100 e lode alla maturità e discrepanza con le prove Invalsi, ma è così importante la correlazione? Dirigente Giovanetti: “Parametro importante, ma non l’unico da considerare” [INTERVISTA]

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Tanti 100 e lode al Sud agli esami di Stato, a fronte di esiti Invalsi piuttosto deprimenti per le scuole dell’Italia meridionale. Come mai? La querelle attorno al divario tra gli esiti dei due tipi di valutazione ricorre puntuale ogni anno e di questi tempi. Tra la valutazione oggettiva ottenuta con prove strutturate anonime e quella soggettiva e personalizzata della maturità si percepisce ogni anno un distacco che fa discutere e stimola dibattiti e polemiche.

Lo scorso anno, in una nostra molto articolata intervista che consigliamo di leggere con attenzione e di non fermarsi ai titoli, la dirigente scolastica di un istituto calabrese, Annamaria De Luca, aveva ammesso che tante lodi ottenute dagli studenti al Sud non sarebbero state loro date nelle scuole del Nord, precisando, tra le sue tante e interessanti argomentazioni, che “le pretese dei docenti del Sud verso gli studenti siano diverse dalle impostazioni che ci sono al Nord”.

Secondo De Luca, esiste in realtà in Italia una scuola mediterranea, la “Scuola del Sud”, che dovrebbe spingere il sistema a creare un sistema di valutazione diverso. Quanto poi al fatto che i diplomati del Sud escano spesso poi dalle università del Nord come i migliori laureati, la dirigente calabrese ammette: “E’ vero, sono diversi in quanto danno risposte diverse a contesti diversi. Di fronte a nuovi contesti, funzionano. Per questo servirebbe un sistema di valutazione diverso e non un sistema di valutazione unico nazionale”. E ancora: “La mia idea – spiegava – è che ci sia una scuola mediterranea, quella che definisco Scuola del Sud, una scuola cioè che viaggia con dei criteri legati alla cultura e al territorio e che è totalmente fuori dai dati Invalsi. Il fatto vero è che non esiste un solo sistema si istruzione, occorrerebbe palare di una Scuola del Sud che funziona in modo diverso dal resto d’Italia”.

Ogni anno, dunque, e sempre in questo periodo, si cerca di comprendere quel che succede nelle nostre scuole in materia di valutazione degli apprendimenti, specie a seguito della pubblicazione di notizie e interviste relative a casi eclatanti che assurgono puntuali agli onori della cronaca. Ne abbiamo scelti due. Il primo è il caso del liceo classico “Orazio Flacco” di Bari dove in un’unica classe sono stati registrati otto 100 di cui quattro con lode. Ed è anche il caso dell’ITIS “Enrico Fermi” di Modena, dove in una classe si è verificata una situazione analoga con sette 100, di cui quattro con lode.

Dai commenti sui social che hanno rilanciato le due notizie scaturisce l’impressione che le performances pugliesi debbano necessariamente suscitare meraviglia e disappunto, laddove sembra invece del tutto normale che in una classe emiliana ci siano stati tanti risultati ispirati a eccellenza sul piano di apprendimenti, certificati dagli esami conclusivi del ciclo di studi di istruzione secondaria. Il contrasto tra le due reazioni è dovuto alla circostanza che mentre la scuola pugliese s’inserisce in un’area di riferimento Invalsi (a sud e Isole) nella quale gli esiti sono mediamente negativi, la scuola di Modena si colloca in un’area di sondaggio della qualità degli apprendimenti, il Nord Est, dove gli esiti sono decisamente migliori.

Al di là delle polemiche e delle contestazioni circa l’interpretazione esiti invalsi, emerse anche in una nostra intervista a un esperto di valutazione che ha preso le distanze dall’affermazione rilanciata dalla stampa secondo cui metà degli studenti diplomati non comprende ciò che legge, il quesito che vogliamo porci e il seguente: può bastare, tutto questo, per concludere che nei singoli istituti dove agli esami di Stato si sono verificate performances superiori rispetto alle valutazioni Invalsi, le valutazioni medesime non siano genuine e veritiere? Gli esiti Invalsi scaturiscono, come detto, da prove anonime e oggettive, i risultati sono poi notificati ai singoli alunni – e alla scuola, che ne fa tesoro per un’azione opportuna di miglioramento, quando i risultati non sono quelli attesi – i quali ricevono l’attestazione di un voto compreso tra 1 e 5 per ciascuna delle prove. Ma restituiscono, all’esterno, e soprattutto all’opinione pubblica – che tuttavia non ha i mezzi né l’interesse contingente per verificare come siano andate le cose scuola per scuola – un’immagine statistica complessiva basata sulla composizione territoriale del pianeta scuola: Nord, Sud, Centro, Isole.

Ma è davvero utilissimo mettere in dubbio, in maniera automatica o – sempre in maniera automatica – confidare sulla genuinità della valutazione degli esami di Stato solo quando i medesimi non collimino o, rispettivamente, collimino con gli esiti Invalsi della macroarea di appartenenza della scuola? Si può davvero escludere a priori che la valutazione Invalsi di una scuola, e anzi di una singola classe – e addirittura di alcuni studenti di quella classe – sia superiore alla media dell’area di appartenenza? E quanto, la singola scuola di appartenenza, non ha magari inciso sulle motivazioni dei singoli studenti, che potrebbero avere visto in quella stessa scuola un trampolino di lancio, un ascensore sociale, forse l’unico offerto dal territorio?

Sono quesiti, quelli che precedono, ai quali si può dare risposta verificando gli esiti Invalsi presso le singole scuole interessate dalle suddette notizie eclatanti, evitando di sparare nel mucchio come in genere si fa creando non solo polemiche sterili, oltre che giuste riflessioni, ma anche malessere e disagio ingiusti, soprattutto tra gli studenti coinvolti. Tanto per dire: nei giorni scorsi una testata locale ha pubblicato la storia di una studentessa ucraina che ha preso il massimo dei voti alla maturità, sebbene – come si legge nella cronaca – fosse arrivata in Italia da solo sette anni, ai tempi cioè della sua iscrizione alla scuola secondaria di primo grado. Possibile che in pochi anni la studentessa abbia potuto imparare benissimo la lingua italiana tanto da prendere, anche alla prova scritta finale di Italiano, il massimo dei voti? Neanche un errore, un refuso, un congiuntivo fuori posto? Chi scrive ha poi contattato la studentessa maggiorenne via social per conoscere, qualora fosse stata disponibile a fornirlo, il proprio esito Invalsi relativo alla priva di Italiano: il voto ottenuto è stato 5, il massimo, un’eccellenza. Una ragazza arrivata dall’estero, alla fine delle superiori parla, scrive e comprende il testo di italiano in maniera eccellente, stando a una prova oggettiva e anonima qual è quella Invalsi.

Per altri versi, non si può immaginare e addirittura auspicare che la valutazione, quella formativa e quella sommativa, operata negli anni e anche durante l’esame conclusivo da un singolo istituto, vada – e ci sia andata in tanti casi concreti – al di là di una pur importante e utilissima ma fredda e anonima valutazione oggettiva? La professoressa Patrizia Grima, la docente del citato liceo Orazio Flacco di Bari, intervistata dal Corriere nel servizio che ha fatto storcere il naso a tanti, ha ricordato che la sua classe è stata segnalata come una delle più performanti in Italia, con quattro lodi e otto 100 all’indirizzo internazionale quadriennale. Grima difende il metodo di valutazione del Sud, enfatizzando che la sua regione è in cima alla classifica per i voti alti, nonostante i risultati Invalsi mostrino un ritardo degli studenti meridionali. L’insegnante sottolinea che i professori del Sud tendono a essere più accoglienti, concentrandosi sulla didattica dello studente piuttosto che sugli standard. Negando che i docenti del Sud siano meno severi, Grima afferma che l’esame di quest’anno è stato rigoroso e che il Sud è pronto a riconoscere il merito. “Abbiamo un modo diverso di valutare e di considerare i punti forti e deboli di uno studente”, ha poi aggiunto.

Avremmo voluto a questo proposito conversare con Grima e con la dirigente scolastica del liceo Flacco citato per capirne di più e anche per verificare in generale e nel rispetto della privacy la corrispondenza o il contrasto degli esiti invalsi con le eccellenze decretate in occasione degli esami di Stato, per dare ulteriore completezza a questo servizio, ma la nostra richiesta non è stata purtroppo soddisfatta per inderogabili impegni della dirigente – abbiamo registrato questo dalla cortese centralinista del liceo – che si protarranno fino al 20 agosto prossimo. Restiamo a disposizione dunque per le informazioni che ci si vorrà fornire in futuro.

A risponderci subito è invece Stefania Giovanetti, dirigente scolastica dell’Itis “Enrico Fermi” di Modena, l’altra scuola citata nell’incipit di questo servizio come esempio di caso eclatante: sette 100 in un’unica classe, la 5I, di cui quattro con lode. Il “Fermi”è un istituto tecnico industriale pubblico la cui eccellenza è certificata da sempre, fin dai tempi in cui è stato (per decenni) di proprietà dell’ente Provincia di Modena, statalizzato solo una quindicina di anni orsono. Il “Fermi” compare ogni anno in cima alle graduatorie regionali e nazionali di Eduscopio, indagine annuale condotta dalla Fondazione Giovanni Agnelli quanto a indice di occupabilità e livello di performances universitaria dei suoi diplomati. Giovanetti dirige l’istituto modenese ma è anche “Esperta Invalsi”.

Preside Stefania Giovanetti, quali sono i risultati dei suoi studenti agli Esami di Stato?

“Nelle nostre dieci classi quinte abbiamo registrato ventisei 100 di cui 9 con lode. Nella classe 5I ci sono stati sette 100 con quattro lodi”

Lei conoscerà le polemiche che scoppiano ogni anno in merito alla coerenza o meno dei voti registrati in Italia agli esami di Stato rispetto agli esiti Invalsi, non sempre lusinghieri.

“Da noi c’è sempre molta coerenza tra gli esiti Invalsi – sulle prove di italiano, inglese e matematica – che si svolgono nelle seconde e nelle quinte classi e quelli degli esami di Stato. Anzi, la nostra scuola si pone costantemente al di sopra della media del Nord Est a cui fa riferimento. Da moltissimi anni io studio questi dati come esperta Invalsi e posso dire che tutte le classi del Fermi sono costantemente al di sopra della citata media in tutti e tre tutte gli indirizzi, cioè Chimica, Elettronica ed Elettrotecnica e Telecomunicazioni. La coerenza è peraltro confermata dai numerosi premi che i nostri studenti vincono ogni anno sulle materie di indirizzo”.

Quant’è importante la correlazione tra voto agli esami di Stato ed esiti Invalsi?

“Ritengo che gli esiti delle Prove Invalsi siano un parametro importante, ma non è l’unico da considerare. Questo parametro dev’essere combinato con altri elementi. Invalsi misura le capacità comunicative e logiche degli studenti, in Italiano e Inglese. Sonda se l’alunno comprende ciò che legge e se è in grado di restituirne il significato. Stiamo parliamo delle prime due competenze europee. Con le prove di Matematica, Invalsi sonda le competenze logiche, che rappresentano un’altra competenza europea. Invalsi ci restituisce dunque il possesso, da parte degli studenti, delle competenze di cittadinanza e non soltanto il possesso delle competenze disciplinari. Quindi sono un punto di riferimento importante. Poi chiaramente è molto importante il percorso degli studenti”.

Ci faccia capire meglio quest’ultimo punto

“È importante la personalizzazione dei percorsi, l’atteggiamento inclusivo da parte degli insegnanti. Occorre quindi mettere a sistema i dati relativi agli esiti Invalsi con gli elementi di contesto che passano attraverso la comprensione del singolo studente e del suo percorso di crescita”

Dunque un certo livello di discrasia tra esiti Invalsi e e voto di maturità ci può stare

“Credo che l’esame di Stato possa avere anche alcuni elementi di discrasia rispetto agli esiti Invalsi perché l’esame tiene conto di altri elementi che sono di contesto. Gli insegnanti hanno visto crescere gli studenti, mentre le prove Invalsi sono anonime. Ci può stare dunque che ci sia qualche elemento di discrasia, c’è di mezzo la persona. E tuttavia come dirigente scolastico, se vedessi nelle mie classi degli esiti Invalsi non buoni mi preoccuperei e cercherei di migliorare il livello degli apprendimenti. Però non c’è una correlazione totale, non c’è determinismo, all’esame si tiene conto anche di altri elementi che le prove Invalsi non possono sondare”.

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