24 CFU e FIT: lo Stato tratta da neolaureati docenti che già insegnano nelle scuole. Lettera

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Prof.ssa Anna Maria Mezzolla – Il D.lgs 59/2017, attuativo della Legge 107/2015, si proporrebbe (il condizionale è d’obbligo) l’obiettivo di semplificare il sistema della formazione iniziale e l’ accesso ai ruoli dei docenti nella scuola secondaria.

Si è in attesa di ulteriore decretazione su FIT, CFU e quant’altro, nella speranza che, nel dettaglio, si precisino meglio i confini della cosiddetta “fase transitoria” del passaggio alle nuove norme.

Si prevede, al momento, un concorso per abilitati che abbiano 3 anni di servizio nella scuola.

Per le altre categorie di aspiranti insegnanti, varrebbero, a quanto pare, l’acquisizione dei 24 cfu e il discutibilissimo percorso FIT. Si dà il caso che nel frattempo la scuola utilizzi migliaia di lavoratrici e lavoratori quali supplenti annuali o temporanei che, per contratto, sono tenuti a dare risposte concrete alle problematiche della vita scolastica, acquisendo, sul campo, competenze utili per svolgere la professione di insegnanti e partecipando anche, per iniziativa delle scuole o Uffici scolastici regionali, a corsi di aggiornamento professionale.

A queste lavoratrici e lavoratori si chiede di rincorrere ulteriori crediti formativi e di regredire allo status di neolaureati senza esperienza alcuna in un triennio formativo post laurea, non valorizzando formazione ed esperienza acquisiti sul campo, partecipando poi a concorsi che spesso si rivelano un terno al lotto???

Il Ministero dia risposte ragionevoli, prevedendo una “fase transitoria” per l’accesso ai ruoli più rispettosa di chi, tra mille difficoltà, incertezze normative che hanno colpito una generazione di giovani lungo tutto il percorso formativo, porta avanti la scuola e merita prospettive di sviluppo professionale decorose.

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