387 tentativi di suicidio in un anno raccolti dal solo Pronto soccorso Bambino Gesù di Roma, 90% ragazze con età media 15 anni

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Il pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma ha registrato dati sconcertanti: ben 387 tentativi di suicidio tra i giovani, con il 90% delle vittime costituito da ragazze, e un’età media di 15 anni. Questi numeri agghiaccianti, al di là di ogni comprensione, rivelano una verità che non può più essere trascurata: urgente ascoltare attentamente, perché questo è più di un semplice allarme; è un grido di disperazione che non può più essere ignorato.

La depressione e i disturbi d’ansia tra i giovanissimi sono in aumento esponenziale da anni. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza psichiatrica, come testimoniano i numeri altissimi registrati al Bambino Gesù negli ultimi anni, in particolare dopo l’esperienza traumatica della pandemia“, afferma il prof. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale e ordinario all’Università Cattolica. “I problemi di salute mentale per cui i ragazzi vengono portati in urgenza in un pronto soccorso pediatrico sono sempre di più legati all’autolesionismo messo in atto fin da bambini. È un dato che colpisce e che testimonia una sofferenza psicologica dei ragazzi che non va ignorata ma che non trova invece sufficiente ascolto e risposte adeguate“.

Nel corso del 2022, sono state effettuate più di 1500 consulenze neuropsichiatriche al pronto soccorso del Bambino Gesù. Questi dati indicano che ogni giorno almeno 4 bambini e ragazzi hanno richiesto assistenza in emergenza per problematiche mentali.

Inoltre, nel reparto protetto di Neuropsichiatria, dove vengono gestiti i casi più complessi, sono stati registrati 544 ricoveri, il che rappresenta un aumento del 10% rispetto agli anni precedenti. Sorprendentemente, il 70% di questi ricoveri è stato dovuto a casi di ideazione suicidaria o tentato suicidio.

Cosa sta accadendo ai nostri giovani? Dove stiamo commettendo errori come società, genitori e educatori?

Ci troviamo di fronte a un fallimento collettivo,” dichiara con fermezza il Prof. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, docente universitario e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo

L’idea che i giovani siano ossessionati dai “like” e dalle visualizzazioni online può sembrare una spiegazione facile, ma la realtà è molto più complessa e angosciante. “Basta con questa narrazione che il bisogno disperato di ‘like’ e visibilità sia il problema. No, cari amici, è solo un sintomo. Il vero virus è la nostra indifferenza e il nostro abbandono,” sottolinea il professore.

Non è il momento di nascondersi dietro ai nostri smartphone o di rifugiarci in una realtà virtuale, sperando che il problema scompaia da solo. “Siamo vigili, perché la rabbia che questi giovani provano è la manifestazione nascosta della depressione. E loro non sono semplicemente arrabbiati; sono invisibili!” continua.

La responsabilità ricade su di noi, genitori, educatori e su tutta la società. “Piuttosto che cliccare su una foto falsa su Instagram, forse è giunto il momento di fare clic su qualcosa chiamato responsabilità genitoriale!” esorta il Prof. Lavenia. “Dobbiamo agire, per favore, prima che questa ‘emergenza silenziosa’ si trasformi in un epitaffio per una generazione.

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