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730, dichiarazione ritardata, omessa, sanzioni e come mettersi a posto

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In tutti i casi, presentare la dichiarazione oltre il termine di scadenza che le Entrate considerano ordinario, significa entrare nel perimetro della dichiarazione tardiva. E ancora, superare i 90 giorni dalla data inizialmente prevista come scadenza, lascia spazio alla omessa dichiarazione. 

Accorgersi di non aver presentato la dichiarazione dei redditi è una cosa che può mettere in angoscia qualsiasi contribuente. Il timore delle conseguenze, di sanzioni o multe può arrivare a togliere il sonno. C’è un modo però per  risolvere la situazione, ma bisogna sapere come muoversi.

730/2020, cosa fare a scadenza superata

Per la stagione dei Redditi 2020, il 730 è scaduto il 30 settembre scorso. Il 30 novembre invece è terminato il periodo di presentazione del modello Redditi Pf 2020. Parliamo naturalmente dell’invio telematico, perché per la formula cartacea la scadenza era al 30 giugno 2020. In pratica, tutto scaduto adesso, compresa la formula correttiva del modello 730, quella usata nel momento in cui il contribuente si accorge di aver commesso degli errori. Anche in questo caso scadenza superata il 30 novembre scorso.
In tutti i casi, presentare la dichiarazione oltre il termine di scadenza che le Entrate considerano ordinario, significa entrare nel perimetro della dichiarazione tardiva. E ancora, superare i 90 giorni dalla data inizialmente prevista come scadenza, lascia spazio alla omessa dichiarazione.

730 tardivo, cosa permette legge

Il 730 è senza dubbio il modello di dichiarazione dei redditi più usato per milioni di contribuenti italiani che lo preferiscono al modello Redditi Pf per la velocità nella definizione dei conguagli Irpef a credito o a debito, con imposta da pagare o da recuperare, direttamente in busta paga o con la pensione.
Il modello 730 ordinario è scaduto il 30 settembre, quello integrativo il 26 ottobre e quello correttivo il 10 novembre. Passate tutte queste date l’unica via per adempiere all’obbligo di dichiarazione o per sistemare eventuali errori, omissioni o semplici dimenticanze di cui ci si è resi conto, è la presentazione del modello Redditi Pf. Infatti nulla vieta al contribuente di presentare il modello Redditi Pf dopo aver presentato il modello 730. Naturalmente la definizione delle imposte in questi caso segue due vie separate perché entrambi i modelli fiscali si competano separatamente.

Dichiarazione tardiva, di cosa si tratta?

Tornando al presente, la cosa evidente è che i termini di presentazione prima descritti sono tutti scaduti.
In linea generale, decorso il termine ordinario di presentazione della dichiarazione o delle dichiarazioni, in assenza di invio, si può salvare il salvabile andando a presentare una dichiarazione tardiva. Questa facoltà per il contribuente va sfruttata entro il termine ultimo di 3 mesi dalla data ordinaria di scadenza.

Quando una dichiarazione viene considerata omessa

Ci sono quindi 90 giorni per poter intervenire presentando una dichiarazione tardiva. Scaduti pure questi 3 mesi, la dichiarazione verrà considerata omessa.
Anche la presentazione tardiva però non è esente da sanzione, anzi, essa è del tutto equiparata alla omessa dichiarazione, ma gode della riduzione ad 1/10. Sanzione da 250 euro per l’omessa dichiarazione mentre per la dichiarazione tardiva entro 90 giorni, sanzione di 25 euro.
Naturalmente, se dalla dichiarazione tardiva esce fuori una minore imposta versata in precedenza, la differenza va versata applicando pure gli interessi al tasso dello 0,05%.
Sanzioni sono previste anche per i contribuenti che presentano entro 90 giorni dalla scadenza, una dichiarazione integrativa a correzione di errori di un’altra dichiarazione già presentata.
La presentazione di una integrativa entro tre mesi viene sanzionata in misura ridotta ad 1/9, cioè con 27,77 euro. Anche in questo caso, in presenza di una maggiore imposta da versare, occorre pagare la differenza con interessi pari allo 0,05%.

Integrativa oltre i 90 giorni

Una integrativa presentata decorsi i 90 giorni in cui si può intervenire con ravvedimento operoso, sanzioni e interessi ridotti, espone ad un rischio maggiore. La sanzione in questi caso è compresa tra il 90 ed il 180% della maggiore imposta dovuta.
Anche per la dichiarazione oltre i 90 giorni e quindi considerata omessa, si può usare il ravvedimento. Sanzioni in questo caso pari a minimo 250 euro ovvero, tra il 120 ed il 240% delle imposte dovute. Imposte che si riducono alla metà nel caso di presentazione della dichiarazione entro il termine di presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta successivo.

La legge fiscale quindi prevede che in caso di omessi o carenti versamenti, il contribuente può provvedere a calcolare e versare spontaneamente ciò che serve per regolarizzare la posizione. Oltre agli interessi calcolati al tasso annuo previsto, dal giorno in cui dovevano essere versate le imposte e fino al giorno in cui vengono effettivamente pagate, occorre pagare le relative sanzioni. In arena sintesi il meccanismo è il seguente:

1/10 della sanzione ordinaria entro 30 giorni dalla data di scadenza, ridotta ad 1/15 al giorno se regolarizzata entro15 giorni;
1/9 entro 90 giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione, o dall’errore commesso il corretto;
1/8 entro un anno dall’omissione o dall’errore commesso;
1/7 entro due anni o entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo;
1/6 se decorrono oltre due anni dall’omissione o dall’errore;
1/5 se è già arrivata la constatazione della violazione.

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