24 CFU. Università Firenze non riconosce crediti ai giovani laureati in Filosofia

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“I futuri docenti della classe d’insegnamento filosofico-storica erano in possesso dei crediti formativi in relazione ad almeno tre dei quattro settori richiesti dal DM 59 e 616 del Miur. Nello specifico: settore psicologico, antropologico e didattico”

“Nessuno dei 24CFU è stato riconosciuto ai giovani laureati, ad esempio, a chi come me si è laureato nell’anno accademico 2016\2017”

Così scrivono i Dottori in Filosofia che, per accedere al concorso a cattedra 2018 devono essere in possesso dei 24 CFU in discipline

antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche.

“Sono stati riconosciuti solo 6 CFU di “Didattica della filosofia” a coloro che hanno avuto la possibilità di sostenerla negli anni precedenti (disciplina, tra le altre cose, non riattivata dall’Ateneo dopo la pensione dell’ultimo docente di tale materia). Un esame che in realtà presenta un grado di coerenza con la normativa del Miur minore rispetto alle offerte formative richiesta dal Ministero” proseguono i candidati.

“In meno di una settimana i laureati di qualsiasi età, ora ‘corsisti’, hanno dovuto precipitarsi in segreteria per pagare entro 5 giorni, 50 euro per l’iscrizione più marca da bollo. Contemporaneamente abbiamo dovuto preparare un piano di studi nell’attesa della valutazione dei nostri crediti curriculari presi in esame, una valutazione che è tardata ad arrivare e, nella maggioranza dei casi, non è giunta entro i termini indicati inizialmente, causando continue proroghe, incertezze e caos logistico. Probabilmente per l’Ateneo non risulta passibile di lamentele nemmeno il costo ulteriore di questo calvario: 360 euro per ogni singolo futuro docente impossibilitato a presentare ISEE-ISEU a causa dei tempi ristretti, futuro docente già proclamato Dottore/ssa dallo stesso Ateneo che ora lo rivuole tra i banchi. I numeri sono enormi: 180 neolaureati di filosofia e 3000 iscritti totali al percorso FIT dell’Università di Firenze. I conti sono presto fatti. ”

UNIVERSITA’ DI FIRENZE RIGIDA

Come per altre università, anche per Firenze i candidati lamentano un’eccessiva rigidità nell’applicazione del decreto ministeriale.

“Come si evince dal DM del Ministero, per la convalida degli esami curriculari già sostenuti è necessaria un’uguaglianza di codice e una coerenza con una lista di obiettivi formativi curvati sul profilo scolastico – scrivono i “corsisti”.

“Ebbene, il nostro futuro prossimo si è giocato tutto sul lemma coerenza che non significa affatto uguaglianza. Il termine coerenza non implica programmi esattamente eguali, anche perchè ciò non sarebbe possibile (e per fortuna!); ogni Professore muta programmi e obiettivi in base a ciò che insegna quell’anno specifico, figurarsi pretendere un’uguaglianza tra Dipartimenti diversi!

Inoltre, l’elemento temporale risulta decisivo: gli esami da valutare sono esami appartenenti al passato, dove non esisteva alcuna richiesta specifica di obiettivi formativi. Il fatto che un Professore non li avesse inseriti nella descrizione del suo esame non significa certo che l’esame fosse incoerente o inutile ad una curvatura scolastica. L’Ateneo fiorentino non solo ha interpretato in modo estremamente limitato il termine coerenza, ma lo ha irrigidito nelle documentazioni interne dell’Ateneo puntando l’attenzione sulla formula coerenza significativa (non presente nel DM originario del Miur) e inserendo in un articolo specifico l’espulsione immediata dell’esame qualora non fossero stati trovati dalla commissione di valutazione gli obiettivi formativi dell’esame specifico. Obiettivi che ripetiamo non esistevano come variabile obbligatoria fino al 2016. ”

LE CONSEGUENZE

“Perché ad oggi corriamo il rischio – prosegue il comunicato – a causa della disorganizzazione generale compreso l’assurdo DM ministeriale stesso, di dover sostenere tutti e quattro gli esami in unica sessione a Marzo? Specifichiamo nuovamente che noi siamo già laureati e non più studenti e che ovviamente per sopravvivere cerchiamo di lavorare il più possibile! I 24 CFU non hanno la frequenza obbligatoria (ci mancherebbe anche questa pretesa) diventa comunque un lavoro insostenibile con tale ristrettezza tempistica per i giovani laureati.

“Probabilmente – concludono amaramente i laureati – la risposta a quest’ultimo interrogativo vale come conclusione per l’intera lettera: le istituzioni confidano nella disoccupazione dei neolaureati”

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