54mila studenti italiani isolati volontariamente, preferiscono rapporti tramite Internet

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Si può “stimare che circa 54.000 studenti italiani di scuola superiore si identifichino in una situazione di ritiro sociale”. Lo afferma Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’istituto fisiologia clinica del Cnr di Pisa, che ha condotto il primo studio nazionale – promosso dalla onlus Gruppo Abele in collaborazione con l’Università della Strada – per fornire una stima quantitativa dell’isolamento volontario negli adolescenti.

Il termine utilizzato, forse impropriamente, è quello di Hikikomori, riferendosi ad un fenomeno prettamente giapponese che nasce già negli anni ’80 e che identifica gli adolescenti ritirati nella loro casa o nella loro stanza, isolati dalla società, evitando il contatto con l’esterno, incluse le relazioni personali e familiari.

“Eremiti postmoderni”, che sbarcano anche in Italia. Infatti, secondo lo studio citato, “il 2,1% del campione di oltre 12mila studenti intervistato attraverso un questionario attribuisce a sé stesso la definizione di Hikikomori, che proiettando il dato sulla popolazione studentesca permette di stimare che circa 54 mila studenti siano colpiti da questo fenomeno“.

Il 18,7% – aggiunge la Molinaro – afferma, infatti, di non essere uscito per un tempo significativo, escludendo i periodi di lockdown, e di questi l’8,2% non è uscito per un tempo da 1 a 6 mesi e oltre: in quest’area si collocano sia le situazioni più gravi (oltre 6 mesi di chiusura), sia quelle a maggiore rischio (da 3 a 6 mesi). Le proiezioni ci parlano di circa l’1,7% degli studenti totali (44.000 ragazzi a livello nazionale) che si possono definire Hikikomori, mentre il 2,6% (67.000 giovani) sarebbero a rischio grave di diventarlo“.

Nell’esperienza giapponese, questi giovani soffrono spesso di depressione, di comportamenti ossessivo-compulsivi, e vivono in uno stile di vita che include un ritmo circadiano sonno-veglia invertito. Gli hikikomori sostituiscono i rapporti sociali diretti con quelli mediati attraverso internet, anche se solo il 10% di loro utilizza effettivamente la rete. Il ritiro dalla società avviene gradualmente e può portare a perdita di competenze sociali e riferimenti comportamentali, nonché all’aumento dell’aggressività spesso rivolta ai genitori. Nonostante il desiderio di suicidio sia alto, la percentuale di suicidi tra gli hikikomori rimane bassa a causa di una forma di autocompiacimento e narcisismo. Il professore Flavio Rizzo dell’Università di Tokyo ha descritto gli hikikomori come “eremiti postmoderni”.

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