6 febbraio: Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf).

di Giulia Boffa
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GB – Le Nazioni Unite hanno scelto tale giornata nel 2003 per diffondere sempre maggiore consapevolezza su di una pratica tradizionale che a tutt’oggi viola i diritti umani di donne e bambine in tutto il mondo.

Secondo i dati dell’OMS sono 140 milioni le donne e bambine che hanno subito l’infibulazione o altre mutilazioni genitali e ci sono oltre 3 milioni di nuovi casi ogni anno. Le infibulazioni si praticano anche in Italia e sarebbero circa 40 mila, il dato più alto in Europa, che conta circa 500mila casi.

GB – Le Nazioni Unite hanno scelto tale giornata nel 2003 per diffondere sempre maggiore consapevolezza su di una pratica tradizionale che a tutt’oggi viola i diritti umani di donne e bambine in tutto il mondo.

Secondo i dati dell’OMS sono 140 milioni le donne e bambine che hanno subito l’infibulazione o altre mutilazioni genitali e ci sono oltre 3 milioni di nuovi casi ogni anno. Le infibulazioni si praticano anche in Italia e sarebbero circa 40 mila, il dato più alto in Europa, che conta circa 500mila casi.

Per questo motivo il governo italiano ha messo in atto una politica di prevenzione e contrasto del fenomeno, con un’intesa tra ministero della Salute, Istruzione ed Esteri.

Il Parlamento italiano, con la legge 9 gennaio 2006, n. 7, ha provveduto a tutelare la donna dalle pratiche di mutilazione genitale, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne.

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