A proposito della zona rossa in Lombardia e del ritorno a scuola. Lettera

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Inviato da Gabriella La Placa – Sono un’insegnante di scuola superiore che lavora a Bergamo. Vorrei fare alcune osservazioni dopo le notizie di oggi che pongono la Lombardia in zona rossa e le recenti sentenze del TAR:

1) Gli esperti dicono che l’epidemia è fuori controllo, che siamo in un momento critico perché la campagna di vaccinazione può avere risultati solo se il virus circola poco, mentre noi riapriamo le scuole, come pare che folle di studenti e genitori chiedano a gran voce (siamo proprio sicuri del vasto numero?)

2) Vogliamo tornare a scuola? Bene, torniamoci, ma finiamola una volta per tutte di dire che vogliamo andare a scuola in sicurezza e che la scuola è sicura. La scuola,  anche con  tutte le misure di sicurezza adottate agli esami  di stato e a settembre ( è di più, davvero,  dentro le scuole non si poteva fare, se non per esempio lavorare sull’aerazione e non sulla sostituzione dei banchi) è  luogo a rischio,  come e più di tutti gli altri luoghi  di vita, di incontri e di socialità, perché è un assembramento naturale (siamo tanti, in un ambiente ristretto, per molte ore).
Nulla vieta di andarci comunque,  dato il ruolo fondamentale  e strategico che ha  (peccato che  sia una scoperta recente, prima non mi pare che il “comparto istruzione” fosse così apprezzato, ma forse ho problemi di memoria, chissà),   però  basta con queste dichiarazioni ipocrite e rassicuranti: si dica chiaramente che andiamo a scuola a rischiare la vita e la salute, ma  si deve fare per il  destino del Paese, presente e futuro:  è giusto tenere aperte le scuole e  chiuderle per ultime come misura estrema,  e pazienza se un certo numero di studenti, docenti e personale ATA si ammalerà o peggio, tanto si sa che prima  o poi si deve morire. E tutti i giorni si muore per altre cause, dunque che problema c’è?   Fior di leader l’hanno ampiamente ricordato in questi mesi.

3) La DDI sarà quel che è,  e mi pare ovvio che la scuola debba essere fatta di presenza, di corpi e di voci “vive”( ma anche su questa elementare verità, prima del covid, non eravamo più tutti concordi, se ben ricordo, tant’è vero che si leggevano  per esempio notizie del tipo che i bambini imparano meglio l’inglese da un robot che da un docente umano),  ma se  ci fosse stata una pandemia anni fa, o saremmo andati a scuola a tutti i costi, con risultati in termini di malati e di vite umane che non oso immaginare, o saremmo stati completamente isolati, davvero mettendo a rischio la nostra salute fisica e mentale.

4) È poi possibile che  non si comprenda che la zona rossa, che alcuni nostri politici vivono come una punizione, pensando probabilmente di interpretare la volontà addominale dei loro elettori, è invece una difesa, una  forma di protezione? E allora perché si stanno facendo  i processi per non aver reso zona rossa Nembro e Alzano a marzo 2020 e governo e regione si rimpallano la responsabilità di quella scelta catastrofica per i nostri territori?

 

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