A.S.I. Sul toto Ministri dell’Istruzione, i nomi oggi hanno un peso relativo

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In queste ore il mondo della scuola segue l’alternarsi delle voci intorno la nomina del nuovo Ministro dell’Istruzione.

Abbiamo interpellato Salvo Altadonna, docente di sostegno palermitano e portavoce di un collettivo (A.S.I., area sostegno e inclusione) che pur ponendosi sin da subito in favore della legge 107 ha messo in luce gli aspetti più critici dei decreti attuativi, in particolare sulle procedure relative alla mobilità.

Altadonna cosa vi aspettate da questo toto nomi?
Crediamo che viste le finalità di questo Governo il nome abbia un’importanza relativa.
Sinceramente ci fa riflettere che non tutte le forze politiche si siano fatte carico della formazione del nuovo Governo. L’esito referendario ha consegnato nelle mani di tutti una responsabilità che andava assunta. Al di la degli schieramenti è facile rimanere spettatori quando invece sarebbe richiesta un’unione di intenti che va ben oltre gli interessi del proprio orticello.

Lei oltre che insegnante è anche un tesserato del PD e per la tornata referendaria si è schierato con il SI, vi siete pentiti della posizione assunta?
Come docente non mi sono schierato. Per forma mentis ho ritenuto necessario studiare la riforma, farmi un’idea ed esprimere il mio voto consapevole. Due gli aspetti che ci hanno portati a votare si. Il primo dato da illustri costituzionalisti del no che hanno escluso che nella riforma fossero contenute norme di deriva autoritaria. Il secondo riguarda l’allineamento del nostro stato ad altri, parimenti evoluti democraticamente, ma più moderni nelle prassi parlamentari. Come tesserato del PD è stato di conseguenza semplice mantenere la linea del partito.

Il mondo della scuola ha però nettamente bocciato la riforma costituzionale, forse anche per bocciare Renzi e la 107?
I docenti sono prima di tutto cittadini e quindi diciamo che il 60% del mondo della scuola si è espresso con chiarezza contro la riforma, dandosi verosimilmente come motivo anche le rivendicazioni contro la Buona Scuola. Va considerato però che il nuovo ha sempre costituito per la scuola un concetto difficile con il quale interagire. Non esiste a mia memoria una riforma della scuola non contestata da studenti e docenti. Strano è che per opporsi alla 107 il popolo che il 5 maggio 2015 è sceso in piazza non ha portato a casa il risultato minimo che ci si aspettava, ovvero, le 500 mila firme necessarie per proporre il referendum abrogativo. Ma non è di questo che oggi dobbiamo parlare.

Torniamo sul tema del futuro della scuola. Cosa vi aspettate succeda a quei provvedimenti che dovevano essere inseriti come emendamenti in finanziaria e che sono saltati? In particolare ci riferiamo alla mobilità.
Questo è uno dei motivi per cui avremmo voluto vedere tutte le forze politiche oggi al governo. Renzi ha in queste ore ribadito che sulla scuola le cose non sono andate come avrebbe voluto e il tema dei docenti strappati dalle loro terre e dai loro affetti credo sia il suo primo pensiero. Nessuno schieramento politico si sognerebbe, anche se per motivazioni diverse, di presentarsi oggi con un programma di governo che non preveda la soluzione al rientro dei docenti nelle provincie di appartenenza. Questo però riguarda il prossimo Governo, adesso ci sono questioni contingenti che vanno affrontate. Intanto vorrei tranquillizzare i colleghi sulla questione assegnazioni provvisorie, tale istituto esiste a prescindere dalle regole sulla mobilità.
Siamo certi che, chiunque dirigerà per i prossimi mesi il MIUR, terrà conto delle istanze ormai note di ricollocazione dei docenti presso le provincie di origine, sapendo con l’aiuto dei sindacati coniugare le esigenze di serenità professionale dei docenti con quelle di organico delle scuole. Le dimissioni del Governo non hanno impedito, infatti, in questi giorni la prosecuzione del dialogo tra il MIUR e Sindacati sulle questioni legate alla prossima mobilità.
L’unità sindacale su questo argomento denota una grande presa di coscienza delle organizzazioni rispetto al delicato tema in questione, così come la disponibilità del MIUR di non interrompere il dialogo nonostante si sia in attesa del titolare del Dicastero.

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