A 20 anni dal crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, il figlio dell’insegnante Carmela: la sicurezza scolastica sia priorità del Governo

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Di Luca Ianiri, figlio dell’Insegnante Carmela Ciniglio deceduta insieme ai 27 alunni a seguito del crollo della scuola primaria F.Jovine di San Giuliano di Puglia in Molise – Ill.mo Presidente del Consiglio dei Ministri, in occasione del ventennale del triste crollo della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia (CB) il 31 ottobre del 2002, mi permetto di scrivere a nome di coloro che non hanno potuto conoscere e costruire il proprio futuro, non hanno potuto crescere e maturare i propri sogni nel cassetto, non hanno potuto giocare, continuare a studiare, coltivare le passioni e le ambizioni che ogni bambino dalla tenera età porta con sé, conoscere il mondo, la sua essenza e l’ambiente che li circonda perché privati della propria vita, in ragione della negligenza dell’uomo nel vigilare e nel buon costruire.

A nome di quei ventisette Angeli, dell’Insegnante Carmela Ciniglio che, nell’adempiere il proprio dovere e spirito di servizio, da quell’occasione non ha più potuto veder crescere i propri figli, veder me e mio fratello affrontare le difficoltà della vita, supportarci e consigliarci, come solo una madre con il suo amore sa fare.

A nome di coloro che portano addosso i segni visibili e invisibili di quel triste evento, che ha pregiudicato e segnato tristemente non solo la comunità di San Giuliano di Puglia e il Molise, ma l’intero Paese incapace di saper proteggere il futuro della propria nazione. A nome delle tante vittime di eventi disastrosi che si sono susseguiti e che questo Paese purtroppo oggi conta. A nome dell’intera popolazione studentesca italiana, dei docenti, collaboratori e addetti ai lavori che oggi giorno si trovano ancora a dover operare in contesti di estrema fragilità.

Ricordare è un dovere affinché si possa riflettere e non incorrere negli errori del passato. È proprio da qui che parte la mia riflessione, chiedendo come ancora oggi il nostro patrimonio scolastico ed universitario sia soggetto a grandi fragilità,
vetusto e poco sostenibile, nonostante l’alto prezzo pagato in termini di vite umane, le innumerevoli promesse susseguitesi e il non poco tempo trascorso da quel 31 ottobre del 2002.

A livello nazionale quasi un edificio su due non dispone ancora del certificato di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione degli incendi. È presente a riguardo una forte disparità tra le diverse aree del Paese quali Nord, Sud ed Isole. Come se non bastasse, in più della metà degli edifici scolastici del territorio italiano non risulta ancora effettuato il controllo di vulnerabilità sismica. Ancora molto alta la percentuale di edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti.

Mi domando se si possa discutere di progresso, sentir a distanza di vent’anni parlare di crolli di soffitti, di aule, di tragedie evitate come la più recente situazione dell’Università di Cagliari e rifletto se, San Giuliano di Puglia e le altre tragedie del
nostro Paese non bastassero per ribadire un diritto, il diritto alla sicurezza e all’incolumità, il diritto alla vita. Dunque, quante altre persone, quante altre vite debbano essere sacrificate per porre definitivamente la parola fine e per non sentir più parlare di stragi d’innocenti?

Urge non solo concentrare gli sforzi nell’edilizia pubblica, nel “buon costruire” e nell’adeguare e migliorare secondo i criteri il patrimonio italiano, affinché tali eventi non si ripetano, ma anche e soprattutto garantire che i nuovi investimenti avvengano nel rispetto dell’ordinamento, che si vigili sulla corretta applicazione della normativa e si pervenga a controlli molto più severi per le opere pubbliche, a tutela dell’incolumità di tutti i fruitori.

Necessario è rivedere l’ordinamento delle pene, non solo garantendo la certezza che ogni reato sia punito, che la pena irrogata
sia poi effettivamente scontata, ma anche stabilire pene più dure per chi espone a questo rischio sconsiderato i fruitori della stessa opera pubblica. Necessario ancora, che non si ripeta quanto accaduto durante i tre gradi di giudizio della scuola
F.Jovine e non si finisca per consolidare nelle famiglie di tutte le vittime delle stragi italiane il pensiero, che la legge non sia uguale per tutti.

Rifletto anche sugli innumerevoli passi che sono stati fatti in avanti, passi che però non possono far abbassare la guardia. C’è tanto da fare, allo scopo che si ribadisca e possa affermarsi in ogni dove, l’importanza della prevenzione e del rispetto delle
norme.

Passi che, come la “giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole” istituita dalla Legge n. 107 del 13 luglio 2015 e fissata per il 22 novembre di ogni anno dal decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, devono essere attuati e realmente estesi in ogni contesto, diventando consuetudine al fine di maturare e accrescere la contezza e consapevolezza del rischio a cui si è esposti nei luoghi ed edifici pubblici.

Si sensibilizzino le nuove generazioni a riflettere su quanto accaduto nel nostro Paese e non si finisca per pensare, come spesso accade per queste immani tragedie, che siccome si è già verificato altrove, tali eventi non possa verificarsi di nuovo. Nessuno debba sentirsi escluso.

Comprendo lo stato e il periodo che il Nostro Paese sta affrontando, ma auspico che queste mie riflessioni possano essere ascoltate. Che questo Governo, nel pieno delle proprie facoltà, possa tradurre in un orizzonte non troppo lontano, le necessarie
azioni volte in modo netto a porre la parola fine a tematiche che riecheggiano da troppo, tanto tempo.

Possa porre come priorità della propria azione, la sicurezza scolastica e l’istruzione come base strategica del nostro Paese, investire in essa affinché questa società possa definirsi sana. Non lo si deve solo per rendere onore a coloro che hanno sacrificato la propria vita in questi eventi, ma per le nuove generazioni che verranno, per i nostri figli. Dalla scuola e dall’istruzione che passa il futuro del nostro Paese, attraverso essa deve essere tenuta viva la fiamma della memoria e del ricordo, perché non dimentichiamolo mai, un Paese senza memoria è un paese senza futuro.

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