, e ci chiedevamo come fosse possibile non trovare nessuno che ci aiutasse“.

Il trattato europeo dei giovani

La fase finale del progetto prevede la realizzazione di un ‘Trattato dei giovani europei‘ che raccolga le idee e le aspettative della nuova generazione di cittadini. “Sarete voi a portare avanti la nuova fase parlamentare – ha spiegato Marcella Risso, di NuovaEuropa – che si aprirà dopo le elezioni“.

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