150mila assunzioni. Modifiche anno di prova, ne parliamo con chi le propone: l’On Santerini. “Dovremmo interrogarci anche su requisiti psico-attitudinali”

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Secondo l'Onorevole Santerini, l'anno di prova è l'unico strumento che abbiamo per avere docenti preparati, ecco perché è necessario modificarlo. “Dovremmo interrogarci – ci dice l'Onorevole – anche sui requisiti psico-attitudinali all'insegnamento”.

Secondo l'Onorevole Santerini, l'anno di prova è l'unico strumento che abbiamo per avere docenti preparati, ecco perché è necessario modificarlo. “Dovremmo interrogarci – ci dice l'Onorevole – anche sui requisiti psico-attitudinali all'insegnamento”.

L’anno di prova è stato introdotto nel nostro ordinamento da una legge dello Stato del 1982 che già lo disciplinava come un momento importante, tutt’altro che privo di valore. Una prova sul campo concreta atta a verificare il possesso di importanti competenze disciplinari e didattiche. Quindi, assicurargli oggi una valenza effettiva significherebbe soltanto un recuperare lo spirito effettivo del legislatore”. E’ questa la prima cosa che l’Onorevole Santerini tiene a precisare quando le domandiamo di circoscrivere meglio di quanto abbia fatto il web in questi giorni i contorni del nuovo grande scoglio in cui potrebbero incagliarsi i precari delle Gae prima dell’agognata firma del contratto a tempo indeterminato.

L’anno di prova è l’unico strumento su cui in questo momento possiamo contare per verificare che i futuri insegnanti di ruolo possiedano buone attitudini e capacità didattiche. Sa, vero, che migliaia delle persone che rientrano in questa operazione non hanno mai messo piede in un’aula o comunque non insegnano da anni?”. Questo è vero, lo sappiamo anche noi, ma la modifica a una consuetudine cui finora non era stato dato alcun peso e il sentir parlare di licenziamenti ancor prima che le assunzioni diventino effettive ha messo sul chi va là proprio tutti, docenti con e senza esperienza. Anche perché si è profilata una modifica al nucleo di valutazione, dato su cui l’Onorevole Santerini rimane in realtà molto vaga facendoci capire che le posizioni in seno al Parlamento sono tutt’altro che monocordi: “è davvero molto prematuro parlare di questo, sarà il Governo a esprimersi su tutti i passaggi. Il nostro primo lavoro è adoperarci per la definizione dei criteri su cui valutare i docenti, non allontanandoci però dalla convinzione che conta il sapere, ma anche il sapere insegnare. Su questo punto terrei a essere molto chiara: lo scopo dell’anno di prova sarà verificare le competenze didattiche in situazione. E pensi che in Italia non abbiamo ancora iniziato a interrogarci seriamente sulla verifica dei requisiti psico-attitudinali all’insegnamento…”, ma quello potrebbe essere un prossimo passo, fa intendere.

L’Onorevole Santerini è scettica sul fatto che il mondo della scuola possa sentirsi davvero scosso di fronte a un’iniziativa diretta a mettere qualche paletto a quella che altrimenti potrebbe essere additata come una sanatoria: “Sono reazioni temporanee: non posso pensare che chi insegna non ami imparare. E’ questa la convinzione che mi porta a lavorare per una grande alleanza tra mondo della scuola e mondo dell’università nella formazione in servizio dei docenti”.

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A questo punto, non ci sfugge l’occasione per domandarle qualcosa su come il Governo pensa di impostare l’aggiornamento e la stessa formazione iniziale degli insegnanti, visto che negli ambienti accademici è vivo il timore che la lobby dei pedagogisti ‘pigliatutto’ possa rivendicare l’assoluta predominanza o addirittura l’esclusività delle proprie discipline all’interno del futuro biennio specialistico abilitante. “Sono solo fantasie, dobbiamo stare attenti a non sindacalizzare la cultura. Saranno i pedagogisti stessi a non volere una cosa del genere! Una buona formazione è soltanto integrata. Non credo a una preparazione accademica astratta, come non credo all’esperienza pura. Posso tranquillizzarla sul fatto che nessun privilegio verrà dato alla pedagogia”.

Prima di lasciarci, un’ultima domanda sull’Organico Funzionale, l’altro punto della risoluzione che in questi giorni ha scatenato reazioni anche nel mondo politico: “L’OF è la grande chance che abbiamo per vedere davvero la nostra scuola al passo con i tempi, ma non bisogna utilizzarlo solo per le supplenze, sarebbe un errore gravissimo. In primo luogo bisogna dare priorità alla lotta alla dispersione scolastica. E basta col principio dei soldi a pioggia, bisogna distribuirli in base alle esigenze specifiche di ciascuna area”. L’Onorevole Santerini parla poi dell’urgenza di partire dai bisogni della scuola, affinché ci sia una corrispondenza reale tra le esigenze dei territori e gli interventi erogati, sottolineando “che le aree ad alta complessità non sono oggi necessariamente solo quelle del Sud, ma possono trovarsi anche nelle zone molto industrializzate, pensiamo alle periferie dei grandi poli urbani. La mia preoccupazione è che nel licenziare questo decreto non ci si faccia prendere dalla fretta: le emergenze che mi sembra debbano avere la priorità sono le scuole a reggenza, la dispersione, l’edilizia scolastica”.

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