200mila precari a settembre: un incubo scuote il governo. È scontro tra Lega e M5S. Il ministro Bianchi si appella al Parlamento

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Il problema è noto: a settembre c’è il rischio di oltre 200mila professori precari. Il timore di ritornare in classe in condizioni disastrose, con le limitazioni imposte dal Covid, è forte. 

Si ripropone, segnala l’ANSA in focus dedicato, uno scenario che si ripete da troppo tempo e che si è visto anche nei primi mesi di quest’anno scolastico. Anche perchè circa 25 mila professori quest’anno andranno in pensione e solo per il sostegno i docenti precari sono 40 mila. Al tempo stesso i primi risultati del concorso straordinario per 32 mila posti da poco concluso, mostrerebbero che tanti non hanno superato le prove.

Scontro Lega-M5s

Il tema del reclutamento nella scuola è uno di banchi di prova più complicato per il Governo. Anche perchè il nodo è squisitamente politico: nella maggioranza le posizioni sono diametralmente opposte: da una parte ci sono i Cinque stelle che vogliono che le assunzioni di docenti avvengano tramite concorso, dall’altra c’è la Lega che spinge per privilegiare titoli e anzianità. “Dobbiamo fare partire il prima possibile, e sto lavorando per questo, il concorso ordinario già bandito: 450.000 persone si sono già iscritte e aspettano. Hanno diritto di avere la loro occasione e la scuola ha bisogno di loro. La scuola ha bisogno dei migliori”, scandisce la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia del M5S.

“Non ha senso parlare di una procedura concorsuale per 450.000 persone, perché è ovvio che non si potrebbe portarla a termine in pochi mesi, in tempo utile per Settembre come ha chiesto il Presidente Draghi”, afferma sul fronte opposto l’altro sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso della Lega.

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Gissi (Cisl Scuola): “Riproporre doppio canale”

In mezzo stanno i sindacati della scuola: tutti, con sfumature diverse, ritengono che se i concorsi debbano essere fatti, i docenti che da tempo lavorano come precari nelle scuole vadano stabilizzati, prevedendo una formazione “rafforzata” per chi non fosse già abilitato/specializzato, con un percorso ben fatto in collaborazione tra scuola e università, oppure anno di prova per gli abilitati-specializzati e poi la valutazione finale conclusiva del percorso.

Una sorta di ‘doppio canale’ dunque, uno per chi entra nella scuola oggi, l’altro per chi già vi lavora da precario, riproducendo quel modello che fu introdotto nel 1989 con un decreto dell’allora ministro Sergio Mattarella, e che, secondo la segretaria Cisl Maddalena Gissi “non sarebbe stato da abbandonare, ma piuttosto da gestire in modo puntuale e regolare”.

Bianchi: “Chiedo al Parlamento unità, serve arrivare ad una sintesi”

Il ministro Patrizio Bianchi nel corso di un incontro promosso dal senatore Pd Verducci ha rivolto un vero e proprio appello al Parlamento. “C’è una sintesi politica da fare: in questa maggioranza dobbiamo trovare una unità, sia la scuola il luogo in cui il paese ritrova la sua unità, non possono esserci le forze che difendono i vecchi e chi difende i giovani. Faccio appello al Parlamento, a tutte le forze politiche: è il momento di arrivare a sintesi. Nessuno sta cercando sanatorie ma bisogna dare la possibilità di accedere all’insegnamento, magari con una formazione sul campo, non accademica, insieme a chi già fa questo mestiere. Poi, a regime, ogni anno, si deve fare un concorso”.

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