30 novembre, scuola in piazza per chiedere modifiche a legge stabilità. Docenti perdono fino a 3mila euro

di redazione
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dp – Dal blocco del contratto al diritto allo studio, ieri personale della scuola e studenti si sono ritrovati a manifestare contro una manovra che costa 300milioni di euro. UIL "taglio superiore a quello dei manager", GILDA "si proletarizzano i docenti", SNALS "potere d’acquisto a meno 6mila euro"

dp – Dal blocco del contratto al diritto allo studio, ieri personale della scuola e studenti si sono ritrovati a manifestare contro una manovra che costa 300milioni di euro. UIL "taglio superiore a quello dei manager", GILDA "si proletarizzano i docenti", SNALS "potere d’acquisto a meno 6mila euro"

 FLCGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda, insieme alle associazioni degli studenti, si sono ritrovati davanti a Montecitorio per chiedere modifiche alla legge di stabilità.

Basta tagli, i manifestanti hanno chiesto una seria e pluriennale stagione di investimenti, il rinnovo del contratto, la stabilizzazione degli organici, formazione per il personale e la risoluzione delle questioni aperte a partire dai docenti inidonei per finire ai pensionandi di Quota96.

A queste richieste si sono aggiunte anche quelle degli studenti, che hanno puntato il dito verso l’insufficiente investimento per il diritto allo studio varato dal Decreto istruzione e chiesto un aumento di investimenti che vada nella direzione già tracciata.

Centrale è stata la protesta per il blocco dei contratti che costerà al personale della scuola dai 2.500 ai 3.000 euro annui, mentre il Governo apre ad una contrattazione esclusivamente normativa.

"Chiediamo – ha detto Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc Cgil – di aprire le trattative contrattuali, sia sulla parte retributiva che su quella normativa. Vogliamo poi un piano di investimenti: a parole tutti dicono che vogliono dare priorità all’istruzione ma nel concreto si pensa solo a tagliare"

Di Menna, segretario UIL, ha rivolto l’attenzione anche alle richieste degli studenti: "Non si può dire che gli studenti e la scuola sono al primo posto nell’attenzione del Governo se si mettono gli insegnanti e chi ci lavora all’ultimo". Sul blocco degli stipendi ha detto: "L’intervento sulle retribuzioni del personale della scuola risulta essere, nel suo insieme, superiore a quello previsto per i manager di Stato. Le risorse, invece, vanno trovate intervenendo in modo sempre più massiccio sui tanti sprechi e privilegi che ci sono nella spesa pubblica e nei costi della politica e nell’enorme evasione fiscale che rappresenta la prima emergenza nazionale."

Marco Paolo Nigi, segretario dello Snals Confsal, precisa che "il blocco delle retribuzioni e dei contratti nel pubblico impiego ha portato in 6 anni a una perdita del potere di acquisto di circa 6 mila euro per ogni dipendente, mille euro l’anno, mentre il blocco degli scatti di anzianità si traduce in un altro taglio secco di mille euro l’anno. Una doppia penalizzazione per la scuola che è insopportabile"

Rino Di Meglio, coordinatore Gilda, ha posto la questione in termini di versi, sottolineando come i docenti rischiano di essere proletarizzati. "Percepire uno stipendio basso vuol dire anche non godere di alcuna considerazione sociale. Il contratto delle colf – ha incalzato Di Meglio – prevede uno scatto biennale del 2,5% mentre a noi insegnanti viene detto che i gradoni sono un privilegio".

Concludiamo con Scrima, segretario CISL che promette: "La nostra mobilitazione non si ferma qui, vogliamo risposte immediate, che traducano nei fatti gli impegni assunti dalla ministra Carrozza nell’incontro del 22 novembre. Aprire subito la trattativa all’ARAN sul recupero degli scatti 2012, togliere dalla legge di stabilità il blocco di quelli del 2013 e quello dei contratti. I lavoratori della scuola non si accontentano più di parole, ne hanno ricevute anche troppe."

La legge di stabilità, dopo l’approvazione al Senato passa alla Camera, vedremo se l’invito dei sindacati sarà accolto

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