24 cfu e laureati in discipline umanistiche in atenei diversi. L’incredibile, lungo e dispendioso processo burocratico. Lettera

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Inviato da Domenico Dodaro – Per ottenere i 24 crediti formativi (cfu) in discipline antropo-psico-pedagogiche e delle metodologie didattiche, necessari per cominciare la carriera dell’insegnamento, a causa delle disposizioni legislative attuali, un ex studente con lauree umanistiche acquisite in diversi atenei deve chiedere un’attestazione dei cfu afferenti ai 24 cfu a ogni ateneo in cui si è laureato.

Nonostante l’articolo 3 del Decreto 616 del 2017 indichi chiaramente dei settori scientifico disciplinari (ssd) per gli ambiti disciplinari sopra indicati, il cui riconoscimento dei cfu, stando al testo del Decreto, dovrebbe avvenire senza alcuna discrezionalità da parte delle università (e lo stesso attesta una tabella riepilogativa pubblicata dal MIUR), una successiva nota ministeriale conferisce alle università l’ingiusta facoltà di depennare cfu da esami di pedagogia, psicologia, antropologia, ecc.; ciò senza una chiara ragione espressa dalla nota ministeriale (il testo della nota asserisce solo vagamente che la validità dei cfu dipende “dagli specifici obiettivi formativi e dal contenuto delle attività formative svolte”. N.B. Non si fa riferimento a cfu di pedagogia, psicologia e antropologia declinati per l’insegnamento… i cfu dedicati alle pratiche didattiche riguardano il quarto dei 4 ambiti dei 24 cfu; quindi non si capisce, se non con le ragioni che espongo successivamente, il perché dare alle università la facoltà di rimuovere cfu: gli esami sotto gli ssd M-PED, M-PSI non ricadrebbero nella pedagogia e nella psicologia, ad esempio?).

Molte università dunque rimuovono cfu da esami M-PED, M-PSI, M-DEA/01, M-FIL/03, inclusi M-PED/03 e M-PED/04 per le metodologie didattiche, conseguiti in passato, o addirittura disconoscono interi esami sotto questi ssd ai fini del riconoscimento dei 24 cfu.

Inoltre una buona parte delle università non offre “a sportello” il servizio d’attestazione dei cfu pregressi, ma lo offre solo in brevi finestre temporali annuali (e ci sono anche università che non offrono questo servizio da più di un anno).

Per il possesso dei 24 cfu non bastano comunque le attestazioni delle singole università, ma serve un certificato finale che deve essere rilasciato dall’università in cui si sono acquisiti gli ultimi cfu. Tuttavia, come nel caso delle attestazioni, quasi tutte le università non rilasciano il Certificato attestante il possesso dei 24 cfu in qualsiasi periodo dell’anno su richiesta dell’ex studente, ma prevedono che l’ex studente si iscriva ugualmente al loro corso per l’acquisizione dei 24 cfu (quindi quasi sempre effettuando almeno parte del pagamento per l’iscrizione al corso), che ha la durata di alcuni mesi, per poi valutare in quella sede la presenza di cfu pregressi (spesso rimuovendo del tutto arbitrariamente parte dei cfu, addirittura anche parte dei cfu attestati da altre università!).

In molti casi, anche se l’università certificatrice riconosce la presenza di tutti e 24 cfu, si chiede allo studente di attendere la fine del corso per ottenere il Certificato dei 24 cfu, con un’ulteriore perdita di tempo per l’ex studente aspirante insegnante.

La conseguenza di quanto ho esposto (*università che non rilasciano attestazioni, salvo rare finestre annuali di un paio di settimane o meno; **università che chiedono l’attesa dell’inizio del loro corso annuale per certificare i cfu; ***università che tolgono cfu a quelli conseguiti, ecc.) è che molti ex studenti di studi umanistici rinunciano al loro diritto di vedersi attestati i cfu acquisiti e per ottenere rapidamente la certificazione si rivolgono al primo offerente, molto spesso università private e telematiche che, facendosi pagare anche oltre 500 euro (quindi oltre il massimo consentito dal Decreto alle università statali) per un percorso didattico, offrono agli studenti la possibilità di superare degli esami a loro stesso dire molto semplici (quasi sempre test a risposta multipla) per la certificazione dei 24 cfu (si tenga poi conto che anche in questo caso entra in gioco la burocrazia: infatti il comma 3 dell’articolo 2 del Decreto stabilisce che non possono essere sostenuti esami per più di 12 cfu dei 24 in modalità telematica).

Si capirà bene quindi che se l’intento ai tempi della legge era quello di avere aspiranti insegnanti più formati, in tal modo e con questo sistema non si ottiene certo il risultato sperato.

In terzo luogo quasi tutte le università si fanno pagare dagli studenti sia per le attestazioni che per le certificazioni. Il processo di burocratizzazione (anziché progredire, in questo ambito, siamo di gran lunga regrediti), si spinge al punto tale che ogni università attesta i cfu conseguiti utili per l’immissione all’insegnamento previo pagamento dello studente per ogni singolo cfu di cui si chiede il riconoscimento. Quindi l’ex studente deve pagare affinché sia *riconosciuto* ciò che ha *acquisito* e che è già presente sul certificato di laurea (ulteriore iniquità). Ogni università può poi liberamente scegliere la sua tariffa per l’attestazione di ciò che è stato conseguito e che è già presente sul certificato di laurea, che in alcuni casi si spinge oltre i 15 euro per ogni singolo cfu. Visitando i siti delle università si possono leggere frasi di marketing che elogiano la bontà della loro offerta economica… come se si fosse a un mercato… per l’erogazione di un servizio del quale non ci sarebbe alcun bisogno e per il quale non ci sarebbe bisogno di pagare, potendo far valere semplicemente il certificato di laurea.

Si noti inoltre che l’ex studente paga due volte! Una volta per farsi attestare i cfu dalle precedenti università e poi di nuovo per farsi certificare dall’ultima università anche quegli stessi cfu! – ciò sempre con il rischio di veder persi cfu per strada.

Da queste e ulteriori considerazioni, appare evidente che, per come è stato realizzato legislativamente questo processo, e a causa dell’assoluta libertà lasciata alle università, lo scopo dei 24 cfu non sembra essere legato a una valutazione oggettiva della formazione degli aspiranti insegnanti, ma sembra essere quello di fornire una fonte di finanziamento alle università. Lo dimostra anche la seguente ulteriore constatazione: prevedendo che lo studente paghi per ogni singolo cfu riconosciuto, allo stesso non conviene economicamente farseli attestare tutti, ma gli basterà raggiungere la quota dei 24 cfu distribuiti tra gli ambiti.

D’altronde nemmeno il legislatore ha contemplato il fatto che si possano certificare più cfu. Quindi una scuola che assume un insegnante non ha neanche un adeguato parametro formale per valutare le conoscenze teoriche del docente nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e delle metodologie didattiche.

 

Da questa sintesi dovrebbe essere chiaro come è oggettivamente complicato il processo di certificazione dei 24 cfu stabilito dalla legge, in particolare per studenti che hanno studiato in diversi atenei, che sono così svantaggiati rispetto a quelli che hanno studiato nello stesso ateneo (!), proprio a causa del fatto di dover passare tramite più attestazioni, con regole e tempi diversi tra loro. Il tutto infatti è reso ancora più complicato dal fatto che ogni università stabilisce regole proprie sia per l’attestazione che per la certificazione dei 24 cfu.

 

Si capisce bene che un sacco di tempo si perde solo nell’apprendimento di quanto sono andato esponendo. Infatti un ex studente che ha studiato in più università deve andare incontro a un gran lavoro di ricerca di informazioni per capire come ottenere la certificazione e comprendere come funziona il tutto. In un periodo in cui si parla di SEMPLIFICAZIONI, sarebbe a maggior ragione sensato e a mio avviso necessario un intervento del Governo su questo fronte.

Ricapitolando, infatti: un ex studente laureato in discipline umanistiche in diversi atenei, pur disponendo dei 24 cfu e ben oltre, va incontro al seguente lungo iter burocratico: 1) contattare l’università in cui ha conseguito la laurea triennale, ma senza avere alcuna certezza che gli saranno attestati i cfu conseguiti in tempi ragionevoli, perché una parte delle università offre questo servizio solo in brevi finestre temporali annuali; 2) correre il rischio che l’università, senza alcuna apparente ragione di merito, riconosca meno cfu di quelli conseguiti; 3) contattare l’università in cui ha conseguito la laurea specialistica / magistrale e in molti casi aspettare l’inizio del loro corso annuale per l’ottenimento dei 24 cfu (anche se questi si dispongono già), con un ulteriore dilatamento dei tempi; 4) correre il rischio che anche in questo caso vengano tolti parte dei cfu; 5) se si ha studiato in una terza università, prima o dopo, si ripetono i punti 1 e 2.

 

Tutta questa perdita di tempo e questa burocrazia anche in un periodo come questo in cui si parla diffusamente della carenza di insegnanti e in cui gli stessi ministri hanno annunciato la partenza urgente di concorsi per reclutare quanti più insegnanti possibili.

 

Andando poi nel merito della norma in sé, come dovrebbe comprendere chiunque, è anche francamente ridicolo (difficile trovare un termine più appropriato) pensare che l’acquisizione di 4 esamini di soli 6 cfu per le 4 materie dei 24 cfu possa costituire una base importante da cui partire. Completamente ridicolo e assurdo poi far equivalere, come fa la legge attuale, i 24 cfu a 3 anni di esperienza sul campo… Al di là di questa infelice e inadatta comparazione, pur volendo cogliere l’opportunità di fornire agli aspiranti insegnanti delle basi teoriche nelle discipline menzionate, servirebbero a tal scopo molti più esami / cfu affinché il tutto non si risolva in una pratica di facciata, un inutile requisito burocratico. Tra l’altro la formazione dei 4 esami dei 24 cfu non differisce per nulla dai tradizionali esami universitari in quelle discipline… che sono già ben presenti nei piani di studi dei laureati in varie discipline umanistiche.

 

Per concludere, ciò che emerge dall’iter burocratico corrente per la certificazione dei 24 cfu è: 1) un’evitabile grande dilatazione dei tempi, proprio in un periodo in cui scarseggiano insegnanti; 2) palesi ingiustizie da parte di molte università nel riconoscimento dei cfu; 3) un mercato di denaro discutibile attorno ai 24 cfu a spese degli studenti e degli ex studenti aspiranti insegnanti; 4) conseguenza di tutto ciò è anche una brutta immagine offerta da quegli atenei che compiono le cattive pratiche accennate e documentabili, trasmettendo un messaggio diseducativo, caratterizzato da scarsa trasparenza, agli ex studenti aspiranti insegnanti.

 

Proposte di emendamento

A parere di chi scrive la cosa più auspicabile sarebbe levare l’inutile norma dei 24 cfu, ripensando il modo di formare gli aspiranti insegnanti. In attesa di un’ennesima riforma della formazione nell’insegnamento, per evitare i problemi e le iniquità segnalate e per semplificare e velocizzare i tempi della certificazione dei 24 cfu, si potrebbe e dovrebbe però:

 

1) Togliere l’obbligo dei 24 cfu per i laureati in studi umanistici (che già hanno compiuto studi che rientrano in quelli coperti dai 24 cfu).

2) Oppure basterebbe semplicemente rettificare la nota ministeriale che dà potere alle università di decidere quali cfu pregressi riconoscere, facendo valere quanto già scritto nel Decreto; ossia confermando che i cfu dei ssd indicati dal Decreto devono essere riconosciuti automaticamente e per intero (ossia tutti gli esami M-PED per l’ambito A, di pedagogia; tutti gli esami M-PSI per l’ambito B, di psicologia; tutti gli esami M-DEA/01 e M-FIL/03 per l’ambito C, di antropologia; tutti gli esami M-PED/03 e M-PED/04 per l’ambito D, di metodologie didattiche). A questi si possono aggiungere altri ssd a seconda dei programmi dei corsi, e in questo lasciare naturalmente autonomia agli atenei, ma almeno stabilire dei ssd riconoscibili, in cui non ci sia arbitrio da parte degli atenei, come fa il testo del Decreto, sarebbe giusto e saggio (visto che non si può in alcun modo sostenere che esami che ricadono sotto i ssd indicati non siano rappresentativi dei 4 ambiti disciplinari in questione).

 

3) Inoltre, far valere i certificati di laurea ai fini del riconoscimento / attestazione, consentendo così che l’università certificatrice dei 24 cfu possa riconoscere i cfu dei certificati di laurea delle carriere pregresse in altre università, rendendo per lo studente facoltativa l’attestazione (che può comportare i vari problemi indicati, come anche quello della lunghezza e dell’incertezza dei tempi, causate dalla mancata erogazione del servizio “a sportello” – a meno di non rendere obbligatoria l’attestazione su richiesta dello studente in qualsiasi momento dell’anno).

 

4) Disporre che le università certifichino su richiesta dell’ex studente, in ogni momento dell’anno, il possesso dei 24 cfu, nel caso in cui questi fossero presenti sui certificati di laurea, una volta stabiliti dei ssd di riferimento (come detto andrebbero bene quelli che già compaiono nel Decreto).

Altrimenti levare del tutto il requisito del Certificato e lasciare che le scuole esaminino il possesso dei 24 cfu sulla base della domanda d’assunzione dell’aspirante insegnante, corredata dei certificati di laurea (si potrebbe anche creare un sistema informatico che colleghi le scuole alle università, dando alle scuole la facoltà di contattare le università per chiedere conferma degli esami sostenuti; ma si tratterebbe di un processo più laborioso… quindi tale eventuale operazione andrebbe appunto intesa come una facoltà, non un obbligo, essendo i certificati di laurea chiaramente sufficienti allo scopo di un’attestazione attendibile).

 

5) Eventualmente, in un’ottica più ampia di riforma, levare il compito alle università, centralizzando il processo di formazione (vedendo magari la compartecipazione delle università, ma senza lasciare che parte del processo di formazione sia gestito in autonomia da esse; ciò a causa dei problemi che ho evidenziato e della mancanza di uniformità delle pratiche universitarie).

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