TFA sostegno: laureati in Scienze della Formazione Primaria nuovo ordinamento hanno più della metà dei crediti ma non vengono riconosciuti

di redazione
ipsef

Coordinamento nazionale Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento – E’ in via di emanazione il III ciclo del Tfa sostegno, per chi è già in possesso di abilitazione.

Da quest’anno è più difficile accedere alla specializzazione, dato che i test preselettivi verranno effettuati lo stesso giorno, costringendo ogni candidato a tentare l’ammissione in un solo ateneo d’Italia e diminuendo, rispetto ai cicli precedenti, le possibilità di superare il test preselettivo.

Inoltre il III ciclo prevede una nuova categoria di aspiranti specializzandi.

Trattasi dei neolaureati in Scienze della Formazione Primaria, facoltà bistrattata, derisa, sfruttata e denigrata grazie a promesse politiche mai mantenute, leggi mai arrivate, provvedimenti inutili e/o inconsistenti e, in ultimo, rettori e professori complici di un sistema universitario autoreferenziale, capace soltanto (e speriamo ancora per poco) di proteggere e garantire la propria sopravvivenza.

Precedentemente Scienze della Formazione Primaria Vecchio Ordinamento aveva la possibilità di accedere al percorso di specializzazione sul sostegno durante il percorso universitario.

Il Nuovo Ordinamento invece, che prevede già durante il percorso di laurea il conseguimento di più della metà dei crediti totali del Tfa sostegno, non gode di alcun riconoscimento.

E’ inutile trovare delle risposte a domande alle quali nessuno del Miur, del mondo politico o universitario si sono degnati di replicare.

Ci chiediamo, invece, cosa avrebbero voluto i laureati in Scienze della Formazione Primaria.

La risposta è molto semplice: che venisse istituito un semestre di studio supplementare studiato ad hoc per i laureati in Scienze della Formazione Primaria, che tenesse conto dei crediti CFU già conseguiti durante il percorso universitario e che fosse una reale specializzazione, non una ripetizione ridondante di esami già conseguiti.

Ma possono mai l’Università e/o la politica rispondere alle esigenze del paese reale? La risposta è ovviamente “NO!”

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