Vaccini. Perché tutta questa fretta di chiudere e di votare? Lettera

di redazione
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Stefania Feraco – Da insegnante di educazione civica ho sempre detto ai miei alunni che la nostra democrazia si.basa su un rapporto di rappresentanza (e di fiducia ) tra popolo e parlamento.

Ma a vedere quello che sta succedendo in questi giorni al Senato resto perplessa riguardo alla esattezza di quanto affermato.

I nostri rappresentanti discutono sul vaccino obbligatorio ed ecco schieramenti a favore o contro. Più a favore che contro.
Anche io mi faccio la mia opinione.
E c’è chi dice che i vaccini sono sporchi, pieni di “fetenzie” come il mercurio. Sorrido per l’espressione colorita ma subito mi chiedo come mai sono stati prodotti così e perché debbano finire nel corpo dei nostri piccoli. E la richiesta di vaccini puliti resta inascoltata.
Poi la discussione prosegue sull’esavalente ed ecco venire fuori una richiesta del monovalente per tutelare chi ha già fatto il vaccino di una malattia oppure ha proprio avuto una delle sei malattie.
C’era pure bisogno di un gruppo di senatori per questo? Non doveva essere stato già previsto?
Evidentemente no.
Ma pare che si abbia fretta di chiudere la discussione e di votare.
Non avevo pensato al caso di un bambino che ha già avuto il morbillo, ma appunto solo quello.
E comincio a chiedermi cosa può accadere se un bambino riceve due volte lo stesso vaccino.
E comincio a chiedermi cosa può accadermi se come insegnante dovrò rifare i vaccini che ho già fatto.
E penso, penso che è tutto un delirio comico di un’estate stranamente calda, tragico di un parlamento che , mi pare, stia dando il massimo dell’incoscienza.
Forse… forse… il mio pensiero scivola rapidamente, nervosamente su quei genitori che stanno manifestando contro un obbligo poco democratico, contro un’imposizione dello Stato sulla libertà delle famiglie all’educazione e alle scelte sanitarie, su quei sospetti di interessi delle case farmaceutiche, sulla infondatezza statistica del cosiddetto effetto gregge di cui ho letto da qualche parte.
E si aprono scenari dove la Scienza è solo un nome, il bene pubblico è solo un obiettivo mancato e il diritto conserva solo la qualità di essere posto, cioè im – posto.
E in questo progredire del pensiero mi soffermo a guardare in giardino e mi chiedo perché la gatta che fece i gattini ciechi avesse fretta.

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