223 milioni i finanziamenti per le scuole non statali e nessuna restrizione per la parità

di
ipsef

red – Passano dalla Commissione bilancio i finanziamenti alle scuole non statali previste in un emendamento alla legge di stabilità, stralciato tetto minimo di alunni per classe. Rifondazione: così si "cancella la scuola pubblica".

red – Passano dalla Commissione bilancio i finanziamenti alle scuole non statali previste in un emendamento alla legge di stabilità, stralciato tetto minimo di alunni per classe. Rifondazione: così si "cancella la scuola pubblica".

Scuole non statali finanziate con 223 milioni per il 2013, mentre si cancella la norma contenuta nel testo governativo della legge di stabilità che inseriva, per il mantenimento della parità, un tetto minimo di alunni per classe.

Inoltre, la somma prevista sarà esterna rispetto al Patto di Stabilità, il che permetterà di sbloccare immediatamente i fondi. Simonetta Rubinato del Pd ha così commentato: "I relatori hanno accolto il mio suggerimento di far escludere questa somma dal patto di stabilità, trovando copertura nel fondo per la compensazione degli effetti finanziari, rendendola così effettivamente erogabile. E il governo è stato battuto. Una battaglia vinta a favore delle famiglie e in particolare della rete delle scuole paritarie che fa risparmiare allo Stato ogni anno, solo in Veneto, 500 milioni di euro".

Duro, invece, il commento di Paolo Ferrero, segretario segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS, e di Vito Meloni, responsabile scuola di Rifondazione comunista-FdS: "Mentre si continuano a tagliare le risorse destinate alla scuola pubblica, i deputati del Pd si preoccupano di rendere effettivo il finanziamento di 223 milioni di euro alle scuole private con un emendamento alla legge di stabilità, approvato dalla commissione bilancio della Camera, che esclude questi fondi dal patto di stabilità degli enti locali. Il tutto all’indomani delle grandi manifestazioni degli studenti per la difesa della scuola pubblica e a pochi giorni dalla denuncia dei rappresentanti delle province, che hanno espresso le loro difficoltà a garantire servizi come il riscaldamento nelle scuole pubbliche".

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