25 giugno: manifestazione a piazza Montecitorio contro l’autonomia differenziata

di Anna Angelucci
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Arriva direttamente dal mondo della scuola l’invito ad un’iniziativa importante

Alle ore 14, orario di ingresso dei parlamentari, tutti i cittadini, e non solo i docenti, che vogliono difendere il diritto costituzionale all’istruzione senza distinzioni tra Nord e Sud, che vogliono difendere la scuola statale della Repubblica italiana unica e indivisibile, che vogliono difendere l’idea di una scuola che non accentui bensì riduca le disuguaglianza di partenza, mettendo ogni bambino ed ogni adolescente in condizione di esercitare diritti e doveri su un piano di parità, si incontreranno in piazza Montecitorio per manifestare pubblicamente contro ogni proposta di autonomia differenziata.

L’iniziativa è incentrata sui rischi della regionalizzazione della scuola, ma mira a sensibilizzare la cittadinanza sulle sperequazioni che, in ogni settore della pubblica amministrazione, si potrebbero determinare sulla base di scelte politiche ed economiche circoscritte a livello regionale e non più in capo allo Stato. Tanto più se condizionate da entrate fiscali differenziate, come è previsto dalle Intese già firmate dal Governo. L’autonomia differenziata pende sulle nostre teste come una mannaia, pronta a colpire territori della penisola storicamente penalizzati e marginalizzati. E non solo il meridione.

La scuola ne uscirebbe radicalmente trasformata, e certamente non in meglio, come invece tutti auspicheremmo in presenza di investimenti adeguati e di scelte di politica educativa e di governo del sistema davvero rispondenti ai suoi bisogni.

Con l’autonomia differenziata, la scuola italiana si moltiplicherebbe in venti scuole regionali, diverse tra loro nell’organizzazione, nei finanziamenti, nella gestione, nell’attività didattica e culturale, nella valutazione. Non è solo un problema di reclutamento e di stipendio dei docenti. E’ un problema, assai più grave, di frantumazione del sistema nazionale d’istruzione, già fortemente indebolito dalle pessime riforme degli ultimi vent’anni. Quel sistema nazionale d’istruzione su cui si è faticosamente costruito il Paese a partire dalla fondazione della Repubblica.

Come sottolineano i docenti che hanno organizzato in proprio questa manifestazione, nell’ambito dell’istruzione abbiamo sotto gli occhi il precedente della regionalizzazione della formazione professionale, che ha dato pessima prova di sé. Gli esiti? Assoluta difformità dell’offerta formativa, in termini quantitativi e qualitativi; proliferazione di enti privati – in molti casi afferenti a ordini religiosi e alle principali sigle sindacali – che in regime di convenzione hanno utilizzato fondi pubblici per erogare corsi; precarietà delle condizioni di lavoro e di studio per chi opera all’interno di questo settore della formazione. E ancora, ci ricordano gli organizzatori, se guardiamo fuori dal mondo della scuola non possiamo tralasciare l’esperienza della sanità, in cui la definizione dei livelli essenziali di assistenza non ha assolutamente impedito al nostro SSN né la differenziazione delle prestazioni di cura, né il proliferare di un’assistenza privata convenzionata che spesso sui fondi pubblici ha costruito fortune.
Ma la manifestazione del 25 giugno non si limita alla contestazione e lancia alcune significative proposte, che vanno dall’incremento degli investimenti sulla scuola pubblica statale, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla riduzione del numero degli alunni per classe, all’estensione dell’obbligo scolastico, al reclutamento dei docenti con concorso ordinario e alla loro formazione in itinere presso le università, fino al mantenimento del valore legale del titolo di studio, messo fortemente a rischio dall’operazione di svuotamento culturale inaugurata in questi giorni con i nuovi esami di Stato.

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