100 alunni a classe? Quando il software sostituì l’insegnante. Cosa accomuna Volkswagen e charter school

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Se qualcuno pensa che il docente sia insostituibile si sbaglia di grosso, ci sono software in grado di svolgere le sue funzioni. E già in alcune scuole si sperimenta una didattica informatizzata. Quali i motivi? Cosa sta avvenendo nelle scuole australiane e nelle charter school americane? Quali implicazioni etiche? Chi gestirà le informazioni raccolte?

Se qualcuno pensa che il docente sia insostituibile si sbaglia di grosso, ci sono software in grado di svolgere le sue funzioni. E già in alcune scuole si sperimenta una didattica informatizzata. Quali i motivi? Cosa sta avvenendo nelle scuole australiane e nelle charter school americane? Quali implicazioni etiche? Chi gestirà le informazioni raccolte?

La robotizzazione

Come si può far fronte ad un costo del lavoro in occidente che non può competere con paesi come Cina o India? Robotizzando, ed il processo, almeno per quel che riguarda alcuni settori dell’industria, è già stato completato. La Volkswagen, per voce del suo direttore delle risorse umane, Horst Neumann, avverte che il turn-over nell’industria per cui lavora è finito. Ai pensionamenti di questi anni non seguiranno nuove assunzioni.

Al posto degli operai, i "robot" che permettono di abbattere i costi del lavoro che in Germania raggiungono anche 40 euro l’ora, a differenza della Cina dove il costo può anche essere inferiore a 10 euro. Effetto globalizzazione.

Un processo che, ovviamente, non investe soltanto l’economia di scala (ormai in via di smantellamento in occidente) ma anche il campo finanziario: basti pensare agli sportelli bancari automatici tuttofare, incluso versamento. A breve gli impiegati agli sportelli saranno un lontano ricordo.

Spetta anche al welfare

Il welfare non è escluso da questo processo. E’ cosa da smantellare, rivoluzionare e potenziare: una contraddizione che è un suo ripensamento, alla luce dei mutamenti socio-economici in atto e i cui effetti saranno maggiormente visibili nel prossimo decennio.

E’, ad esempio, scritto nero su bianco nelle linee guida per la riforma della scuola di Renzi che le segreterie scolastiche saranno oggetto di investimento per una automazione di molti processi attraverso l’utilizzo di software ad hoc che permetteranno una minore necessità di addetti.

Si tratta di processi, come dicevamo, che riguardano in particolare tutto l’occidente, e che pongono problemi che dovranno essere, necessariamente, oggetto di dibattito. Perché la "robotizzazione" dell’economia e del welfare, non può non investire il problema dell’impiego e della disoccupazione.

Lo sviluppo delle tecnologie riuscirà a creare altrettanti posti di lavoro cancellati dalla robotizzazione? Probabilmente NO, quindi gli stati si troveranno a gestire, con sempre minori risorse, un sempre maggior numero di persone con redditi bassi o senza reddito. Ma questa è un’altra storia.

Cosa succede(rà) alle scuole?

Potranno i docenti essere sostituiti da software che gestiranno in modo automatico la didattica? Sì, anzi, è già avvenuto. E’ successo negli USA  nella charter school di Rocketship a San Jose, scuola al centro di numerosi dibattiti per le sperimentazioni di didattica innovativa che la caratterizza.

Ricordiamo che le charter school sono scuole che ricevono denaro pubblico oltre che privato, sono soggette alle stesse regole delle scuole pubbliche, ma godono di maggiore autonomia potendo sperimentare a livello di personale e didattica.

Così, i docenti di questa scuola ricevono uno stipendio del 20% superiore rispetto alla media, ma devono gestire classi numerose, da 40 a 100 alunni, supportati dall’utilizzo di alcuni software.

Può un software sostituire un docente?

Uno dei software utilizzati alla Rocketship di San Jose è il "Reading Eggs" che ha quale scopo di potenziare l’interesse alla lettura coinvolgendo i bambini attraverso giochi online e diverse altre attività.

Si tratta di un sistema "gamification" che attraverso il raggiungimento di livelli e l’assegnazione di premi (uova d’oro) e varie gratificazioni, permette di motivare il bambino alla lettura.

Il software ha impostate ben 120 lezioni per bambini tra i 3 e i 7 anni, ma è in continua evoluzione e promette degli ulteriori potenziamenti. Con questo sistema, assistiamo ad una totale automazione del processo di potenziamento della lettura che sostituisce alcuni dei compiti degli insegnanti.

Inoltre, i software in commercio che puntano ad una digitalizzazione della didattica sono e diventeranno sempre più in grado di personalizzare il percorso educativo, analizzando i risultati degli alunni e proponendo modifiche in automatico sempre più tarate sulle esigenze del singolo studente. Il docente, in questo tipo di attività, diventa un mediatore tra il software e l’alunno.

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Software che valutano al  posto dei docenti

Ci spostiamo in Australia, dove la crisi economica ha morso di meno e i processi di digitalizzazione sono in stato avanzato. Ad esempio è stato da poco lanciato il primo ospedale interamente digitale e il "Department of education" ha avviato il NAP (Programma Nazionale di Valutazione Online).

Il sistema utilizzato per il NAP si chiama "Improve" e prevede una batteria di esercizi e verifiche che viene costantemente aggiornata e che può essere somministrata agli studenti per le verifiche. Il sistema permette di misurare immediatamente  i risultati degli studenti fornendo agli stessi informazioni diagnostiche sulle competenze per le quali si ha padronanza e quelle per le quali si ha bisogno di un potenziamento. Inoltre, i genitori possono rivedere i risultati del test dei figli ed intervenire seguendo le indicazioni date dai docenti in caso di necessità di recupero.

Tecnologia la panacea di tutti i mali? Crisi della scuola o povertà?

Sarà questo il modello "occidentale" dell’insegnamento del prossimo futuro?  Il tempo ci darà le risposte. Certo è che il dibattito tra chi vuol trasformare i docenti in semplici "mediatori culturali" e chi invece recrimina ancora un’azione didattica imprescindibile, come trasmissori di conoscenza, è all’ordine del giorno. Dibattito che non voglio certo riportare in questa sede, il filo d’Arianna è un altro.

Ritorniamo alle scuole di Rockesship. Esse lavorano in un territorio a forte percentuale di famiglie a basso reddito e hanno quale principale scopo di permettere ai loro figli pari opportunità rispetto alle famiglie benestanti.

Obiettivo raggiunto? Secondo i dati statistici, sì. Infatti tra il 2009 e il 2012 la quota di allievi che ha raggiunto risultati soddisfacenti in matematica, scienze e lettura è passata dal 73% all’88%. Una risposta a quanti sostengono che negli USA non c’è  una emergenza educativa, sancita dal calo dei risultati degli studenti nelle prove OCSE-PISA, ma una emergenza economico-sociale, evidenziata dai "cattivi risultati" concentrati soprattutto nelle scuole in cui il 50% degli studenti riceve sovvenzioni per i pasti gratuiti. Crisi della scuola o povertà che si riflette anche sul rendimento degli studenti? Il Governo americano non ha dubbi e non arretra negli investimenti promessi per banda larga e tablet, la soluzione va trovata nei metodi di insegnamento, lungo la linea che vuole la scuola come motore della terza rivoluzione industriale.

Principio abbracciato anche dalla classe politica italiana, anche se con un budget che si scontra con lo scarso controllo sul debito pubblico e di conseguenza sulla capacità di investimento. L’Italia rischia di sentire il lontano rumore di questa terza rivoluzione, ammesso che essa mai si concretizzerà.

La gestione delle informazioni, "oro nero" del XXI secolo

Ultima questione (solo per motivi di spazio). Una informatizzazione del sistema dell’istruzione pone questioni di non poco conto, al di là del ruolo del docente. Infatti, il tutto potrà avvenire solo attraverso l’intermediazione dei privati che gestiranno lo sviluppo dei software. Grazie ai software, infatti, si potranno ricavare le informazioni relative al cammino scolastico, le competenze raggiunte, le difficoltà evidenziate, gli eventuali disturbi sull’apprendimento etc. In pratica, si potrà ricreare il profilo completo di ogni singola persona a partire dai suoi primi passi nell’alfabetizzazione. Chi gestirà tale mole di dati raccolti per ogni singolo studente? Che uso si farà di tali informazioni?

Indipendentemente dalle risposte che il futuro ci restituirà sul reale impatto della tecnologia sull’istruzione e sulle nostre vite, c’è un dato che sarà incontrovertibile: l’andamento azionario dei produttori di hardware e software.

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