3.000 diplomati magistrale in GaE. Adida: Miur tenta di bloccare inserimento e nomine sostenendo “grave danno all’organizzazione didattica”

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Valeria Bruccola –  Nessuna “buona scuola” può esistere in assenza del rispetto delle regole e delle disposizioni che gli organi di controllo, come i Tribunali amministrativi, emettono contro chi amministra il Paese, nel nostro caso il MIUR.

Valeria Bruccola –  Nessuna “buona scuola” può esistere in assenza del rispetto delle regole e delle disposizioni che gli organi di controllo, come i Tribunali amministrativi, emettono contro chi amministra il Paese, nel nostro caso il MIUR.

Invece, dietro ai sorrisi smaglianti del Ministro e di tutti i suoi più stretti collaboratori, profusi per inaugurare il nuovo anno scolastico, si nascondono azioni che confermano le nostre critiche sul modo di operare di questo Governo, a danno di tutti i docenti precari e, in particolar modo, dei precari che sono dovuti ricorrere al contenzioso per vedere rispettati i propri diritti.

Già abbiamo raccontato le vicende dei 3000 diplomati magistrali che dal mese di marzo aspettano l'esecuzione dell'Ordinanza del Consiglio di Stato che li ha immessi in GAE con la possibilità di assumere incarichi a tempo indeterminato e determinato a partire dalla “Fase 0” del piano assunzioni disposto dal MIUR, ma allo stato attuale, malgrado l'ottemperanza disposta sempre dal Consiglio di Stato nel mese di agosto, solo una quarantina di provincie hanno ottemperato e solo attribuendo incarichi annuali.

Come non bastasse il danno subito finora da questi docenti, in questi giorni il Ministero ha notificato un’istanza di chiarimenti al Consiglio di Stato, ennesima mossa per bloccare le ottemperanze degli Uffici scolastici che hanno già provveduto ad assegnare incarichi.

Il MIUR, quindi, ha attuato un ulteriore tentativo di interrompere l’iter dell’esecuzione, sostenendo che nell’ottemperare a quanto disposto dalla citata ordinanza si verificherebbe un grave danno all’organizzazione didattica, come se ciò fosse sufficiente a giustificare l’esclusione di un’intera categoria dalla possibilità di lavorare, realizzarsi e uscire da una vita di precariato.

Ma il MIUR omette di dire che il ritardo con cui si stanno attuando le procedure, con grave danno soprattutto per quanti finora non hanno ottenuto gli incarichi spettanti, è dovuto alla mancanza di una tempestiva presa in carico da parte dell'amministrazione centrale della vicenda e dell'Ordinanza di marzo, cosa che ha lasciato nel totale arbitrio decisionale le sedi periferiche.

Se non fosse stata per l'ottemperanza avviata e per le pressioni esercitate dai legali che hanno patrocinato il ricorso, il MIUR e gli uffici scolastici regionali e provinciali non avrebbero nemmeno inserito i ricorrenti nelle GAE, disattendendo la disposizione del Tribunale e, cosa gravissima, costringendo i docenti a ricorrere persino alle forze dell'ordine per segnalare l'omissione d'atti d'ufficio che si è perpetrata durante le convocazioni, dai primi di settembre ad oggi, quando l'anno scolastico, le lezioni, le attività didattiche non erano ancora iniziate e ad inoltrare querele.

Che il Ministero oggi avanzi queste scuse puerili, sinceramente, suona come una ulteriore insopportabile presa in giro, che speriamo il Consiglio di Stato sappia cogliere, stando alle date dei documenti da esso stesso emanati.

Confidiamo nell'operato della Magistratura e siamo certi che, come è stato nel mese di agosto, il Tribunale possa risolvere in fretta la questione e “chiarire” all'Amministrazione quanto a noi era già chiaro da mesi, tanto espliciti e inequivocabili sono i passaggi dell'Ordinanza di marzo.

Dietro questa vicenda ci sono le sorti professionali di migliaia di persone ma, soprattutto, la costatazione che le scelte politiche attuate dal Governo, quindi dal MIUR, sono granitiche e inflessibili, al punto da passare sopra persino al giudizio della Magistratura. Decisamente inaccettabile in uno Stato fondato sul diritto e sulla divisione costituzionale dei Poteri.

 

 

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