40 mila pensionamenti certificati, 30 mila docenti. Anief: crescono i posti scoperti dal 1° settembre

insegnante studente

Anief – È pari a 39.700 il numero di pensionamenti certificati che avranno effetto con il nuovo anno scolastico: si allarga ulteriormente il già cospicuo numero di posti vacanti che andranno in larghissima parte a supplenza annuale.

La quota indicata di 250 mila contratti a tempo determinato diventa sempre più plausibile. Anche quelli che si andranno a dividere tra lavoratori Ata ed educatori precari.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “una parte dei posti liberi gli Uffici scolastici nemmeno potranno tentare di assegnarli ai ruoli del 2020, perché dovranno essere accantonati per i vincitori dei prossimi tre concorsi-lumaca e stracolmi di disposizioni discriminanti. Senza dimenticare che la maggior parte delle convocazioni andranno comunque disertate. Un motivo in più per procedere da subito con le assunzioni a tempo indeterminato utilizzando anche le graduatorie d’Istituto a breve trasformate in provinciali. Per il personale Ata si sa ancora meno: la materia sarà oggetto di un incontro informativo con i sindacati, Anief compresa, previsto domani alle 18.30”.

A settembre a passare la mano saranno in 40 mila: il numero degli aventi diritto alla pensione è stato comunicato dall’Inps. Vuol dire che il dato non è definitivo, ma, da quanto risulta ad Orizzonte Scuola, quello finale non si dovrebbe distaccare di molto. I 39.700 pensionamenti certificati includono i docenti. I posti in questione saranno messi a disposizione per le operazioni 2020/21 di mobilità, immissioni in ruolo e supplenze. Sarebbe in via di emanazione da parte del MI una comunicazione con il dettaglio dei posti liberi a seguito dei pensionamenti.

I POSTI DA ASSEGNARE AL RUOLO

Considerando i posti vacanti, compresi i residui dello scorso anno scolastico derivanti dalle mancate immissioni in ruolo per via delle graduatorie – GaE e di merito – senza più candidati, le cattedre che quest’anno presumibilmente il ministero dell’Economia potrebbe autorizzare per essere assegnate alle immissioni in ruolo si presume che possano essere circa 60 mila. In realtà dovrebbero essere molte di più, ma conosciamo le logiche al risparmio dell’amministrazione pubblica.

LE MANCATE ASSUNZIONI IN RUOLO

Di sicuro delle 60 mila immissioni in ruolo, saranno sicuramente meno di 20 mila quelle che andranno in porto. Si andranno ad aggiungere alle 25 mila non assegnate nel 2019, sempre accordati dal Mef ma andati “persi” per mancanza di candidati nelle graduatorie ad esaurimento e di merito, più circa altri 10 mila che per motivi oscuri non furono destinate alle assunzioni a tempo indeterminato. Poi ci sono oltre 25 mila “Quota 100” che lasciarono nel 2019, senza però essere mai sostituiti attraverso il turn over, ad eccetto di appena 4.500 assunzioni previste di recente. E anche oltre 10 mila cattedre di sostegno in organico di diritto, quindi prive di docente specializzato titolare e destinate al ruolo.

LE DEROGHE ASSURDE

Agli 85 mila posti liberi sulle discipline d’insegnamento vanno però aggiunti altri 40 mila furbescamente “mascherati” in organico di fatto. Poi ci sono le 50 mila cattedre di sostegno in deroga, in realtà prive di docente titolare ma relegate come posti da assegnare per legge al 30 giugno dell’anno successivo: cattedre, riguardanti il sostegno agli alunni disabili, che con il passare delle settimane si andranno quasi a raddoppiare per via delle sentenze favorevoli alle famiglie che ricorreranno per la riduzione di ore settimanali assegnate ai figli disabili oppure per la mancata assegnazione del docente. Ecco perché tra posti in organico di diritto e di fatto, solo per i docenti, si rischia concretamente di sforare la quota record di 200 mila contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno o 31 agosto 2021.

TANTI ATA DA COPRIRE

A rendere il computo complessivo ancora più amaro sono anche i 30 mila posti di Ata privi di titolare: si tratta di assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. A cui ne vanno aggiunti altri 20 mila, per quel potenziamento mai attivato per gli Ata, ma sempre più necessari per attuare quei progetti e le attività avviate in autonomia dagli istituti a seguito della Legge 107 del 2015.

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