16mila posti a precari scuola, insegnanti: esclusi docenti infanzia e primaria

di redazione

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Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati – Il 13 maggio il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato, in diretta social e televisiva, l’ampliamento delle assunzioni del comparto scuola per ulteriori 16000 posti da destinare agli insegnanti precari con almeno 36 mesi di servizio svolti.

Tutto bellissimo, ma c’è un però! Dire “insegnanti”, parlare di “precari”, non dovrebbe essere riferito solo ad una parte… Il precariato scolastico va considerato tutto, dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore di secondo grado. I 36 mesi hanno medesimo valore per tutti.

La verità è che nessuno pensava si potesse arrivare a tanto, assistiamo, ancora una volta, a vessazioni politiche nei confronti di una categoria di lavoratori precari.

Sembra un ossimoro, lavoratori e precari, ma non lo è.
Ormai i precari sono diventati una categoria a sé stante che conta tra le sue fila centinaia di migliaia di lavoratori, 200000 solo nel comparto scuola. Sì, 200000 precari quando tutto il corpo docente è composto da 800000 unità, Ministra non saranno troppi?! Un quarto del corpo docente è un lavoratore che lavora per il Ministero da settembre a giugno, poi viene licenziato, viene
assegnata ad esso una indennità di disoccupazione, infine riassunto a settembre e tutto si ripete per 10, 20 e a volte 30 anni…

Ci sono colleghi andati in pensione da precari!
Eppure la legge dice che tutti i dipendenti che hanno raggiunto 36 mesi di servizio devono essere assunti. E lo sono. In tutte le Pubbliche Amministrazioni avviene, ma non nella scuola. Il mondo
della scuola è un mondo a parte, con leggi interpretabili e non uguali per tutti. Volete un esempio?

In questi giorni la VII Commissione sta discutendo il “Decreto Scuola n.20/22” che dovrà essere trasformato in legge entro l’8 giugno. Con la pandemia in corso, da più componenti politiche è stata proposta una procedura snella: assunzione per titoli e servizi per gli aspiranti con almeno 36 mesi di servizio. Tutto legale, è una procedura usata da svariati decenni. Si riconosce ai precari il proprio impegno e servizio e si valutano i titoli.
Benissimo! Bravissimi! Complimenti!

Anche se… A quanto, pare i 36 mesi di servizio non hanno lo stesso valore per tutti gli Insegnanti dello Stato Italiano! Questa procedura va bene per la secondaria ma non per infanzia e primaria! Ma come, di nuovo discriminazioni? Di nuovo insegnanti di serie A e insegnanti di serie B?
Chi ha tenuto la scuola in piedi in piena pandemia con la didattica sospesa? I precari TUTTI!

Chi si è aggiornato nottetempo per fornire la didattica a distanza e assicurare vicinanza emotiva ai propri alunni? I precari TUTTI!
E che differenza c’è stata tra i precari di infanzia e primaria rispetto a quelli della scuola superiore? Nessuna!

A quanto pare, però, per la politica i precari della scuola sono diversi, a quelli della scuola superiore sarebbe permesso l’accesso ai ruoli con concorso per titoli e servizi, a quelli di infanzia e primaria NO!

I lavoratori precari della scuola hanno pari dignità e devono godere dello stesso trattamento!
Chi concluderà questo anno scolastico? I precari TUTTI!
Chi riaprirà le scuole a settembre? I precari TUTTI!
Sono i precari che assicurano il servizio senza mai tirarsi indietro! TUTTI i precari!

Perché questa ennesima vessazione verso i maestri e le maestre?
Chiediamo a gran voce a chi in queste ore ha il delicato compito di decidere, di assicurare pari trattamenti a TUTTI i precari della scuola senza distinguo. I docenti TUTTI meritano equità, responsabilità e correttezza…
Come recita l’art. 4 della Costituzione “La Repubblica riconosce a TUTTI i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto […]” Siete ancora in tempo!

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