36 ore settimanali, Di Menna (UIL): “l’importante che vengano pagate di più, insegnanti non sono sudditi”

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di Eleonora Fortunato – Secco il commento rilasciato in esclusiva ad OrizzonteScuola.it del leader della Uil Scuola alle ultime notizie trapelate da viale Trastevere: “36 ore di lavoro? Gli insegnanti non sono sudditi, hanno bisogno di partecipare ai processi decisionali”.

di Eleonora Fortunato – Secco il commento rilasciato in esclusiva ad OrizzonteScuola.it del leader della Uil Scuola alle ultime notizie trapelate da viale Trastevere: “36 ore di lavoro? Gli insegnanti non sono sudditi, hanno bisogno di partecipare ai processi decisionali”.

Fa molto caldo in questi giorni e al ‘cantiere’ si suda per trovare una soluzione ai problemi della scuola. “Magari se avessero coinvolto anche qualche insegnante le cose sarebbero potute andare meglio” ci ha detto Massimo Di Menna “su 800.000 docenti possibile che non ne abbiano trovato qualcuno all’altezza? E’ vero, c’è Marco Lodoli, ma lui è uno scrittore… come parlare di strategie militari senza avere fatto il militare. Gli insegnanti hanno bisogno di sentirsi supportati, non di vedersi calare dall’alto decisioni che incideranno pesantemente sulle loro vite professionali e personali”.

In questi giorni si parla molto di opportunità di carriera, di valorizzazione della professionalità dei docenti. Siamo vicini o no a una svolta?

“Da parte del Presidente Renzi è venuta più volte la promessa di una svolta, ma è incauto crederci fino a quando non si metterà l’emergenza retributiva al primo posto. Soluzioni che non prevedano di portare i salari degli insegnanti a un livello veramente dignitoso non avranno mai un riscontro positivo sulla loro motivazione. Per adesso è ragionevole pensare a un buon contratto che possa prevedere aumenti nell’ambito del prossimo triennio”. Seguici anche su FaceBook Lo fanno già in 109mila

Qualche tempo fa in una nostra intervista un suo collega della Flc Cgil aveva liquidato come demagogica l’idea di un salto di qualità degli stipendi degli insegnanti. Mi pare di capire che lei non la pensa così…

E’ adesso che il Governo italiano può decidere se spostare i soldi dagli sprechi e dai privilegi per destinarli finalmente al lavoro e all’istruzione. C’è da dire che anche nel mondo della scuola c’è bisogno di qualche razionalizzazione: pensiamo all’esternalizzazione delle pulizie, un meccanismo che toglie risorse che potrebbero facilmente essere risparmiate e investite in altro”.

Sulla base di quale criterio dovrebbero secondo lei avvenire i riconoscimenti retributivi?




“Si potrebbe per esempio partire dalla Legge Bassanini, che ipotizzava la formazione di figure specifiche per la costruzione e il governo dell’innovazione nelle scuole, oppure si potrebbe legare l’aumento della retribuzione a quello delle ore di lezione. Ma la cosa essenziale è trovare risorse da investire, non sperare di ricavarle da tagli e mancati investimenti, e soprattutto avere finalmente chiaro che il vero riconoscimento dell’impegno dei docenti avviene con un buon contratto, facendo in modo che gli insegnanti lavorino in un contesto di innovazione, dove formarsi e aggiornarsi siano una regola, non una faticosa eccezione”.

E’ ragionevole legare l’ipotetica progressione di carriera di un docente ai suoi titoli di aggiornamento e di formazione?

“E’ un’ipotesi che non mi convince, anche visto quello che sta succedendo per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto, che di fatto si è trasformato in una compravendita di punti. Un sistema di carriera deve prevedere la formazione continua come momento essenziale, pregnante della funzione docente. Il vero rischio che vedo sempre dietro l’angolo quando si parla di ‘carriera’ dei docenti è la valorizzazione di attività che poco hanno a che fare con il lavoro vero dell’insegnante, col suo stare in classe. E’ come se si selezionassero per la carriera quei docenti che vogliono ‘liberarsi delle classi’”.

Se si parla di valorizzazione della professione docente, Uil ultimamente ha guardato con favore a “Valorizza”, sperimentazione che ha ‘premiato’ con incentivi economici docenti selezionati su base reputazionale. Come giudica questa esperienza? Vede un possibile prosieguo?

“Proprio in questi giorni scriveremo una lettera al Miur per conoscere gli esiti scientifici, o quanto meno statistici, di questa iniziativa che ha visto la partecipazione entusiasta di molti istituti. Purtroppo è una consuetudine per il nostro Paese: si fanno delle sperimentazioni significative, ma poi non si monitorano i passaggi e le ricadute che dovrebbero avere, cosa che potrebbe avvenire anche nel caso del liceo a 4 anni”.

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