150 mila assunzioni. Senato chiede se fondi sono sufficienti, i conti effettivamente non quadrano

di Paolo Damanti

Nei giorni scorsi, in anteprima, abbiamo pubblicato la richiesta di una integrazione dei dati che il Senato ha rivolto al Governo relativamente alle 150 mila immissioni in ruolo previste nella riforma della scuola.

Nei giorni scorsi, in anteprima, abbiamo pubblicato la richiesta di una integrazione dei dati che il Senato ha rivolto al Governo relativamente alle 150 mila immissioni in ruolo previste nella riforma della scuola.

Nella relazione alla Legge di Stabilità elaborata dal servizio bilancio del Senato, sono state rilevate alcune carenze legate al piano di assunzioni del personale della scuola per il quale sono stati stanziati 1 miliardo relativo ai primi quattro mesi dell'anno scolastico 2015 e 3 miliardi di euro a decorrere dal 2016.

Il Senato vuole vederci chiaro e ha chiesto al Governo una integrazione, che dovrà specificare quanti soldi andranno alle assunzioni e quanti alla ricostruzione di carriera. Infatti, i dati forniti dal Governo non forniscono elementi circa la platea interessata dal piano assunzionale e i relativi dati concernenti l'anzianità media maturata nel servizio dei docenti a tempo determinato.

In realtà, i conti sono già stati fatti, ma non quadrano con il finanziamento chiesto nella Legge di stabilità.

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Infatti, se da un lato l'investimento di 3 miliardi stimato per le assunzioni  sarà parzialmente mitigato, per effetto del taglio delle supplenze brevi che è stimato intorno ai 300 – 350 milioni all'anno, è anche vero, come ha evidenziato il Senato, che questi docenti neoassunti avranno diritto alla ricostruzione di carriera.

Se 3 miliardi  è la cifra necessaria per le assunzioni, il costo immediato, essa aumenterà dopo cinque anni a circa 3,6 miliardi e a 4,1 miliardi dopo dieci anni.

Si tratta di stime elaborate dal Governo stesso e che non combaciano con i fondi chiesti nella Legge di Stabilità, che coprono le sole assunzioni, senza le ricostruzioni di carriera.

Non sarà sicuramente questo intoppo a non avviare il piano di assunzioni, diventato ormai necessario a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea. Ma il Governo dovrà colmare il vuoto di dati evidenziato dal Senato, e presto sapremo.

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