150.000 assunzioni, svuotamento delle graduatorie a esaurimento, fine della cosiddetta “supplentite”: tre promesse non mantenute

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Secondo il sindacato CISL il Governo continua a utilizzare le assunzioni come arma di propaganda, diffondendo i numeri che gli convengono, tentando di farci passare come stupidi o irresponsabili, perché non saremmo in grado di cogliere il valore di un'operazione che dà lavoro a tanta gente.

Secondo il sindacato CISL il Governo continua a utilizzare le assunzioni come arma di propaganda, diffondendo i numeri che gli convengono, tentando di farci passare come stupidi o irresponsabili, perché non saremmo in grado di cogliere il valore di un'operazione che dà lavoro a tanta gente.

La ministra Giannini dice che chi contesta questa legge ha letto un'altra legge. La CISL risponde "Noi continuiamo a chiederci se questa legge l'abbia mai letta lei. Facciamo allora un po' di chiarezza sui numeri quotidianamente sbandierati attraverso un tam-tam mediatico a 360 gradi, tra giornali e apparizioni televisive che ormai non si contano più; numeri elaborati ad arte, come nel caso della vera e propria bufala del 97% di nomine accettate, senza dire che la percentuale è riferita a una porzione davvero esigua di posti; funambolismi aritmetici con cui si tenta di coprire le tante falle di un piano dagli esiti che si rivelano ben lontani dalle promesse fatte e dalle ambizioni dichiarate. "

Il documento della CISL Scuola sui numeri delle assunzioni

Altro che fine della supplentite!

Partiamo dalle promesse del governo: 150.000 assunzioni, svuotamento delle graduatorie a esaurimento, fine della cosiddetta “supplentite”: tre promesse non mantenute. Ad oggi , con l'anno scolastico già avviato, le assunzioni fatte sono circa 37.200 (29.000 nelle fasi zero e A, 8.200 nella fase B); anche se nel frattempo la promessa dei 150.000 assunti si è ridotta a 102.000, siamo ancora molto, ma molto lontani da quel numero, avendone fatte poco più di un terzo. Tenuto conto, poi, che i posti comunque da coprire in quanto liberi per effetto del turn over sono 47.000, al momento ne restano ancora scoperti 10.000. Ciò significa che occorrerà al più presto nominare altrettanti supplenti per garantire che tutti i docenti che servono siano in cattedra. A questi 10.000 vanno però aggiunti quelli indispensabili a coprire circa 70.000 posti (tra comuni e di sostegno) attivati in organico di fatto. In totale fanno almeno 80.000 supplenti di cui la scuola ha assolutamente bisogno per poter avviare regolarmente l'anno scolastico. Questa la verità, al di là delle bugie e dei giochi di prestigio. Altro che fine della supplentite! Quanto alle GAE, che non si siano esaurite ormai l'hanno capito tutti. Una promessa avventata e inutile, quella del governo. Ma soprattutto dannosa, perché aver fatto dello svuotamento immediato delle GAE l'obiettivo che condiziona tempi e modalità del piano è la vera causa della sua farraginosità, delle sue mille contraddizioni, dei tanti disagi inutilmente arrecati alle persone.

La “bufala” del 97%

È ormai evidente, per quanto possano esserne manipolati strumentalmente i dati, che questo piano crea più problemi di quanti ne risolva. Un esempio: il premier e la ministra annunciano con grande enfasi che il 97% degli aspiranti ha accettato l'assunzione. Che scoperta! Stiamo parlando delle 8.800 proposte di assunzione della fase B, per la quale era richiesta in partenza, pena la perdita definitiva di ogni diritto, la disponibilità a lavorare in qualsiasi altra provincia d'Italia. I numeri interessanti sono invece altri, in particolare quello che risulta dalla differenza tra i posti da coprire nella fase B (18.000) e gli assunti (8.200): restano pertanto circa 10.000 posti da coprire, il 55% del totale, che andrà ancora una volta ai supplenti. Ma non basta: molti degli 8.200 assunti hanno avuto nel frattempo una supplenza per tutto l'anno nella provincia di residenza e vi resteranno in servizio senza raggiungere la provincia in cui hanno ottenuto il ruolo. Da qui altri posti liberi, soprattutto al nord, sui quali oggi i dirigenti scolastici stanno procedendo a nominare altri supplenti.

Ma al nord non mancavano i docenti?

Chi sono questi? Sono i docenti, precari da diversi anni, che la legge ha escluso dal piano di assunzioni perché, pur essendo abilitati, non erano inclusi nelle GAE. Ma non si è sempre detto che al nord mancano gli insegnanti? Ecco un'altra bugia che viene clamorosamente smentita. Gli insegnanti ci sono eccome, al nord (al nord, non “del nord”, a scanso di strumentali polemiche); sono quelli che da anni lavorano, in una condizione di ricorrente precarietà che la Corte Europea ha sanzionato come illegittima, e senza i quali la scuola non avrebbe potuto funzionare.

In attesa del potenziamento…

Parliamo infine dei posti per il cosiddetto “potenziamento”, che arriveranno non prima di novembre alle scuole e con cui si concluderà il piano straordinario di assunzioni. È facilmente prevedibile che una quota di questi posti non potrà essere assegnata per mancanza di aspiranti (non tutte le tipologie di insegnamento saranno infatti attivabili, ma solo quelle per cui vi sono aspiranti nelle graduatorie; peraltro già nella fase B gli aspiranti risultavano di gran lunga inferiori ai posti da coprire). Facciamo a questo punto un consuntivo:

 il piano prevede circa 102.000 assunzioni (e non 150.000, come promesso in partenza)
 29.000 sono state fatte con la fasi zero e A
 8.200 sono state fatte nella fase B, per un totale di 37.200.

Restano dunque da assegnare circa 64.800 posti (102.000 meno 37.200), ma gli aspiranti le cui domande sono ancora nel “cervellone” del MIUR per l'ultima fase del piano sono oggi 42.200, ovvero ciò che residua dalle 51.000 domande “utili” di partecipazione al piano assunzionale (al netto delle domande di chi nel frattempo è stato assunto nelle fasi precedenti e di quelle presentate per la scuola dell'infanzia, non rientrante nel piano) e sottraendo infine anche gli 8.800 aspiranti della fase B, tra assunti e rinunciatari. Saranno dunque 22.600 i posti che alla fine non potranno essere coperti con assunzioni a tempo indeterminato (64.800 meno 42.200).

Alla fine i numeri saranno questi

Riepilogando: di 150.000 assunzioni promesse a settembre 2014 ne sono state fatte finora 37.200 e si arriverà, alla fine, a farne 79.400. Il 53% rispetto alla prima promessa, il 78% rispetto alla seconda (quella ridotta a 102.000). Sono comunque grandi numeri, si dirà, ma non sono irrilevanti nemmeno le percentuali di scarto rispetto agli obiettivi dichiarati, a testimonianza della buona dose di pressapochismo con cui si è messo mano al piano. Soprattutto, sono numeri da raffrontare con un dato che li colloca nella loro giusta rilevanza: da anni la scuola italiana funziona ricorrendo a un'ampia fascia di lavoro precario. Nell'anno scolastico 2014/15 i contratti a tempo determinato sono stati ben 130.000, numero rispetto al quale le assunzioni del piano, ancorchè in gran parte – la maggiore – ancora da concretizzare, rappresenteranno circa il 60%, risultato raggiunto attraverso un percorso le cui incongruenze sono rese evidenti da quanto fin qui descritto.

La proposta, inascoltata, della Cisl Scuola

La proposta fatta ripetutamente dalla Cisl Scuola e rimasta inascoltata partiva proprio dal dato dei contratti precari in essere, indicando due precisi obiettivi (dare alle scuole i posti necessari, stabilizzare i rapporti di lavoro precari), da realizzare con un piano triennale, senza forzature che si stanno rivelando alla fine del tutto inutili e controproducenti: GAE tuttora attive, anche per la scelta di escludere dal piano un intero settore, la scuola dell'infanzia; decine di migliaia di posti coperti con supplenze anche quest'anno; prevedibile contenzioso da parte dei precari ingiustamente esclusi dal piano, come gli abilitati non inclusi nelle GAE. Se il governo avesse accettato quella proposta, utilizzando in modo più sensato e razionale lo stanziamento economico reso disponibile a copertura dell'operazione, le assunzioni a tempo indeterminato sarebbero state di più e non si sarebbero prodotti disagi e tensioni del tutto evitabili. C'erano le condizioni per farlo: se oggi infatti molti dei neoassunti destinati a “migrare” sono impiegati in supplenze nella provincia di residenza, se ne deve dedure che una disponibilità di posti – indispensabili per il normale funzionamento delle scuole – esiste anche in tali realtà, e andrebbe spiegato perché non si sia scelto di stabilizzare quei posti di lavoro.

Basta polemiche e accuse infondate

Si smetta, pertanto, di straparlare di “sindacati contrari alle assunzioni”, o di “precari che pretendono il lavoro sotto casa”. Appartiene per intero al governo la responsabilità di aver agito con grande superficialità su un tema così delicato e complesso, non esitando a usare le assunzioni come ricatto per strappare un consenso sulla legge ad ogni costo, forzandone anche il percorso di approvazione in Parlamento. Meno presunzione e più disponibilità al confronto e all'ascolto avrebbero certamente prodotto scelte più utili e realmente rispondenti alle esigenze di funzionalità delle nostre scuole

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