15 gennaio: a Roma assemblea nazionale dei precari

di Lalla
ipsef

Lalla – E’ per domani mattina alle 9.30 a Roma l’appuntamento per i precari di tutta Italia che vogliono discutere dei problemi della categoria.

Lalla – E’ per domani mattina alle 9.30 a Roma l’appuntamento per i precari di tutta Italia che vogliono discutere dei problemi della categoria.

I Comitati dei Precari Scuola si riuniscono, come avviene ormai da qualche anno, per fare il punto della situazione. Il comunicato di presentazione della riunione

"Il Ministro Profumo tempestivamente ha dato prova delle grandi competenze tecniche sue e del governo in generale. Hanno alzato l’età pensionabile, ma iniziano una campagna propagandistica indirizzata ai “giovani”, a cui promettono qualcosa che non hanno e su cui non inves tono: i posti nella scuola. Per il Governo è anziano un precario trentacinquenne, mentre i sessantacinquenni sono giovani abbastanza per continuare a lavorare. Rimangono infatti gli effetti dei tagli e della riforma Gelmini, la scuola è allo stremo, e si bandisce il concorso! Tutto questo senza tenere in alcun conto quanti sono già nelle graduatorie e nella scuola da anni, la cui unica anzianità è quella di precarietà e servizio.

Siamo di fronte all’ennesima beffa che non siamo disposti a legittimare: a fronte dei tagli della riforma Gelmini e dell’innalzamento dell’età pensionabile non esistono cattedre disponibili per bandire un concorso! Su quali posti lo si vorrebbe indire? E perché? Per illudere quanti sperano di avere accesso alla professione? Per irridere quanti, abilitati con procedure concorsuali, con specializzazioni e competenze testate sul campo, hanno speso anni e la loro professionalità nella scuola e ancora aspettano che lo Stato li regolarizzi?

In secondo luogo il concorso, date le attuali condizioni, mette in discussione le abilitazioni variamente conseguite con prove selettive, che devono già di per sé dare accesso all’immissione in ruolo; casi emblematici sono quello degli abilitati SSIS, che hanno sostenuto prove di accesso a numero chiuso e programmato, frequentato corsi biennali con esami in itinere e un esame di stato finale, e quello dei vincitori di concorso che sarebbero sottoposti ad un’ennesima prova concorsuale. "E che ne sarà di chi, pur non abilitato, si è dedicato per anni al lavoro nella scuola o di quanti, pur abilitati all’insegnamento nella primaria tramite la facoltà di Scienze della Formazione Primaria, la cui laurea ha valore abilitante, non hanno avuto accesso alle GAE?

E non possiamo dimenticarci del personale Ata, la cui presenza è fondamentale per il funzionamento della scuola e che in questi anni è stato fortemente ridotto, con grave danno al lavoro dei docenti e alla serenità e sicurezza degli alunni.

L’unica via che consente ai precari e ai “giovani” un vero canale di accesso alla scuola è il suo rifinanziamento!"

La pagina Facebook per prendere contatti per partecipare all’evento

La riflessione di un precario, Gaetano Colantuono, Docente nei licei

"In vista della prossima assemblea di varie realtà costituite dai precari della scuola (Roma, 15 gennaio) vorrei porre alcune riflessioni in forma sintetica all’attenzione dell’assemblea e alla più vasta platea di quanti sono realmente interessati al duplice tema – per me inscindibile – di riqualificazione della scuola pubblica e di superamento del grave problema del precariato.

Preliminare è riaffermare che il movimento dei docenti precari non solo è portatore di legittimi interessi particolari e specifici (come entrare prima in ruolo per noi docenti precari abilitati?) ma anche deve guardare alla soluzione complessiva dei problemi connessi al mondo della scuola e ad una rinnovata centralità della scuola pubblica, la quale per noi non rappresenta solo il posto di lavoro ma un centro nevralgico della vita democratica del nostro paese. Qui si pone la questione della stabilizzazione del precariato: essa è parte rilevante della riqualificazione della scuola pubblica in ragione di competenze già maturate, di ulteriore responsabilizzazione del personale già attivo e formato e, buon ultimo, di rinnovata centralità del servizio pubblico fondamentale. Mi spiego con un esempio. In altre parti d’Europa la definizione degli organici avviene con molti mesi d’anticipo rispetto all’inizio delle lezioni. Ciò consente una drastica riduzione di ogni forma di disagio verso gli studenti, impedendo classi che vedono già nei primi mesi d’anno scolastico l’avvicendarsi di più docenti per la medesima materia. Non credo che questa prassi italica costituisca un reale risparmio sistemico.

Si pone così il cuore delle tante questioni: i tagli variamente operati in questi lunghi e lugubri quattro anni. Legge 133/08, riordino orario, accorpamenti di istituti, blocco del turn-over e – buon ultimo – allungamento dei tempi pensionistici anche per le donne. Non si capisce bene come il nuovo governo “tecnico” possa e voglia limitare il ricorso a lavoro precario statale e/o pubblico in presenza di tali fattori. A meno che, programmaticamente, la scuola e più in generale il mondo del lavoro pubblico non debba essere escluso da eventuali (parziali) miglioramenti stabiliti per il comparto privato, assecondando così una tendenza legislativa e parzialmente anche giurisprudenziale in atto da molti anni. Il che, giova ricordarlo, è uno degli effetti, e non dei meno gravi, del neoliberismo su scala mondiale.

Occorre riaffermare il valore delle sole GaE, poiché esse sole uniscono diritti acquisiti a servizio riconosciuto, insieme al rifiuto di ogni chiusura egoistica e corporativa (che renderebbe potenzialmente più debole il nostro movimento) che comporti l’esclusione di tanti neo-laureati o di colleghi docenti non abilitati, ai quali va concessa la possibilità di adire a percorsi abilitanti di livello decoroso (con una sostanziale discontinuità all’esperienza negativa delle cd. SSIS, utile solo per un mondo accademico in cerca di denaro contante e di legittimazione): solo così può aver senso la richiesta, legittima e motivata, di 100% delle immissioni dalle GaE. È nondimeno da porre la questione (non del tutto teorica) di esaurimento di singole graduatorie in talune province: in questo caso occorre pensare a nuove forme di reclutamento. Quali? È ricorrente la richiesta di graduatorie nazionali, che però, a mio avviso, presentano varie perplessità a livello di applicazione, poiché già quelle provinciali comportano ritardi, asimmetrie e disfunzioni di livello preoccupante.
Resta il nodo dei non abilitati. Forse per costoro si può pensare, con tutte le cautele del caso, al ripristino dei concorsi con brevi e seri corsi teorici (non decine di inutili corsi “trasversali”) e soprattutto un tirocinio non mortificante; questa penso sia una soluzione ragionevole. Certo, l’attivazioni di bienni abilitanti è molto appetitosa per un sistema accademico alla disperata ricerca di fondi, nonché un’occasione per il vasto sottobosco di “inservienti” (di cui il culmine è stata l’istituzione dell’apposita figura del ricercatore SSIS, “estrema ratio” del feudalesimo accademico) già visti all’opera durante le SSIS, ciò nondimeno non costituisce un buon motivo per perseverare negli errori. Mai più SSIS! – questo dovrebbe essere un punto di onore per qualsiasi movimento di docenti, ancorché precari.

Occorre sottrarre il più possibile la concessione di supplenze e spezzoni all’arbitrio dei DS. Regole certe e trasparenza amministrativa devono valere anche per loro. Ma allora questo si lega a, anzi è parte notevole del processo di ri-democratizzazione della scuola pubblica. Un DS che ritorna a “primus inter pares”, anziché “dominus erga subditos”. Anche questo è un obiettivo di carattere generale che il nostro movimento di lotta e di lavoro deve perseguire.

“Si scrive acqua, si legge democrazia” è stato il motto della clamorosa e vincente campagna referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua. Mi chiedo se non vale lo stesso se sostituiamo la parola “acqua” con “scuola”.

A mo’ di sintesi tra le varie proposte di piattaforma.

Piattaforma precari assemblea 15 gennaio

1) Assunzione di tutti i precari docenti ed ATA con tre anni di servizio al 30 giugno o 31 agosto 
2) Nessuna distinzione tra organico di diritto e di fatto 
3) Rispetto della normativa antincendio: max 25 alunni per classe, 20 in presenza di studenti H
4) Stessi diritti per i docenti di ruolo ed i precari
5) Assegnazione di tutti gli spezzoni sotto le 7 ore da parte dell’USP

Proposta sul reclutamento (la proposta è organica, non si può prendere un singolo punto staccato dagli altri)

1) Difesa delle GaE come unico canale di reclutamento, quindi 100% di assunzioni dalle GaE
2) Inserimento nella GaE per tutti i docenti abilitati
3) No ai TFA, corsi di abilitazione riservati solo a chi possiede 360 giorni di servizio
4) Per chi insegna nelle scuole paritarie obbligo di assunzione dalle GaE
5) Concorsi solo in presenza di GaE esaurite
6) Permettere ai maestri precari abilitati sprovvisti di titolo di abilitazione in inglese di conseguirla tramite l’attivazione di un corso universitario (non privato)"

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