8 docenti su 10 in Italia sono donne, percentuale in aumento. Fenomeno che non riguarda soltanto l’Infanzia e la Primaria

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In Italia, la stragrande maggioranza degli insegnanti è donna, e questa tendenza va oltre la prima infanzia e l’istruzione primaria. Anche nelle scuole medie e superiori il numero delle insegnanti donne è aumentato notevolmente. Secondo i dati del MIUR per l’a.a. 2020/2021, più di otto docenti su dieci (83,2%) in Italia sono donne. L’Italia è il paese dell’Europa occidentale con il maggior numero di insegnanti donne, al pari dei paesi dell’ex blocco sovietico, come Lettonia, Lituania, Bulgaria, Repubbliche Ceca e Slovacca, Romania e Ungheria.

Solo vent’anni fa la percentuale di insegnanti donne era al 79%, ma da allora è aumentata. Oggi, quasi otto insegnanti di scuola media su dieci (79%) sono donne, contro il 74% di due decenni fa e il 61% nell’anno accademico 1965/1966. Allo stesso modo, negli ultimi 55 anni la percentuale di insegnanti donne nelle scuole superiori è passata dal 48% al 67%.

Perché?

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), lo squilibrio di genere nella professione di insegnante può essere attribuito a stereotipi di vecchia data che associano l’insegnamento alle donne. A ciò aggiunge che l’orario di lavoro flessibile nell’insegnamento attira soprattutto le madri, il che contribuisce ulteriormente al divario di genere.

L’OCSE suggerisce che migliorare il riconoscimento e la remunerazione della professione di insegnante potrebbe aiutare ad attrarre e trattenere buoni insegnanti, indipendentemente dal genere. In definitiva, la promozione della diversità di genere nella professione di insegnante andrà a vantaggio sia degli studenti maschi che di quelle femmine.

Donne penalizzate nel lavoro, ma più brave a scuola. Insegnamento e pubblico impiego valvole di sfogo

In occasione della Festa della Donna, il Focus Gender Gap 2023 di AlmaLaurea offre uno sguardo approfondito sulla situazione delle donne nell’istruzione e nel mondo del lavoro. I dati rivelano che le donne rappresentano la maggioranza dei laureati del 2021 (59,4%) e del 2022 (63,0% delle donne e 57,9% degli uomini), con una media del voto di laurea maggiore rispetto agli uomini nei corsi STEM (104,2 su 110 per le donne e 102,3 per gli uomini).

Tuttavia, le donne con figli continuano a essere penalizzate: a cinque anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il tasso di occupazione è dell’86,7% per le donne e del 90,9% per gli uomini. Ciò è dovuto al fatto che gli uomini svolgono più frequentemente un’attività alle dipendenze a tempo indeterminato rispetto alle donne.

Per quanto riguarda l’istruzione, il Rapporto 2023 sul Profilo dei Diplomati mostra che le ragazze alla scuola media inferiore ottengono un voto d’esame superiore o uguale a 9 in misura maggiore rispetto ai ragazzi (43,9% rispetto al 31,5%) e quando arrivano alle superiori, raggiungono ottimi risultati. Il 94,0% delle studentesse non fa ripetenze e conclude la scuola secondaria superiore con un voto medio di diploma pari a 83,2 su cento, mentre il 78,7% dei ragazzi ottiene un voto medio di 78,7 su cento. Nonostante questo, le donne sono ancora vittime di gender pay gap rispetto agli uomini, anche se sono interessate a proseguire gli studi all’università in maggior misura rispetto agli uomini (80,2% delle diplomate rispetto al 64,3% dei diplomati).

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