1 maggio, circa 250 mila i supplenti nella scuola italiana: i precari hanno poco da festeggiare

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La festa del lavoratori ogni anno è anche e soprattutto un momento di riflessione sulla piaga del precariato, che anche nella scuola, come in altri settori lavorativi, non si riesce a debellare, anzi: nonostante i vari interventi correttivi il numero di lavoratori con contratti a termine tende a mantenersi molto elevato.

Secondo i dati diffusi dal Ministero ed elaborati al 5 novembre 2022, i posti supplenti per l’anno 2022 sono complessivamente 217.693. Il numero dei posti supplenti è ai massimi livelli per le scuole superiori.

Per le scuole secondarie sono previsti complessivamente 78.000 posti supplenti, 54.000 per le scuole medie, 67.000 per le scuole primarie e 17.000 per le scuole dell’infanzia.

Si tratta di un trend iniziato già da tempo: dal 2015/16 al 2020/21, le cattedre a tempo determinato sono aumentate del 112%, passando da 100.277 a 212.407, parlando di posti per nomina annuale.

I DATI SULLE SUPPLENZE

La questione precariato, dunque, è la vera emergenza della scuola, non si può nascondere. Precariato che penalizza le condizioni di lavoro dei lavoratori, minandone la stabilità. Ma in realtà le ripercussioni sono più ampie. Subito, ovviamente, viene in mente la questione della continuità didattica per gli studenti, che troppo spesso si trovano costretti a cambiare insegnante ogni anno.

La stabilizzazione dei precari andrebbe dunque a sanare i problemi del singolo e della comunità scolastica.

I sindacati da tempo chiedono interventi risolutivi. Interventi che, complice anche il lungo percorso di governi anomali e transitori, non si sono ancora avuti, nonostante i tentativi più o meno avviati.

“Qualche mese fa, abbiamo presentato al ministro Valditara uno studio dedicato. La stabilizzazione dei precari della scuola, oltre 250 mila, comporta una spesa di 180 milioni di euro l’anno, ossia circa 715 euro a precario”, ha spiegato il segretario generale Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile, nel corso di un’intervista di pochi giorni fa ad Orizzonte Scuola.

Lo studio del sindacato “parte dall’analisi dei livelli stipendiali tra personale precario e personale a tempo indeterminato: un confronto tabellare basato su dati del Ministero dell’Istruzione e del merito, del Ministero delle Finanze, dell’Inps e del contratto scuola 2018. Una differenza tra stipendi, non genericamente determinata, ma basata sull’esame di tutte le componenti di spesa per determinare il costo complessivo dell’immissione in ruolo di tutti i precari della scuola”.

Secondo D’Aprile, “la trasformazione dei posti dall’organico di fatto in posti in organico di diritto, e degli attuali contratti precari del personale della scuola in immissioni in ruolo, avrebbe – dall’analisi dei dati – un’incidenza ‘minima’ per la spesa dello Stato e riflessi esponenziali sulla qualità della vita scolastica, intesa come comunità educante”.

Anche l’Anief sul precariato, investe molte energie della propria attività: “Sul reclutamento del personale è evidente che la strada non può essere che quella portata avanti da Anief: introdurre il doppio canale di reclutamento attraverso l’assunzione in ruolo dei docenti precari da quelle graduatorie delle supplenze ‘GPS’, le graduatorie provinciali utilizzate per assegnare i contratti a termine ogni inizio di anno scolastico”, dichiara il presidente Marcello Pacifico.

Quest’anno – ricorda Pacifico – abbiamo avuto il record dei contratti a termine, più di 240mila”, con un contratto su tre assegnato a precari con oltre 45 anni di età.

“Il 1° Maggio si celebra, come in molti Paesi del mondo, la Festa dei lavoratori ma in realtà l’Italia non ha nulla da festeggiare! Il sistema di reclutamento presenta criticità che hanno creato, negli ultimi anni, una vera e propria “crisi occupazionale” senza precedenti”, si legge su un comunicato del Movimento nazionale Idonei con merito 2020, proprio a voler sottolineare il livello di criticità affrontato da chi la scuola la vive sulla propria pelle.

Le prospettive per la stabilizzazione

Come i precedenti, anche l’attuale Governo sta proponendo un piano per immettere in ruolo i precari storici. Peraltro, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha predisposto un piano di semplificazione che riguarderà anche le procedure di immissioni in ruolo.

Per quanto riguarda le assunzioni, di sicuro ci saranno le chiamate, basate sulla suddivisione al 50% tra GaE e concorsi. Il Ministero, come riportato in precedenza, li stima in

  • 2.025 dalle GaE
  • 36.037 dalle diverse procedure concorsuali

Solo per quanto riguarda il sostegno, il DL 44/203 prevede lo scorrimento delle GPS provinciali di sostegno per l’assegnazione di eventuali posti residui.

Contemporaneamente, a proposito di precariato, dovrebbe essere avviata la procedura concorsuale annunciata dal Ministero ”, in attuazione del PNRR, per gli insegnanti che abbiano maturato 36 mesi di servizio o siano in possesso dei 24 crediti formativi universitari.

Tuttavia, la procedura non potrà che incidere sulle assunzioni dell’anno scolastico 2024/25, spostando in avanti, eventuali effetti di riduzione del precariato.

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