2.000 prof faranno inglese con 50 ore corso, no sindacati

di redazione
ipsef

APCOM – Sta facendo discutere la decisione del Miur di avallare l’insegnamento dell’inglese di ben 2.000 docenti di ruolo della scuola primaria, a partire dal mese di maggio, attraverso la frequenza di sole 50 ore di formazione integrata (di cui 20 on line e 30 in presenza) ed in attesa di realizzarne quasi altre 300: la notizia è stata comunicata ieri ai sindacati, durante l’incontro previsto sugli organici, ed oggi le organizzazioni sindacali si sono fatte sentire sostenendo che una soluzione di questo genere rischia di ridurre la qualità dell’offerta formativa nella scuola elementare.

APCOM – Sta facendo discutere la decisione del Miur di avallare l’insegnamento dell’inglese di ben 2.000 docenti di ruolo della scuola primaria, a partire dal mese di maggio, attraverso la frequenza di sole 50 ore di formazione integrata (di cui 20 on line e 30 in presenza) ed in attesa di realizzarne quasi altre 300: la notizia è stata comunicata ieri ai sindacati, durante l’incontro previsto sugli organici, ed oggi le organizzazioni sindacali si sono fatte sentire sostenendo che una soluzione di questo genere rischia di ridurre la qualità dell’offerta formativa nella scuola elementare.

"Destinatari dell’intervento formativo – si legge nel decreto n. 75, firmato dal dg Massimo Radiciotti – sono insegnanti di scuola primaria non specializzati che devono raggiungere la competenza minima richiesta (livello Soglia, B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento QCER). Il piano di formazione avrà durata triennale".

Solo che i 2.000 docenti coinvolti nel percorso specializzante saranno chiamati ad insegnare l’inglese "nelle prime due classi di scuola primaria", affiancati da un docente "formatore/tutor", quando avranno completato solo una minima parte del percorso di formazione: il loro corso specializzante prenderà infatti il via a maggio e per l’inizio del prossimo anno scolastivo avranno seguito appena 50 delle 340 complessive previste nel triennio.

Le decisione è stata presa da viale Trastevere a seguito del ritorno all’insegnamento, non specializzato, di oltre 11mila docenti, attualmente impegnati nell’offerta formativa specifica della lingua inglese: il rientro in cattedra è dovuto al fatto che tali docenti sino all’anno scolastico in corso hanno insegnato in varie classi (fino a 7), ma per effetto della nuova normativa a partire dal prossimo anno potranno farlo solo su una o due.

Secondo la Cisl Scuola il piano di specializzazione ‘intensiva’ predisposto dal ministero dell’Istruzione contiene "evidenti rischi di un abbassamento dei livelli di qualità dell’insegnamento, qualora non siano assicurate alcune precise condizioni. In termini più chiari, non basta che il possesso di un livello A1 di competenza sia indicato come requisito di priorità nell’accesso al contingente dei duemila corsisti ‘accelerati’: questo deve essere indicato come requisito essenziale e imprescindibile".

Per il sindacato guidato da Francesco Scrima dovrebbero "poi essere puntualmente e rigorosamente rispettati gli impegni che l’Amministrazione ha dichiarato di voler assumere: formazione in esonero dal servizio; presenza di figure di supporto; opportunità di formazione all’estero. L’efficacia e la qualità della didattica – conclude la Cisl Scuola – non possono continuare ad essere l’ultima preoccupazione di chi governa la nostra scuola pubblica".

Fortemente critica sull’argomento è anche la Flc-Cgil: "si tratta di una evidente forzatura – sostengono dal sindacato con a capo Mimmo Pantaleo – a scapito della qualità della formazione, e dunque dell’insegnamento della lingua inglese, solo per risparmiare qualche migliaio di posti di specialista rispetto a quelli attualmente necessari per coprire questo insegnamento in tutte le classi".

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione