A chi serve questo esame di Stato? Lettera

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Inviato da Rosaria Scaraia – Non possiamo fingere una tranquillità che non c’è, siamo privi di gioia e questo è il sentire al tempo del Covid. Adolescenti e giovani dimenticati e pagano un prezzo alto nel tempo della crescita. Mancheranno i riti di passaggio: la festa ai cento giorni dall’ esame, il pranzo di fine anno, la notte brava e insonne prima degli esami e i compagni ad ascoltare l’esame costretti a scegliere uno tra i tanti per farsi accompagnare come regolamento impone.

Uno rito stantio e inutile. Ragazzi provati e insolenti tra elaborati copia e incolla, analisi del testo stiracchiato, esperienza di alternanza scuola lavoro interrotta de visu e corsi telematici, curriculum dello studente completato per inerzia risposte ad argomenti svolti durante l’anno da stupidario e tanto sudore in aule senza aria condizionata e esposte al sole.

Poi se ci mette lo zampino la rete internet è una tragedia per i verbali, commissione web un esame decisamente superato , con commissari interni che riportano le stesse dinamiche del CDC degli scrutini, talvolta anche più tristi e cattive e un presidente che deve saggiamente barcamenarsi in un sistema patologico e non sempre ci riesce.

Ed ecco servito su un piatto d’argento i ricorsi. E, i sintomi. In un sistema malato , solitamente , l’anello debole, alunno fragile, è l’agnello sacrificato( il sintomo).

A chi serve questo esame di Stato ? Una scuola incapace di insegnare bellezza è una scuola che non è più esercizio di libertà. Ed anche il libro più bello che è la nostra Costituzione , usato e sciupato, nonostante l’insegnamento della educazione civica trasversale ad ogni disciplina, obbligatoria quest’anno. Fermiamoci! Stiamo impoverendo generazioni e ipotecando il futuro.

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