233 tecnologie digitali, strumenti compensativi per studenti con DSA. Il ruolo dell’insegnante

di redazione
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Per supportare genitori e insegnanti nella scelta dello strumento più adatto al proprio caso, nasce l’idea di proporre una “rassegna ragionata” degli strumenti compensativi presenti sul mercato.

La rassegna a cura di Gianluca Schiavo, Nadia Mana, Ornella Mich e Maria Arici include principalmente strumenti compensativi nella forma di programmi informatici, che mirano a supportare in modo indiretto lo sviluppo di strategie alternative per l’apprendimento (ad esempio l’uso della sintesi vocale per lo studio).

Il termine “strumento compensativo”, concetto essenziale nel percorso educativo degli studenti con DSA, è spesso fonte di dubbio per genitori, insegnanti e ragazzi: quali sono gli strumenti compensativi digitali presenti sul mercato? Uno strumento vale l’altro? Come si fa a scegliere quello giusto? Per contribuire a rispondere a queste domande è stata redatta una “rassegna ragionata” di 233 tecnologie digitali, raccogliendo informazioni sugli strumenti utilizzati da docenti, esperti, genitori e studenti con DSA. La rassegna offre un aiuto per orientarsi tra le varie opportunità e attuare una scelta consapevole delle tecnologie compensative a supporto dell’apprendimento e dello studio autonomo.

Parlando di strumenti compensativi e di tecnologie per lo studio, si è sottolineato più volte quanto sia di primaria importanza la scelta e la validazione delle metodologie didattiche utilizzate per educare a un uso critico e consapevole degli strumenti stessi.

Il ruolo dell’insegnante non è quindi quello di diventare un tecnico, bensì quello di progettare dei percorsi formativi funzionali alla metodologia di utilizzo delle tecnologie. Un’impostazione pedagogica e didattica attiva, l’istituzione di laboratori scolastici, l’integrazione delle tecnologie nella pratica quotidiana di classe, la valorizzazione della personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sono temi imprescindibili su cui lavorare oggi a scuola, come nell’extra-scuola, per la formazione degli studenti.

Centrale inoltre è la ricalibrazione del baricentro degli apprendimenti dai contenuti al metodo di studio.

Troppo spesso, purtroppo, si lavora ancora quasi esclusivamente sui contenuti, senza dedicare il tempo necessario allo sviluppo della competenza di studio fondamentale per l’apprendimento dei contenuti stessi. È possibile insegnare un metodo di studio a studenti di qualsiasi età, dedicando tempo a esercizi specifici volti a una riflessione metacognitiva per la fissazione di quelle che sono le abilità e le strategie che sottostanno alla competenza di studio.

Non è accettabile lasciare al caso né liquidare il discorso con un semplice “ognuno deve trovare il proprio e personale metodo di studio”, poiché esistono numerosissime strategie, metodologie e tecniche, alcune risalenti addirittura ai tempi dei romani (vedi i Loci Ciceroniani), che possono essere insegnate e utilizzate per imparare a studiare.

Il metodo di studio può diventare infine una preziosa risorsa per la realizzazione della tanto auspicata “continuità” tra i differenti gradi di scuola, ma anche tra i diversi docenti: è quanto mai urgente definire un’impostazione metodologica chiara e condivisa, in modo da evitare lo spaesamento metodologico che moltissimi studenti vivono quotidianamente nel trovarsi a ogni cambio dell’ora con un “modo differente di fare scuola”.

Questa riflessione è riferita nella fattispecie agli studenti con DSA e, più in generale, con Bisogni Educativi Speciali, ma è da allargare con convinzione a tutti gli studenti delle nostre classi. È vero infatti che, da sempre, le scienze dell’educazione hanno rivolto la loro prima attenzione a quei soggetti più fragili e in difficoltà, sperimentando la strada dell’inclusione, per permettere a ogni individuo di vivere attivamente il proprio personale e autonomo percorso di crescita assieme agli altri.

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