2023, l’anno nero delle nascite: saldo naturale in profondo rosso. Giovani dimezzati dal 1994, Sud perde il 28,6% della popolazione under 34. Rapporto ISTAT

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L’Italia sta affrontando un calo demografico senza precedenti, con i giovani come principali protagonisti di questa tendenza. Nel 2023, i giovani tra i 18 e i 34 anni sono poco più di 10 milioni 330 mila, con una perdita di oltre 3 milioni rispetto al 2002 (-22,9%).

Rispetto al picco del 1994, la diminuzione è di circa 5 milioni (-32,3%), come rilevato dall’Istat nel suo rapporto annuale.

Mezzogiorno più colpito, aree interne e rurali in difficoltà

La riduzione dei giovani è stata più marcata nel Mezzogiorno, con un calo del 28,6% a causa della denatalità e della ripresa dei flussi migratori. Al contrario, il Centro-Nord ha registrato un calo del 19,3%, attenuato da saldi migratori positivi e dalla maggiore fecondità dei genitori stranieri.

Le aree interne (-25,7%) e le zone rurali (-26,9%) hanno subito un calo maggiore rispetto ai centri (-19,9%) e alle città (-19,2%). Nel Mezzogiorno, questa tendenza è ancora più evidente in tutte le tipologie di aree.

Natalità ai minimi storici, fecondità in calo

Il 2023 ha segnato un nuovo minimo storico per le nascite in Italia. Nonostante una riduzione dell’8% dei decessi rispetto al 2022, il saldo naturale della popolazione rimane fortemente negativo. Negli ultimi anni, si è ridotto anche l’effetto positivo che la popolazione straniera aveva esercitato sulle nascite a partire dai primi anni Duemila.

La diminuzione delle nascite è strettamente legata al calo della fecondità: il numero medio di figli per donna è sceso da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi al minimo storico di 1,19 figli registrato nel 1995. La fecondità delle donne italiane è pari a 1,18 figli in media per donna (2022), mentre quella delle straniere arriva a 1,86.

Transizioni all’età adulta sempre più lunghe

L’Istat osserva che gli attuali giovani “hanno transizioni sempre più protratte verso l’età adulta”. Nel 2022, il 67,4% dei 18-34enni viveva in famiglia (59,7% nel 2002), con valori intorno al 75% in Campania e Puglia. Anche la nuzialità e la procreazione vengono posticipate. Nel 2022, l’età media al (primo) matrimonio era di 36,5 anni per lo sposo (31,7 nel 2002) e 33,6 per la sposa (28,9 nel 2002); quella della prima procreazione per le donne è salita a 31,6 anni, contro 29,7 nel 2002.

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