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APIDGE contro l’analfabetismo giuridico ed economico

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APIDGE – L’Italia, un Paese di analfabeti giuridici ed economici, questa la sintesi della Tavola rotonda svoltasi il 19 maggio 2017 nell’ambito delle manifestazioni tenutesi al 30° Salone internazionale del libro di Torino.

Garantire lo studio di diritto ed economia In tutte le scuole è una soluzione e un dovere dello Stato, ha ricordato Ezio Sina, Presidente Nazionale Apidge, l’Associazione professionale degli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche.

La scuola italiana puÒ preparare giovani eccellenti se relega nell’angolo e a poche ore l’insegnamento del diritto e dell’economia? E’ questa la provocazione lanciata da Maria Giovanna Musone, Responsabile Cultura APIDGE, che denuncia uno stato generalizzato di analfabetismo giuridico ed economico degli studenti italiani.

La scuola italiana prepara buoni studenti ma li condanna, ingiustamente, ad un analfabetismo giuridico ed economico. Una grave inadempienza dello Stato, che si sostanzia nel carattere della nostra società, poco attenta e disinteressata al bene comune, al rispetto delle regole e alla vita partecipativa, salvo intervenire in condizioni di assoluta emergenza educativa, con interventi di scarso profilo didattico. Questa la considerazionue di Martino Macauda, che insegna il Diritto nella Scuola secondaria di primo grado.
Il Documento finale Apidge ricorda come la storia stessa dell’istruzione popolare, in particolare con la Rivoluzione Francese, insegna che uno Stato che intenda dotarsi di un assetto democratico della vita sociale, ha il dovere di istruire tutti i suoi membri.
In Italia, invece, anche dopo l’attuale riforma scolastica, lo Stato ha evidentemente rinunciato ad alfabetizzare i giovani cittadini in tema di Diritto ed Economia. Il dato sconcertante è che queste materie sono scomparse in quasi tutti i Licei e hanno avuto un forte ridimensionamento anche negli istituti tecnici e professionali, abortendo le buone intenzioni di “alfabetizzazione giuridica ed economica” della “Riforma Brocca” dei primi Anni Novanta.

Estromettere dalle scuole il diritto e l’economia significa infatti negare un diritto a più della metà della popolazione italiana, rinunciando a formare cittadini in grado di interpretare la realtà sociale in cui vivono e di parteciparvi in modo consapevole. Del tutto riduttivi, del resto, sono i tentativi di colmare questo vuoto con progetti didattici occasionali e discontinui, relegati all’autonomia scolastica e all’alternanza scuola/lavoro.

APIDGE è fortemente convita che fin dalla Scuola Primaria debba trovare spazio un approccio elementare, ma ben definito, sulla presenza e sul valore delle regole, instillando negli alunni il senso della cittadinanza attiva e del rispetto delle regole.
Nonostante le più recenti indicazioni delle istituzioni europee che introducono lo studio del diritto e dell’economia anche nei percorsi liceali, la stessa legge n. 107 del 2015, pur riconoscendo l’importanza delle due discipline, disattende questo orientamento, non ha dato seguito a quanto previsto nella Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo del 18 dicembre 2006 sulle otto competenze chiave, che devono caratterizzare tutti i percorsi didattici degli Stati Europei. L’Europa chiede di assicurare, nello specifico, ai nostri studenti le “Competenze sociali e civiche, che dotano le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti di democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza, diritti civili e delle strutture sociopolitiche” e il “senso di iniziativa e di imprenditorialità inteso come capacità di una persona di tradurre le idee in azione, che aiuta gli individui, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro”.
Alfabetizzare gli studenti italiani alla legalità e all’economia, dunque, è una battaglia di civiltà, che APIDGE intende proporre e promuovere, considerando anche che uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento è la conoscenza della legge, che si dà per presunta: “Ignorantia legis non excusat”.

Lo Stato, dunque, ha il dovere di mettere a disposizione del cittadino gli strumenti didattici idonei per rapportarsi con la legislazione vigente. Senza questi strumenti, senza una scuola attenta a queste esigenze, una parte dei giovani italiani possono essere definiti veri e propri “analfabeti giuridici ed economici”: non c’è crescita civile, sociale, culturale ed economica se non si cambia mentalità e se non si produce autentica e continuativa innovazione didattica nelle scuole.

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