2010 – 2027: ci sarà più bisogno di docenti al Nord che al Sud

Di Lalla
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red – A determinare la previsione è un modello per la simulazione a medio – lungo termine del fabbisogno scolastico a livello provinciale, realizzato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Evoluzione demografica e atteso aumento di iscritti nella scuola secondaria sono gli elementi su cui la ricerca si è basata. Si vuole così capire l’impatto delle riforme in atto (maestro unico e riforma della secondaria).

red – A determinare la previsione è un modello per la simulazione a medio – lungo termine del fabbisogno scolastico a livello provinciale, realizzato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Evoluzione demografica e atteso aumento di iscritti nella scuola secondaria sono gli elementi su cui la ricerca si è basata. Si vuole così capire l’impatto delle riforme in atto (maestro unico e riforma della secondaria).

La Ragioneria avverte però: "La riduzione della domanda scolastica nelle regioni meridionali non è tuttavia tale da compensare interamente l’incremento nelle altre aree del paese. L’ampia diversità territoriale – tra singole province, anche contigue e appartenenti alla stessa macro-area – segnala la complessità del processo di pianificazione della rete scolastica e di programmazione del personale da affrontare nei prossimi anni. Le stime dettagliate per ciascuna provincia sono presentate nell’appendice."

La premessa:

  • il personale rappresenta una quota preponderante della spesa dello Stato a favore dell’istruzione – oltre il 95 per cento. I docenti della scuola statale sono circa 850 mila e contano per circa un terzo del comparto del pubblico impiego.
  • il rapporto insegnanti su studenti è in Italia tra 1,5 e 2 punti sopra la media OCSE
  • Le azioni di contenimento della spesa per l’istruzione degli ultimi anni muovono dal presupposto che i risparmi ottenibili da una riduzione della spesa per il personale dovrebbero essere investiti per innalzare la qualità dell’insegnamento tramite la valorizzazione della professione e interventi specifici diretti agli studenti e alle scuole in maggiore difficoltà.

Nell’arco dell’ultimo decennio, il numero di docenti è aumentato progressivamente, per diminuire solo nell’ultimo anno con un risultato netto dell’0,5 per cento.

  • è raddoppiato il peso delle posizioni a tempo determinato (ora pari circa 17 per cento del totale)
  • al loro interno, è aumentata la quota dei contratti “non annuali” ovvero fino al termine dell’attività didattica (circa 85 per cento)
  • sono diminuiti progressivamente i contratti a tempo indeterminato

Una parte consistente dello studio è dedicata alla "Previsione del fabbisogno di docenti strettamente necessari per ordine di scuola e ripartizione geografica"

Scuola materna

Al Nord e al Centro è in ogni caso previsto un maggiore o pari livello nel fabbisogno di docenti rispetto al 2010, mentre a Sud il fabbisogno atteso cala tra il 2% e il 6%.
Nel lungo periodo il fabbisogno si riduce rispetto ai valori attuali in tutte le aree geografiche e per tutte le ipotesi demografiche, tranne che nel caso di un confermato aumento dell’immigrazione e dei tassi di fertilità a Nord (ipotesi alta). L’analisi a livello provinciale evidenzia come tra le tre province in cui ci aspetta maggiore necessità di docenti nelle scuole dell’infanzia statale figurano anche città del Sud come Carbonia-Iglesias e Ogliastra (con incrementi anche del 10%), oltre a Reggio Emilia.

Scuola primaria

Nei primi cinque anni l’applicazione graduale della riforma produrrebbe, sia a livello nazionale che a livello di macroarea, una riduzione del fabbisogno strettamente necessario di docenti nella scuola statale primaria di circa 20 punti percentuali a parità di scenario demografico. Tuttavia, nel lungo periodo vi è ampia incertezza sull’intensità della riduzione che dipende dall’evoluzione demografica effettiva: al Nord e al Centro la riforma produrrebbe un calo della domanda, rispetto al livello richiesto oggi, del 10%-20%, al Sud del 30%-38%. Vi sono province in cui, anche in applicazione della riforma del maestro unico, l’evoluzione demografica produce una crescita del fabbisogno teorico di docenti nel breve periodo (in particolare Milano, Modena e Prato).

Scuola secondaria di I grado

Fino al 2020 vi è scarsa incertezza sul fabbisogno di docenti in tutte le aree geografiche: nei primi dieci anni la domanda di docenti nella scuola secondaria di I grado cresce, a livello nazionale in ciascuno scenario demografico, e ci si attende che nel 2020 sia maggiore di 4-7 punti percentuali rispetto all’anno base. Le maggiori esigenze di personale sono soprattutto al Centro-Nord. Al Sud la dinamica è opposta a quella che caratterizza la restante parte del paese: nei primi cinque anni la domanda di docenti cala del 3% circa e nel lungo periodo ci si attende un calo della domanda che – nello scenario peggiore – raggiunge il 15%.

Scuola secondaria di II grado

Per quanto riguarda gli effetti della riforma degli orari curriculari nella scuola secondaria superiore, a parità di evoluzione dei tassi di partecipazione, si può osservare che nei primi cinque anni l’applicazione graduale della riforma produrrebbe una riduzione della domanda di docenti strettamente necessari a livello nazionale di circa 8 punti percentuali che sarebbe – nel lungo termine – in parte riassorbita grazie alla ripresa della domanda scolastica (al 2027 e nello scenario alto il calo rispetto al 2010 è solo del 4%). Sebbene non si realizzi in nessuna area geografica del paese una sovrapposizione tra gli scenari pre- e post-riforma, al Nord la ripresa
della domanda scolastica riporterebbe nel 2017 il fabbisogno di docenti strettamente necessari ai livelli attuali – nonostante l’attuazione della riforma. Al Centro la convergenza al livello attuale è più lenta e si raggiunge nel 2022. Inoltre, è interessante notare che nel lungo periodo ci si attende che, tanto nel Nord quanto nel Centro, la domanda di docenti strettamente necessari sia maggiore dei livelli attuali. Al Sud gli effetti della riforma indicano invece un calo nel medio quanto nel lungo periodo. Nonostante la domanda scolastica sia trainata dall’innalzamento dei tassi di partecipazione di alcune province, il calo della domanda attesa di docenti dovuta sia alla riduzione della popolazione in età scolastica che all’applicazione della riforma (con riduzioni pari fino a -15% nel 2015, tra il -22% e il -24% nel 2027). Vi sono diverse province in cui, anche in applicazione della
riforma dell’orario curriculare, l’evoluzione demografica produce una crescita del fabbisogno teorico di docenti nel breve periodo (in particolare Bologna, Mantova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Pordenone e Prato).

Appendice (previsione fabbisogno docenti full time equivalent strettamente necessari per provincia scuola infanzia, primaria, secondaria I grado e II grado)

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