17 insegnanti di sostegno in 14 anni. Il calvario di una studentessa autistica. Il papà: “Ogni volta si riparte da zero”

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Purtroppo non è un caso isolato. Ma senza dubbio la storia raccontata da Il Corriere Fiorentino è emblematica per capire quanto sia emergenziale la questione docenti di sostegno, visto che una studentessa con autismo in 14 anni ha cambiato 17 insegnanti.

Il racconto del papà della studentessa fa senza dubbio riflettere: alla scuola dell’infanzia la figlia avrà 4 insegnanti diverse. Poi alla primaria la situazione inizia a peggiorare sempre più: “Fino alla fine delle medie abbiamo avuto, ogni anno, sempre un’insegnante di sostegno diversa — racconta Andrea, il papà — Ma quasi sempre, a causa dei costanti ritardi nelle nomine, arrivava a novembre inoltrato. E già sono mesi persi. Poi, la copertura delle ore non è mai totale, così a spese in parte del Comune, in parte di tasca nostra, abbiamo fatto ricorso ad operatori di cooperative esterne, sempre diversi. E in tutto questo, siccome la bambina non può stare senza sostegno, un giorno non la mandi a scuola per spalmare le ore negli altri giorni, una volta la vai a prendere un’ora prima… Sempre così”.

Al liceo artistico che la ragazza frequenta ci sono tre insegnanti di sostegno che la prendono in carico a rotazione — il secondo anno due delle tre sono cambiate.

La continuità didattica è importante per qualunque bambino, per chi ha bisogno di sostegno ancora di più, di fronte all’autismo diventa fondamentale — spiega il genitore — Pensiamo a quando mia figlia era alla materna, ancora non parlava, non poteva neppure dire quando aveva bisogno di andare in bagno. E ogni volta, di fronte a una nuova insegnante, noi dovevamo spiegare tutto: la diagnosi e le sue caratteristiche, le esigenze di nostra figlia, il suo piano terapeutico, i numeri degli specialisti”.

Come le vanno fatti fare i compiti, ad esempio tanti hanno bisogno di sostituire il verbale e lo scritto con le immagini, come gestire le crisi quando la bambina si impunta, quali potenzialità ha, e gli affetti da autismo ne hanno molte, e come valorizzarle“, prosegue il papà.

I genitori della diciassettenne dicono che “i risultati si sono visti e i miglioramenti su tanti fronti sono stati straordinari. Noi abbiamo trovato tante insegnanti motivate, ma non sempre competenti“.

Tante volte – prosegue il padre – si tratta di persone che, comprensibilmente, partono dal sostegno per poi fare punteggio e finire a insegnare una materia. Credo invece che avere professionisti stabili sarebbe un bene anche per loro, potrebbero condividere l’entusiasmo per gli obiettivi raggiunti nel lungo periodo».

Gli alunni hanno però bisogno della continuità didattica: “non solo si affezionano all’insegnante, non solo per loro diventa come un famigliare. Ma per chi è affetto da autismo, che è molto legato alla routine, anche passare da una donna bionda a un maschio moro nell’arco di un’ora è un problema”.

Per ognuno di questi bambini non c’è una regola o una legge scientifica su come doversi comportare. Ogni gesto, ogni segnale, va imparato caso per caso. E invece ogni volta si riparte daccapo“, conclude.

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