64% asili è privato, Stato rinuncia al settore e a migliaia di posti di lavoro

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A Monfalcone sta facendo discutere quanto si è appreso dal giornale locale il Piccolo, ovvero che una scuola dell’infanzia paritaria a insegnamento cattolico chiuderà i battenti.

Nonostante abbiano nel corso del tempo avuto anche sostegni economici importanti. Il costo della retta per il 2017 era di 170 euro a bambino e di bambini ve ne erano una sessantina, con 7 maestre che rischiano di perdere il lavoro.

Sul giornale si legge che “Per il 2017 la parrocchia ha inoltre potuto contare sul contributo annuale del Comune di 50mila euro, da anni erogato a riconoscimento della presenza della scuola, che mette a disposizione 90 posti, e sul versamento di altri 20mila euro per l’utilizzo degli spazi in cui è stata collocata una sezione della scuola dell’infanzia di largo Isonzo, ospite ancora nella vicina primaria Duca d’Aosta. Dalla Regione sono arrivati, a valere sul passato anno scolastico, 17mila euro, altri 54mila dallo Stato e 31mila da singoli cittadini con l’iniziativa della parrocchia “Un caffé per la scuola di via Roma”. Le rette lo scorso anno scolastico hanno garantito quasi 152mila euro.” Ma tutto ciò non è bastato.

Facendo un salto indietro, si scopre,leggendo i dati dell’ISTAT che nell’anno educativo 2014/15 sono state censite sul territorio nazionale 13.262 unità che offrono servizi socio-educativi per la prima infanzia, il 36% è pubblico e il 64% privato.

I posti disponibili, in tutto 357.786, coprono il 22,8% del potenziale bacino di utenza (i bambini sotto i tre anni residenti in Italia) in lieve aumento rispetto al 22,5% del 2014.

Per i servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia i Comuni hanno impegnato nel 2014 1 miliardo 482 milioni di euro, il 5% in meno rispetto all’anno precedente.

Le famiglie contribuiscono in misura crescente ai costi del servizio: dal 2004 al 2014 la quota è passata dal 17,4 al 20,3% della spesa corrente impegnata dai Comuni per i servizi socio-educativi.

Praticamente lo Stato italiano ha rinunciato ad un servizio fondamentale, delegandolo totalmente ai privati, spesso trattasi di attività religiose, con l’influenza diretta od indiretta che possono esercitare sulla crescita basilare dei bambini in una fascia di età fondamentale. E nonostante ciò non si riesce a coprire tutto, eppure sarebbe un settore dove la domanda c’è, il lavoro ci sarebbe per migliaia di persone. Per quale motivo si è rinunciato a ciò?

Il caso di Monfalcone ed i dati dell’Istat confermano che si deve invertire seriamente rotta, la gestione del ciclo 0-6 deve essere prevalentemente statale. Il DLGS 13 aprile 2017 n° 65 corre in parte anche se in modo a dir poco timido in questa direzione? Verrà progressivamente istituito in relazione all’effettiva disponibilita’ di risorse finanziarie, umane e strumentali, il Sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in eta’ compresa dalla nascita fino ai sei anni uno specifico servizio integrato.

I servizi educativi per l’infanzia sono articolati in:

a) nidi e micronidi che accolgono le bambine e i bambini tra tre e trentasei mesi di eta’ e concorrono con le famiglie alla loro cura, educazione e socializzazione, promuovendone il benessere e lo sviluppo dell’identita’, dell’autonomia e delle competenze. Presentano modalita’ organizzative e di funzionamento diversificate in relazione ai tempi di apertura del servizio e alla loro capacita’ ricettiva, assicurando il pasto e il riposo e operano in continuita’ con la scuola dell’infanzia;

b) sezioni primavera, di cui all’articolo 1, comma 630, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, che accolgono bambine e bambini tra ventiquattro e trentasei mesi di eta’ e favoriscono la continuita’ del percorso educativo da zero a sei anni di eta’. Esse rispondono a specifiche funzioni di cura, educazione e istruzione con modalita’ adeguate ai tempi e agli stili di sviluppo e di apprendimento delle bambine e dei bambini nella fascia di eta’ considerata. Esse sono aggregate, di norma, alle scuole per l’infanzia statali o paritarie o inserite nei Poli per l’infanzia;

c) servizi integrativi che concorrono all’educazione e alla cura delle bambine e dei bambini e soddisfano i bisogni delle famiglie in modo flessibile e diversificato sotto il profilo strutturale ed organizzativo.

Come emerge nel testo attuativo della 107 i servizi educativi per l’infanzia sono gestiti dagli Enti locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da soggetti privati; le sezioni primavera possono essere gestite anche dallo Stato.

E’ possibilista verso la gestione pubblica, ed i finanziamenti previsti sono pochi e le tempistiche lunghe rispetto alle reali necessità del Paese. Eppure basterebbe poco, per invertire rotta, rendere totalmente pubblico o prevalentemente pubblico un settore basilare, che darebbe un gran servizio alla collettività, tanti posti di lavoro e non chiacchiere e soprattutto sarebbe laico. Tanto lo Stato i soldi li spende ugualmente a favore del privato, si tratta solo di una questione di indirizzo politico e di voler investire in modo diverso rispetto al presente condizionato da un passato che non esiste più.

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