150mila assunzioni. Aprea: “Precedenza a chi insegna da 3 anni in un territorio. TFA e PAS nel piano”

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E’ in procinto di inaugurare il nuovo anno scolastico nell’Istituto Tecnico Superiore “Natta” di Bergamo l’Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea quando riceve la nostra telefonata, sabato.

E’ in procinto di inaugurare il nuovo anno scolastico nell’Istituto Tecnico Superiore “Natta” di Bergamo l’Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea quando riceve la nostra telefonata, sabato.

Non ce la fa a trattenere l’entusiasmo per i nuovi laboratori, le borse di studio – e magari sul successo del modello Its col suo 65 per cento di placement torneremo a sentirla presto –  ma gli argomenti che ci stanno a cuore al momento sono altri. 

Assessore, qualche tempo fa ha chiesto un intervento da parte del Governo perché sia data "precedenza agli insegnanti che raggiungono l’anzianità di servizio nella stessa regione". E ha promesso battaglia in sede di contrattazione Stato-Regioni. Si sta muovendo qualcosa, qualcuno le ha dato ascolto?

“Nel corso della prima seduta della IX Commissione della Conferenza Stato-Regioni abbiamo discusso in maniera approfondita dello scavalcamento dei docenti lombardi da parte dei traferiti da altre regioni e abbiamo scoperto che situazioni molto simili si sono verificate anche in Lazio, Campania, Umbria. Sappiamo bene che la Lombardia è storicamente una regione che attira un massiccio numero di nuovi ingressi, visto il buon numero di posti da coprire, ma questa volta mi pare si sia oltrepassato il limite: nella scuola primaria, su 241 assunzioni a tempo indeterminato solo quattro hanno riguardato docenti presenti nelle nostre graduatorie. Insomma, una penalizzazione un po’ troppo alta! Per uscire fuori dai nostri confini, anche Lazio e Campania sono state letteralmente prese d’assalto”.

Quali proposte intendete portare avanti?

“Abbiamo già chiesto al ministro Giannini un confronto in vista della stabilizzazione dei 150.000 precari delle graduatorie a esaurimento perché si possa procedere a una revisione dei criteri di immissione in ruolo, in modo da non penalizzare chi lavora da anni nella stessa regione. In sostanza abbiamo elaborato tre proposte:

  • che venga attribuito un punteggio superiore a chi vanti un’anzianità di servizio sul territorio  dai 3 ai 5 anni;
  • che ci sia un preventivo accertamento dei titoli e dei certificati di servizio, dal momento che adesso avviene tutto attraverso le autocertificazioni;
  • che vengano istituiti albi regionali”.

Mettendo per un momento da parte la seconda proposta, le faccio notare che nelle Linee Guida per la scuola presentate da questo Governo si parla in maniera abbastanza inequivocabile di una graduatoria unica nazionale, che subordini le esigenze dei vincitori a quelle dei territori.

“Un’ipotesi che non mi convince affatto. Chiusa la parentesi Graduatorie a Esaurimento, penso che ci si debba adoperare per la nascita di albi regionali di insegnanti qualificati e per il potenziamento delle reti di scuole, cui vanno riconosciute autonomia e responsabilità. Sono scettica all’idea che il sistema nazionale così com’è possa continuare a reggere, fermo restando, però, il valore nazionale del titolo di base di accesso all’insegnamento”.

Prima accennava alla stabilizzazione dei precari delle Graduatorie a Esaurimento. Perché ritiene necessario un accertamento preventivo dei loro titoli?

“Sono senz’altro favorevole all’immissione in ruolo di tutte quelle persone che da anni lavorano nelle nostre scuole in un regime di precarietà – le quali, quindi, non avranno nessuna difficoltà a produrre i loro certificati di servizio – ma ritengo che sia essenziale operare uno screening sulla totalità degli aspiranti, visto che potrebbero essere nominate anche persone che nel corso della loro vita hanno insegnato solo incidentalmente e conseguito un’abilitazione per esempio attraverso la frequenza di brevi corsi non sempre così qualificanti”.

Di quante persone stiamo parlando, secondo lei?

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“Penso che abbiamo una buona conoscenza dei primi 60-70mila iscritti nelle Gae, perché si tratta in sostanza di quei docenti che hanno sempre ricoperto incarichi annuali o comunque di medio termine. Sulla restante parte esprimerei qualche dubbio: ripeto, parliamo molto probabilmente di persone che hanno insegnato saltuariamente e che non si sono mai sottoposte ad alcuna selezione. Affollare le scuole di persone che non hanno i requisiti giusti per insegnare rischierebbe di entrare in aperta contraddizione col ‘merito’ che tanto enfaticamente si vuole porre al centro del piano per la Buona Scuola, no? E poi potrebbe bloccare quel processo di rinnovamento, anche anagrafico, che si insegue da anni”.

Ha parlato di selezione in entrata e in uscita. Come giudica l’esclusione degli abilitati Tfa e Pas dal piano di assunzioni straordinario, visto che entrambe queste categorie di docenti hanno affrontato selezioni (Tfa in ingresso e in uscita, Pas in uscita) e si sono sottoposte a qualificanti corsi di formazione nelle università?

“Gli abilitati Tfa e Pas devono essere inclusi nel piano! Stiamo cercando nuove alleanze in Commissione perché i loro diritti vengano pienamente riconosciuti: hanno rispettato tutte le indicazioni date loro dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, adesso meritano un vero ascolto. Contando su conoscenze e competenze aggiornate e con un’età media che non va oltre i 38 anni, anche anagraficamente rappresentano un’opportunità che la scuola non può lasciarsi sfuggire. Questo punto sarà all’ordine del giorno nell’incontro della Conferenza Stato-Regioni col Ministro previsto per il 14 ottobre. Ecco un altro punto su cui prometto battaglia”.

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