11 ore di sostegno settimanali anziché 22, Ministero condannato: 800 euro al mese di risarcimento ai genitori

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A dispregio di quanto previsto dal PEI, dove si erano previste 22 ore di sostegno settimanali, erano state assegnate, a un alunno disabile, solamente 11 ore. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione IV), nella Sentenza pubblicata il 18 febbraio 2022, n. 01124, ha condannato la scuola e il MIUR, in solido, al risarcimento di 800 euro, in favore dei genitori, per ogni mese di mancata assegnazione delle ore di sostegno commisurate alla patologia riconosciuta.

L’assegnazione di 11 ore settimanali di sostegno anziché 22

I genitori di un alunno che frequenta il quinto anno della scuola elementare, riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità (legge 104/92, art. 3, comma 3), si sono rivolti al Tar rappresentando che, a dispregio di quanto previsto dal PEI, che ha riconosciuto per il minore 22 ore di sostegno settimanali, e a fronte dell’orario scolastico di 27 ore, è stato assegnato, allo stesso, un insegnante di sostegno per sole 11 ore. Oltre all’assegnazione dell’orario di sostegno necessario, i genitori hanno anche richiesto la condanna delle Amministrazioni al pagamento del risarcimento del danno non patrimoniale.

L’ordinanza cautelare

E’ stata accolta la domanda cautelare, con la quale si è ordinato all’istituto scolastico di provvedere senza indugio, e comunque entro 15 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza, ad assegnare al minore un insegnante di sostegno per il numero di ore indicato nel PEI. Tuttavia tale ordinanza non veniva ottemperata dall’Amministrazione.

La sussistenza di un danno ingiusto

In considerazione dell’illegittimità del provvedimento con cui sono state attribuite un numero di ore di sostegno inferiori a quelle necessarie in base ai bisogni dell’alunno, per il Tar tale condotta, posta in essere dall’amministrazione, ha prodotto un danno ingiusto, tanto più all’esito della mancata ottemperanza dell’ordinanza cautelare.

L’elemento psicologico della colpa

Il Tar nella sentenza in parola esplicita che l’elemento psicologico della “colpa” sussiste per tre ordini di ragioni: il grado di disabilità (grave) del minore, la compiuta quantificazione delle ore operata in base alla documentazione versata in atti, l’inottemperanza all’ordinanza cautelare.

La liquidazione del danno

La valutazione equitativa, secondo i giudici, risulta opportuna in rapporto al danno non patrimoniale, il cui ristoro pecuniario, diversamente da quanto avviene per il danno patrimoniale, non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione. Pertanto, è apparso equo condannare le amministrazioni convenute, in solido, a pagare a titolo di risarcimento danni l’importo di 3.200,00 euro, calcolato in via equitativa per 800,00 euro mensili, tenuto conto che dal deposito del ricorso, e nonostante l’ordinanza cautelare emanata dal medesimo Tar, l’amministrazione non ha provveduto ad assegnare al minore l’orario stabilito in base alla patologia, e neppure ha fornito alcuna giustificazione in merito alla mancata assegnazione dell’orario di sostegno richiesto.

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